Birra alla spina: il riuso non va dismesso ma implementato

Preoccupa, allo stato delle cose, l’annuncio che il sistema alla spina “presente in 27 mila punti vendita”ha ridotto a suo favore di 7 punti punti percentuali in cinque anni i consumi di birra in vetro e lattina e che l’obiettivo di Carlsberg Italia sia un’ulteriore riduzione di altri dieci punti nei prossimi cinque anni. Preoccupa, visto che il gruppo Carlsberg è il terzo produttore mondiale di birra,  che il sistema verrà diffuso all’estero: Inghilterra, Germania e paesi scandinavi e soprattutto in paesi come India, Nepal e Vietnam.

Se in Italia e in Europa i fusti al momento non vengono riciclati, figurarsi cosa succederà in India, Nepal e Vietnam paesi per lo più sprovvisti di sistemi basilari di gestione dei rifiuti che sono responsabili delle maggiori quantità di plastiche che finiscono nei mari.(2)
Preoccupa a livello nazionale che aumentino le quantità di imballaggi non riciclabili che mettono in crisi un sistema di gestione degli imballaggi che sta dimostrando difficoltà nel tenere il passo con l’aumento delle raccolte differenziate della plastica (sostenendo finanziariamente i comuni) e a garantire una gestione circolare delle plastiche.

Non è in alcun modo “consolante” apprendere che Carlsberg sta valutando come può essere granulato il fusto per produrre materia prima seconda. Di plastica dal basso valore post consumo che può dare origine a prodotti di minore valore (downcycling: ricavare ad esempio da bottiglia in PET del tessuto pile) ne abbiamo già in grandi quantità senza sapere cosa farne. Non abbiamo un mercato favorevole al riciclo e ai riciclatori e neanche un quadro legislativo che incentivi l’utilizzo di plastica riciclata.

Metterci una pezza ex post, quando il prodotto non è stato progettato per avere una seconda vita, è praticamente impossibile. Anche restando nell’ambito di uno stesso polimero come il PET non è possibile riciclare insieme imballaggi come bottiglie con vassoietti, vaschette e film flessibile.
Il problema, ammesso che esistano i requisiti per fare partire un processo industriale di riciclo dei fusti (ad esempio quantità necessarie a garantire flussi costanti di materiale idoneo) , è soprattutto di tipo economico: chi finanzia la raccolta, l’avvio a riciclo e il riciclo di questi fusti?

RUOLO DEI CITTADINI NEL CAMBIAMENTO
Come spesso accade i cittadini e le comunità si trovano a dover subire decisioni di cui pagheranno una parte dei costi senza avere la possibilità di partecipare alle scelte. Tutta la comunità scientifica e le direttive europee indicano l’urgenza di cambiare stili di vita e di consumo ma come può il singolo cittadino fare scelte sostenibili quando il contesto ( nell’insieme di offerta di prodotti a disposizione e di legislazioni che ne normano l’uso) spinge in tutt’altra direzione?.

Facciamo un esempio attinente non solamente al settore della birra ma anche delle altre bevande.  In un paese dove un consumatore di birra ha a disposizione l’opzione di consumare birra alla spina da birrificio locale a km zero o quasi (fusti riutilizzabili) oppure birra in contenitori che vengono riciclati al 90% ( poiché è in vigore un sistema di deposito su cauzione per lattine e bottiglie), il cittadino ha a disposizione due opzioni di cui una dal minore impatto ambientale.

Il cittadino che vive in un paese dove esistono solamente opzioni monouso e i sistemi di gestione del fine vita degli imballaggi non funzionano non ha in suo potere la possibilità di “fare la cosa giusta”.
Pertanto, come già argomentato in altre occasioni su queste pagine,  al primo posto nella gerarchia delle responsabilità ci sono quelle politiche e quelle industriali che determinano per oltre il 90% l’impatto che un prodotto o servizio potrà avere lungo tutto il suo ciclo di vita.

In recente articolo   “Three years to safeguard our climate”pubblicato su Nature un team internazionale di autorevoli ricercatori e scienziati avverte che abbiamo tre anni di tempo per invertire la rotta.

L’inazione o le azioni deboli da parte di industria e governi che stanno caratterizzando questi anni cruciali sono davvero incomprensibili anche perché le conseguenze colpiranno tutti. Anche chi vuole continuare a brindare e far festa sulla tolda del Titanic.

(1) ERP: i regimi per la responsabilità estesa del produttore sono strumenti adeguati sia per prevenire la formazione di rifiuti di imballaggio, sia per creare sistemi che garantiscano la restituzione e/o la raccolta degli imballaggi usati e/o dei rifiuti di imballaggio generati dal consumatore, da altro utilizzatore finale o dal flusso di rifiuti nonché il riutilizzo o il recupero, compreso il riciclaggio degli imballaggi e/o dei rifiuti di imballaggio raccolti.

(2) Lo stesso team di ricercatori ha appena pubblicato su Nature un nuovo studio“Production, use, and fate of all plastics ever made”

Leggi anche a questo proposito l’articolo uscito su Materia Rinnovabile: Economia circolare e responsabilità del produttore: un matrimonio che può funzionare

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