Camigliano

Il territorio 
di Camigliano

E’ un comune della Campania in provincia di Caserta. Superficie Kmq. 6,09. Abitanti al 31/08/2001 n° 1766 di cui M. n° 858 e F. n° 908. Altitudine m. 70 sul livello del mare.

Il suo territorio è posto in una vallata circondata da colline. A Nord dal monte Maggiore (Mons Trebulanus), alto m. 532. Ad Est dal “Colle” (Bellona – Portalatore. Ad Ovest confina con il Comune di Pastorano. Nel lato Sud, rasentando la collina detta “Monticello”, si apre verso quella parte della grande pianura della “Campania felix” solcata dal fiume Volturno.

Per arrivare al centro abitato: Autostrada: uscita Capua, Km. 4,00; Ferrovia: Staz. Pignataro M.re, Km. 5; Aeroporto: Napoli Capodichino, Km. 35; S.S. Appia Km. 4,00; SS. Casilina Km. 4,00.

Il clima è salubre, con mitigate escursioni giornaliere e stagionali della temperatura.

L’ abitato è circondato da campi con impianti di vari alberi, con prevalenza di pescheti, oliveti, vigneti.

Le abitazioni, quasi esclusivamente del tipo medio-residenziale, sono fiancheggiate da piccoli orti.

Le attività più diffuse sono quelle commerciali, artigianali ed agricole.

L’intero territorio di Camigliano è sovrastato dal Monte Maggiore, detto dagli antichi “Mons Trebulanus” perche dall’altro versante si trovava la città di “Trebula” (odierna Treglia), nota nell’antichità per le sue acque termali (oggi scomparse), tanto che i suoi abitanti avevano il soprannome di “Balinienses”. Essa, poco distante dal territorio di Camigliano, era ai confini del Sannio.

I primi abitanti del posto furono gli Osci che, secondo i più recenti studi, vengono identificati con i Sanniti. Furono questi i primi abitanti della intera zona intorno al Monte Maggiore o Trebulano.

L’area territoriale di Camigliano è posta quasi equidistante da due importanti centri del mondo antico: Cales ( odierna Calvi Vecchia), e la vecchia Capua (odierna Santa Maria Capua Vetere). I primi abitanti dell’antica Cales furono gli Ausoni e gli Aurunci, ma ben presto furono i Sanniti che occuparono quella regione. Il suo territorio aveva a Sud la Via Appia, mentre a Nord poggiava sulle pendici del monte.

Con l’espandersi della potenza romana, dopo le guerre sannitiche, a partire dal IV secolo a.c. su entrambe le città calò la dominazione di Roma.

Già nell’anno 313 a.C. il console M. Valerio Corvo, disceso con un esercito, conquistò la città di Cales ed in questo territorio gli abitanti dovettero accogliere 2.500 coloni latini. via Vittorio Veneto

Questa “adsignatio agrorum” a coloni laziali fu la prima colonia di Roma nella Campania.

Cales non dista dalla zona dove poi ebbe origine Camigliano più di sette o otto chilometri. Probabilmente una prima propaggine etnica dei nuovi abitanti latini si espanse, in seguito, nelle località più vicine, mescolandosi alla popolazione sannitica.

I romani giunsero a Cales percorrendo la antica Via Latina. Era questa una delle più antiche vie consolari, costruita nei primi secoli della Roma repubblicana. Essa, uscendo da Porta Capena, attraversava il Lazio, indi la valle del Treri e del Liri; dopo avere aggirato le balze dei monti dove ora è Suio (Saltum vescinum) giungeva a Casilinum (odierna Capua) dove si congiungeva alla Via Appia. Per questa via erano già passati Etruschi e Sanniti; per questa via giungeva a Roma il prezioso vino Falerno, celebrato da Orazio.

Questa strada, pavimentata con selce, attraversava la città di Cales in direzione Est-Ovest, formando così il suo “decumanus”.

Ai nostri fini è interessante notare che da questa strada, dopo l’Appia, si dipartiva una variante in direzione Nord-Est. Questa passava per una grande pineta “Pinetarium” (odierna Pignataro), lambiva la zona di Giano e Camigliano, ed attraversando il territorio dell’odierna Bellona, giungeva fino a Triflisco.

In tempi recenti di questa strada, abbandonata per la costruzione di una diversa viabilità, è ancora visibile in qualche residua parte. Questa variante stradale della Via Latina era la via di comunicazione che si apriva per il territorio di Camigliano, già nel III e II secolo a.C.

Se la colonizzazione della vinta Cales e dei suoi dintorni ebbe la sua importanza perche fu la prima nel tempo, di rilevanza maggiore furono le vicende all’antica Capua per i suoi rapporti con Roma. L’ importanza di Capua era tale da farla chiamare da Cicerone “La altera Roma”, da Plutarco “la seconda Città del­1 ‘Impero” in universa Italia uni Romae secunda, da T. Livio “opulentissima ” .

Per un periodo di tempo Capua fu alleata di Roma. Ma quando Annibale scese in Italia e vinse i Romani nella battaglia di Canne (anno 216 a. C.), mentre Cales restò fedele, Capua si ribellò a Roma alleandosi con Annibale. Mutata la sorte di questi, allorché Scipione l’ Africano sconfisse definitivamente Annibale nella Battaglia di Zama (202 a.C.), Capua dovette arrendersi ai Romani. La vendetta dei vincitori non si fece attendere. Tito Livio ci riporta una frase dell’ epoca: “è necessario che una città (Capua) così forte, così vicina, così nemica, fosse da distruggere”.

I diretti responsabili furono trucidati; altri venduti schiavi. Gli abitanti di Capua frono mandati a vivere in villaggi periferici.

Il territorio circostante la Città fu confiscato e divenne proprietà del Demanio “ager publicus”. Molte terre restarono così libere e disponibili per la volontà di Roma. E Roma non tardò ad utilizzare questa disponibilità anche a causa delle guerre che sopraggiunsero.

Nell’anno 83 durante la guerra tra Mario e Silla, i loro due si incontrarono a Nord di Capua. L. Cornelio Silla si ac prima sulle pendici del Tifata (attuale S. Angelo in Forrr disceso nel piano, batte l’ esercito di Mario comandato dal I Fulvio Norbano. Per ricompensare i propri soldati. Silla ~ nell’anno 811e “Leges Corneliae” in virtù delle quali con ai suoi veterani diversi appezzamenti di terreni nelle campagne circostanti.

L’ insediamento dei cittadini romani nella nostra zona co nel 59 quando C. Giulio Cesare, console, su proposta di Po con la promulgazione della Lex Julia dette in concession terreni ai cittadini bisognosi che avessero tre o più fig furono immigrati altri 20.000; così ricordano Svetonio, al ca 20 nella vita di Giulio Cesare, e dopo di lui Velleio Patercc altri storici.

Fu questa legge agraria che interessò in particolare le nostre e propriamente il fertile “Campus stellatis” che comprende terre site tra il fiume Volturno ed il Savone, tutte a Sud di C A ricompensare i veterani di Cesare pensò Successivamer tribuno Lucio Antonio, il quale con la “Lex Antonia” dell'( 44 concesse loro altre terre. In seguito altri insediamenti ror furono favoriti da leggi emanate sotto gli imperatori Augus Nerone.

Fu così che i cittadini di diverse condizioni sociali, plebei, mil e di più elevato rango, ma tutti di costumi ed abitudini lat sovrapposero le loro alle tradizioni ed alle usanze locali, radica] in queste contrade la civiltà “cultus et humanitas” di Roma. Diverse erano le ragioni per cui Roma favoriva lo stabilirsi cittadini romani in queste terre: sfollare la plebe dalla Città dove così il pericolo di sedizioni che turbassero l’ ordine pubblico; aumentare nell’ Impero la presenza di elementi di costumi, idee ed osservanze romane, rimunerare i veterani per i loro servizi prestati nell’ esercito.

Tutto questo avveniva sotto la spinta della necessità di colmare i notevoli vuoti che nella popolazione locale erano stati detern1inati dalle guerre sia tra Annibale ed i Romani, sia tra Mario e Silla. Con la presenza di elementi di civiltà latina vi fu una diffusione anche dei loro culti, i quali erano non solo quelli originari di Roma, pure se prevalenti, ma anche culti importati da altre nazioni, o culti originarinariamente romani che recavano impronte ed adattamenti apportati da altri popoli. Nel territorio di Camigliano e dei paesi circostanti i primi insediamenti stabili dei quali abbiamo traccia sono pertanto quelli di civiltà latina.

Ciò è attestato da rovine dell’ epoca, dalla toponomastica dei luoghi e soprattutto dalla presenza di una tradizione viva e persistente ancora oggi dopo più di venti secoli, che impone ai suoi abitanti molti nomi dell’ epoca romana quali Tito, Giulio, Lucrezia, Fausto, Faustina, Ottavio, Flavia e soprat­tutto Camillo. Tradizione ininterrotta, come si può dedurre anche da alcuni rilievi. Nel secolo XVI, oltre i nomi già citati, furono frequenti i nomi di Cecilia, Silvia, Annibale: nell’anno 1664 t roviamo un atto del notaio Scipione Festa di Calvi per il curato del tempo della Chiesa di Falchi (una delle Chiesa di Camigliano) il cui nome era Giulio Agrippa, come risulta da alcuni atti notarili manoscritti, conservati nel Museo Capuano.

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Indirizzo
Piazza Principe di Piemonte

Provincia
CE

CAP
81050

Referente
Giovanni Borzacchiello, sindaco

Telefono
0823879520

Sito web
http://www.comunedicamigliano.it

Email
comunecamigliano@libero.it