Pontebba

COMUNE DI PONTEBBA (UD)

Indirizzo Piazza Garibaldi, 1
Provincia UD
CAP 33016
Referente Ivan Buzzi, Sindaco
Telefono 042890162
Sito web http://www.comune.pontebba.ud.it
Email

Altitudine: 569 m. slm

Abitanti: 1503

Superficie comunale: 97,67 kmq.

Frazioni e località: Aupa, Pietratagliata, San Leopoldo, Studena Alta, Studena Bassa

LA STORIA

La genesi del nome di Pontebba, non è del tutto chiara. Storici e studiosi hanno cercato di dare un significato certo all’origine del nome, spesso in contrasto tra loro. Alcuni sostengono che derivi dall’etimo pons aquae, pons viae o Pontem viae, ossia una derivazione dal ponte, altri, invece, ritengono che il nome provenga dal torrente Pontebbana, che vanta indubbiamente una primogenitura rispetto al ponte, da rilevare, inoltre, che in antico giustamente si scriveva la Ponteba, genere femminile in netto contrasto, quindi, con il maschile ponte. Certo è che il torrente segnava da sempre il confine e il paese, il primo nucleo abitativo è sorto conseguentemente al torrente, alle sue acque-confine. Per analogia storica un’ipotesi, riguardante Pontafel, che farebbe pensare ad un Pons Fellah poiché l’abitato lambisce il fiume Fella e, quindi, immediato il riferimento (sempre come ipotesi) alla provenienza del nome Ponteba dal torrente oppure Ponteba ossia dall’etimo pons acque, quale nome del ponte sulla Pontebbana.

Il valore delle interpretazioni sulle genesi del nome, devono altresì tener conto anche delle influenze linguistiche conseguenti agli influssi delle infiltrazioni migratorie, soprattutto slave, che si sono sommate nei secoli e che tardivamente compaiono nelle citazioni storiche. L’evoluzione del nome nei secoli, parte solamente dopo l’anno mille, il testamento del conte Cacellino cita nel 1084 Poltabia, in un documento del 1324 Poltajbam (chiaro riferimento in questo caso al centro abitato), dal 1333 al 1396 s’identificano i nomi di Polteyba, Ponteba o Poltabia e Pontaiba, in altro documento del 1408 Pontebia. Non si può trascurare che in altre zone del Friuli si registrano nel passato nomi similari. Nella lingua friulana il toponimo è indicato come Pontèibe (il più usato), Pontèbe e raramente Poltèbe o Puintèibe. La questione merita, in definitiva, maggiori studi e ricerche, resta ora, e forse per sempre, il mistero della vera origine del nome di Pontebba.

IL PALAZZO MUNICIPALE

Il paese era ancora sconvolto dalle gravissime ferite della grande guerra e, nel 1923, il dinamico sindaco ing. Luigi Faleschini, aveva elaborato un nuovo piano regolatore, poi approvato dal Consiglio Comunale.

Il Comune acquistò l’intera area in piazza Garibaldi, dove sorgeva un grande Albergo Internazionale di proprietà delle sorelle Englaro, distrutto dai bombardamenti del ‘15/18, per costruirvi il nuovo Palazzo Municipale. Gli uffici del vecchio municipio erano ubicati in Via Roma, dove attualmente si trovano la Macelleria e Fioreria, luogo del tutto inadeguato all’esigenza di un nuovo grande comune.

Con delibera Consigliare, approvata all’unanimità, era affidato l’incarico per l’elaborazione del progetto all’arch. Ing. Provino Valle, con studio a Udine e a Roma.

I lavori iniziarono il 9 aprile del 1923 e, la posa della prima pietra, in forma molto semplice, ha avuto luogo il 1° maggio. Il Parroco don Gio. Battista M. Boria ha benedetto la pergamena con dedica e firma che, chiusa in un’apposita cassetta metallica, fu murata sotto la finestra della facciata dell’ex Ufficio della Pretura.

Il Leone in pietra della Serenissima Repubblica Veneta del XVI secolo, rinvenuto nello sterro della stessa piazza Garibaldi, fu immurato “per volere del popolo” sulla balaustra della facciata centrale del Municipio.

Gli splendidi lavori di ferro battuto eseguiti dalle Officine Meccaniche Magro & Mencacci di Udine, il prof. Antonio Morocutti, insegnante per 40 anni all’Istituto d’Arte di Venezia, ha eseguito gli affreschi di tutte le stanze, del teatro, della Sala Consigliare, dove la grande tela rappresentante l’esodo, la distruzione e la ricostruzione di Pontebba, è considerato uno dei suoi migliori capolavori.

Tutti i materiali furono trasportati sul luogo del lavoro, per mezzo di carri a ruote ferrate, trainate da buoi o da cavalli. La gran quantità di pietre fu estratta dalla cava sotto il monte Cit di fronte all’ex stazione di San Leopoldo.

Un lavoro duro che, un testimonio qualificato come Emilio Bellina, dal quale abbiamo ripreso una di queste note, così si esprimeva: “…Quante fatiche, quanto sudore da quelle nobili fronti, da quelle mani callose”.

I lavori del nuovo Palazzo Municipale furono ultimati il 18 giugno del 1924.

L’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette, e l’Ufficio del Registro, cominciarono a funzionare il 1° luglio 1924, così pure gli Uffici Comunali eccettuati l’Ufficio di Segreteria e Stato Civile che iniziarono il 1° gennaio del 1925.

Il giorno 25 luglio 1925, il Commissario Prefettizio cav. Francesco Berti, cessava le sue funzioni e presentava al nuovo eletto Consiglio Comunale di Pontebba, una dotta relazione che fu stampata e raccolta in un libro di 77 pagine distribuito a tutte le famiglie di Pontebba. Il nuovo Consiglio Comunale elesse all’unanimità, quale sindaco, il comm. Arturo Agolzer.

Questo è il nome del prezioso altare ligneo conservato nella chiesa di S. Maria Maggiore a Pontebba. Il nome deriva dal fatto che esso è costituto da un corpo centrale con due portelle mobili.
Gioiello più fulgido della Chiesa, è stato dichiarato monumento nazionale. Questo altare tardo-gotico è datato 1517 ed è, probabilmente, per la qualità degli intagli, il capolavoro del Maestro Enrico da Villaco, fondatore e maggior esponente della Bottega di Villaco. Pare inoltre che sia il prototipo, di qualità mai più eguagliata, di una serie di altari, simili per l’impostazione, che la Bottega di Villaco diffuse in diverse chiese austriache. Sia le sculture che le pitture denotano un certo influsso rinascimentale italiano, assumendo un aspetto meno cupo e più naturalistico.
La pitture, presumibilmente rientranti nell’ambito della scuola danubiana, si distinguono per la loro alta qualità, riflesso di un modello colto.

In questo altare una parte di primaria importanza è rivestita da Maria, fulcro vero e proprio dell’opera.
Dal punto di vista esecutivo l’altare si distingue per una superba e raffinatissima tecnica di realizzazione, fin nei minimi particolari, minuziosamente realizzati.

Lo scrigno custodisce un grande tesoro: i “misteri della nostra salvezza”. Gli sportelli si aprono come si apre un libro: è un libro di preghiera.

L’altare resta chiuso nei tempi penitenziali di avvento e di quaresima e le pitture ci raccontano fatti che hanno preparato e concluso il grande avvenimento: l’intervento definitivo di Dio nella nostra storia.

LA LAPIDE FUNERARIA DI SEVERILLA

La lapide è formata da un blocco di pietra, del peso approssimativo di kg. 900/1000, sostenuta da quattro robusti piedistalli di ferro. L’iscrizione risulta più leggibile nella parte superire, meno incisiva e più consumata sul lato destro.

Misura in altezza cm. 119-120, in larghezza cm. 76-78 e lo spessore è di cm. 48-53. Pietra in calcare, di colore bianco tendente all’avana, il lato posteriore della lapide è grezzo e presenta soltanto tracce di livellamento.

La simbologia. Gli elementi simbolici si ricavano dai bassorilievi nelle due parti laterali, sul lato destro è scolpita una figura giovanile con tunica, in posizione eretta e sostiene un rotolo spiegato.
Le prime lettere dell’epigrafe D.M. “Diis Manibus”, fanno supporre che questa figura, come l’altra, possa rappresentare una divinità e, in tal caso, il Dio “Ermes” o “Ermete”, araldo di Zeus e accompagnatore delle anime oltretomba.

La figura scolpita sul lato sinistro raffigura una giovane ricoperta da una ricca e pieghettata veste, la mano destra trattiene al petto un rotolo o un fascio di spighe, la mano sinistra sostiene in alto uno specchio, un disco o un medaglione.

Onesimo e Severilla, con la loro storia, ci riportano nell’epoca romana a testimonianza dell’esistenza di un insediamento romano a Pontebba agli albori del primo millennio.
Lui, Onesimo, era un “servo villico del dazio”, esattore della gabella romana alle dipendenze di “T.Giulio Saturnino” che aveva un’impresa di appalto per la riscossione dei dazi di Stato, inviato per il suo “ufficio” in uno sperduto avamposto dell’impero di Roma.

Lei, “Severilla”, probabilmente d’una famiglia di livello sociale medio e, considerando l’evoluzione degli etimi romani, doveva appartenere alla famiglia dei “Severi”, dolce sposa di Onesimo, abbandona i propri affetti famigliari per seguire il proprio uomo e, a soli venticinque anni, l’attende un crudele destino.

A partire dall’anno 157 d.C., data in cui è probabilmente avvenuta l’inumazione di Severilla e l’erezione della lapide, la valle fu oggetto di innumerevoli invasioni barbariche, da guerre di conquista, da saccheggi e distruzioni, terremoti ed inondazioni.

La pietra tombale subì le conseguenze di tali avvenimenti. Forse sprofondò lentamente sotto il suo ragguardevole peso. Si può ritenere fondata la tesi che siano stati i contadini del posto che, per evitare di spostare quel peso, abbiano affossato la lapide non attribuendo alla stessa alcun valore, ma anzi ritenendola un ingombro da evitare.

Rimane il fatto che essa rimase sepolta per 1600 anni, quasi a custodire gelosamente la triste vicenda umana, una tragica storia d’amore che essa reca in sé.

La lapide riappare alla fine del 1700, probabilmente un anno o due dalla prima citazione fatta dal conte Girolamo Asquini che nel 1789 testualmente asserisce che…”essa iscrizione era in un campo vicino alla Pontebba Veneta”.

Il paese attraversava una fase di sviluppo demografico, sono oltre mille gli abitanti, si procedeva a lavori di bonifica e di urbanizzazione anche in zona limitrofe al nucleo abitativo. Dal manoscritto “Memorie riguardanti il Comune di Pontebba”, dal 1150 al 1796 e dal 1747 al 1769, si verificarono alcune inondazioni che distrussero buona parte delle case. A seguito di queste gravi inondazioni furono erette “le belleroste” a difesa del paese e del Lazzaretto. I lavori di costruzione delle dighe furono affidati, al Pubblico Ing. e Perito Alessandro Rota.

Fu proprio l’Ing. Alessandro Rota che, durante la costruzione delle opere a Pontebba abitato e nei dintorni, a scoprire la lapide.

Nel 1796 il conte Fabio Asquini comprò la lapide e la sistemò nel cortile della sua casa di Udine. Infine un altro Asquini, il conte Vincenzo, nel 1876 la regalò al Civico Museo di Udine il quale, dopo una prima sistemazione nella loggia di San Giovanni, la sistemò in un angolo del lungo porticato prospiciente la vasta spianata del Castello di Udine, ove è rimasta conservata per lunghi anni.
La lapide è stata attualmente riconsegnata al Comune di Pontebba e collocata al piano terra del Municipio, l’evento è stato celebrato ufficialmente il 12 marzo 2011 alla presenza del Sindaco di Udine Furio Honsell.

IL PONTE – VECCHIO CONFINE FRA ITALIA E AUSTRIA

Verso la metà del XV° secolo Pontebba passa sotto il diretto dominio della Repubblica Veneta.
Successivamente, nel XVIII° secolo, Pontebba segnava il confine orientale tra la Repubblica Veneta e l’Impero austriaco.

La “Pontebba Veneta” era divisa dalla “Pontebba Imperiale” dal torrente Pontebbana e proprio il ponte segnava il vecchio punto di confine.

Venezia aveva un particolare interesse per il Canal del Ferro: Moggio infatti rappresentava il capoluogo della valle e, con il suo castello, un valido baluardo difensivo contro le invasioni mentre Pontebba rappresentava un punto strategico di frontiera e commerciale: l’avamposto friulano verso il mondo germanico. Inoltre l’enorme ricchezza boschiva della zona era indispensabile per rifornire i cantieri navali della Serenissima.

Nel corso del 1685 avviene la consacrazione per Pontebba di fregiarsi del titolo di “Terra” che il Senato Veneto concedeva a quelle località che avevano assunto nel tempo prerogative e titoli di primaria importanza. Un onore che la Serenissima ha concesso a pochi siti.
L’anno 1797 è quello che sancisce la fine della Repubblica di Venezia. Quest’ultima, già logorata dalle guerre di successione, si trovava già in crisi economica e politica.

Nei primi mesi del 1797 l’armata di Napoleone Bonaparte proseguendo l’avanzata in Italia, entrò a Treviso il 12 marzo 1797 e da qui iniziò la campagna risolutiva contro l’esercito imperiale austriaco comandato dall’arciduca Carlo.

Napoleone affidò al generale Massena il compito di respingere l’esercito austriaco lungo il Canal del Ferro. Il generale non fallì l’incarico: dopo aver catturato ben 600 prigionieri entrò il 21 marzo 1797 a Pontebba. Pontebba in questa data venne anche saccheggiata.

Venuto a conoscenza di tali azioni banditesche, tuttavia, Napoleone ordinò che i comandanti di divisione responsabili delle razzie nei villaggi friulani venissero fucilati sul posto.

La prima campagna napoleonica in Italia (2 aprile 1796 – 18 aprile 1797) segnò la fine della Repubblica di Venezia.

La notte del 17 ottobre 1797, presso la villa Manin di Passariano, i plenipotenziari francesi ed austriaci firmarono il Trattato di Campoformido in esito al quale i confini degli Stati vengono ridisegnati.
Fu in base alle disposizioni del Trattato di Campoformido che i confini degli Stati vengono ridisegnati: il Friuli e tutti i territori dell’ex Repubblica di Venezia vennero ceduti all’Austria, mentre i Paesi Bassi Austriaci (Province Belgiche) furono ceduti alla Francia che ottenne il riconoscimento di Repubblica Cisalpina. In sostanza Venezia all’Austria e la Lombardia ai francesi.
L’amministrazione del territorio era attribuita, durante la Repubblica di Venezia, ai Luogotenenti della Patria del Friuli fino al 1797, i quali godevano di ampie prerogative e facoltà.

Anche se oggi il confine non esiste più, rimane comunque il ponte sul torrente Pontebbana a testimoniare il limite tra l’abitato di Pontafel e quello di Pontebba che è diventato il punto di incontro e non più di separazione tra due culture all’interno dell’Europa.

La sua attuale ubicazione è quella d’anteguerra ‘15 – ‘18. L’attuale ponte, con una carreggiata più grande, è stato ricostruito negli anni ‘50 a seguito del crollo del manufatto precedente. Le prime notizie scritte sulla sua esistenza risalgono al 1442, quando si affida al muratore Giuseppe d’Incaroio, abitante a Pontebba, il suo rifacimento (l’opera verrà a costare oltre 2000 ducati).

Da sempre punto di confine vigilato, con relative garitte o casermette, ha subito in data imprecisata, comunque anteriore al 1800, uno spostamento verso sud e cioè nell’attuale sede.
Il Ponte, oltre ad esser stato testimone per secoli del passaggio di principi, re e personaggi illustri, fu tra l’altro percorso a piedi da Giosuè Carducci, durante una sua breve visita a Pontafel nell’agosto del 1885.

La sua funzione, con la fine del I° conflitto mondiale, è venuta meno essendosi spostato il confine a Coccau.

CALENDARIO MANIFESTAZIONI CULTURALI

Nel seguente elenco sono indicate le manifestazioni tradizionali, antiche e recenti, di carattere strettamente locale con eventi ludico sportivi, mercati e mercatini, rassegne, fiere, sagre e altre iniziative che si sono consolidate nel tempo.

– gennaio

6 Epifania, sfilata dei Re Magi;

– febbraio

Carnevale con sfilata di carri, premiazione delle migliori maschere e Ballo mascherato.

– aprile

Periodo pasquale, Venerdì Santo l’antica processione notturna della Croce con il paese illuminato, con un Crocefisso ligneo del 1500. Sabato Santo, benedizione dell’acqua e del fuoco e apertura degli sportelli del “Flügelaltar;

nel corso dei mesi di febbraio e marzo, una domenica si svolge lo “Slalom dell’Amicizia”, con partecipanti delle due Nazioni.

– maggio

Sabato e domenica fine mese, sagra dei “Cjalcions” a Studena Bassa, chioschi, danze e gare popolari.

A Pietratagliata festa di Pentecoste a 50 giorni della Pasqua.

– giugno

Ultima domenica al Passo Pramollo, il tradizionale Incontro Internazionale Alpino organizzato dall’ANA di Pontebba e i colleghi della valle del Gail

il 24 festa di San Giovanni a Pontafel

il 13 celebrazione della S. Messa alla Cappella di S. Antonio in via Zardini

– luglio

Sono organizzate manifestazioni varie, mostre, rassegne musicali, mercatini delle pulci ecc., festa di S. Anna in Aupa nell’ultima domenica, festa del Carmine a Studena Bassa 2° o 3° domenica

– agosto

Prima domenica del mese la tradizionale “Festa dell’Amicizia Friuli Carinzia” al Passo Pramollo;

nel mese serie di manifestazioni culturali, sportive, mostre e concerti e mercatino delle pulci e antiquariato;

gara non competitiva “Une corsute pa li Contradis di Ponteibe”.

– settembre

8 La Festa della Madonna, l’antichissima sagra-mercato, la più antica del Friuli, manifestazioni ricreative, sportive, folkloristiche e culturali.

nel mese una´edizione della Staffetta Pontebba- Studena Alta e Aupa di Ski-roll, marcia e mountain bike, e una gara di Biathlon per disabili.

– ottobre

Prima domenica Madonna del Rosario,

– novembre

Inizia la Stagione Teatrale che si protrae fino a primavera;

– dicembre

Manifestazioni di fine anno, sfilata di San Nicolò e Spitz Parkli, concerti natalizi, spettacoli cinematografici che si svolgono nel corso dell’inverno, gare sportive e spettacoli su ghiaccio, mercatini di Natale.

PROGETTO SPECCHIO LINEARE

Questo è il primo prototipo di “Specchio Lineare” prodotto dalla Isomorph () e installato il 28 luglio 2010 presso la scuola dell’infanzia di Pontebba.

Lo Specchio Lineare è un sistema di specchi molto semplice, idoneo a concentrare la luce solare.

L’impianto viene realizzato con componenti industriali standard: specchi piani di alluminio mossi da due motori. Grazie a questo sistema l’energia solare può essere prodotta in modo estremamente economico.

Questo primo esemplare di specchio lineare produce acqua calda durante tutto il periodo dell’anno, con una potenza di 4 kW; viene inoltre usato per dare supporto al riscaldamento dei locali della scuola.

In futuro potrà essere integrato con altri sistemi:

► magazzini di calore stagionali (che conserveranno energia – calore dall’estate a tutto il periodo invernale);

► moduli fotovoltaici a concentrazione, al fine di applicare lo specchio nei processi industriali, per far funzionare turbine a vapore ed altro.

Lo scopo, a lungo termine, vuole esser quello di riuscire a sostituire integralmente le altre fonti energetiche quali gas e gasolio, con considerevole risparmio economico per le famiglie, le attività produttive e gli enti pubblici.

Lo specchio lineare è simile a un sistema di specchi già usato da Archimede nel III secolo a.C., ed è stato inventato e brevettato dalla Isomorph s.r.l., impresa di ricerca che fa capo al prof. Hans Grassmann, ricercatore di fisica dell’Università di Udine.

Il Comune di Pontebba ha partecipato al concorso nazionale 2010 dei Comuni Virtuosi – Comuni a 5 stelle (), conseguendo la menzione speciale nella categoria di concorso “impronta ambientale” per l’originalità del progetto presentato.
Il 26 settembre 2010 il Sindaco Isabella De Monte ha ritirato il premio a Bisignano (CS).

NUOVO IMPIANTO GEOTERMICO AL PALAGHIACCIO

Con la conclusione dei lavori appaltati è stato attivato il nuovo impianto geotermico per il raffreddamento della piastra del ghiaccio e il riscaldamento degli spogliatoi del palaghiaccio di Pontebba. Si tratta del primo impianto in Italia a poter beneficiare di questa tecnologia, che sfrutta l’energia proveniente dal sottosuolo. L’impianto di Pontebba è costato 780 mila euro, finanziato in parte con fondi propri ed in parte (300.000) con fondi regionali, ma grazie alla portata innovativa dell’intervento si avrà un contenimento dei costi di gestione.

Il Comune di Pontebba, aderente ai principi dell’Associazione dei Comuni virtuosi di cui fa parte, ha posto un altro importante tassello al proprio progetto di investire nelle energie pulite: investimento in favore dell’ambiente che ben si coniuga, di questi tempi, con la necessità di ridurre le spese.

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Indirizzo
Piazza Garibaldi, 1

Provincia
UD

CAP
33016

Referente
Ivan Buzzi, sindaco

Telefono
042890161

Sito web
http://www.comune.pontebba.ud.it

Email
sindaco@com-pontebba.regione.fvg.it