I falsi amici del riciclo: etichette coprenti, opacizzanti e PLA

Etichette coprenti, Pet opaco e Pla rappresentano delle criticità non indifferenti per le filiere di riciclo delle plastiche. L’argomento è stato trattato nel corso del tavolo della qualità che Revet ha promosso lunedì *, invitando i vertici del consorzio nazionale per il riciclo e recupero delle plastiche (Corepla) con amministratori, comunicatori e tecnici delle aziende socie e clienti.
Il mercato è frenetico – ha spiegato Marco Alberti di Corepla – sarebbe necessario standardizzare e fornire ai produttori parametri entro i quali le scelte di marketing possano agire senza pregiudicare la futura valorizzazione del materiale una volta consumato”. Gli esempi sono noti a tutti: prima di tutto le etichette coprenti che rivestono quasi interamente i contenitori in Pet: queste etichette sono quasi sempre in pvc o in altri polimeri che impediscono ai visori ottici di riconoscerli come Pet e dunque li dirottano nella frazione del plasmix (plastiche miste), perdendo così importanti quantitativi di plastiche nobili (Corepla stima nel 2011 una raccolta pari a 5500 tonnellate di confezioni con etichette coprenti).
Avendo un alto potere corrosivo anche i contenitori in Pet opaco che si sono da poco affacciate sul mercato, creano problemi agli estrusori e sono più difficilmente riciclabili. “Anche in questo caso – ha chiosato Alberti – sarebbe già una vittoria se venisse utilizzata da tutti la medesima sostanza opacizzante , almeno potremo studiare come affrontare tale criticità, ma se dopo il biossido di titanio venissero usati altri opacizzanti ci troveremmo sempre a rincorrere soluzioni”.
Infine il PLA, il polimero biodegradabile derivato da sostanze naturali che è stato utilizzato da un’importante azienda italiana per imbottigliare la propria acqua minerale, scelta accompagnata e sottolineata nel suo teorico valore ecologico da una massiccia comunicazione. Il problema però è che se i cittadini conferiscono le bio bottle nei contenitori del multimateriale insieme alla plastica, anziché nei contenitori dell’umido, il risultato è una contaminazione organica delle plastiche che ne rende difficile il riciclo.

*maggio 2012

Tratto dal sito di Revet Recycling

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