Sacchetti a pagamento dal 2018 : non tutto il male viene per nuocere…

Questa proposta verrà promossa con rinnovato slancio verso la GDO perché risponde agli obiettivi prima citati in termini di prevenzione, riduzione e impiego di materia prima seconda che proviene dal riciclo di beni e imballaggi.
Il riuso dei sacchetti ( e contenitori in genere) abbinato all’impiego di materia post consumo è infatti una delle strategie più efficaci sia per ridurre il consumo di plastica vergine che per dare uno sbocco (alternativo all’incenerimento)  alle quantità in crescita di plastiche di basso valore post consumo che stanno intasando gli impianti, come hanno riportato diversi media recentemente. Ci sono industrie italiane leader nel mondo che producono filati a partire da materiale post-industriale e post-consumo che possono assicurare la materia prima che permetterebbe la partenza di un processo manifatturiero per chiudere il cerchio in Italia. Cosa aspettiamo? Il valore economico creato in Italia va a benefico dell’occupazione e dei consumi.
Il riuso è inoltre una delle tre strategie promosse dal programma The New Plastics Economy: Catalysing Action che quantifica in un 20% la quota di imballaggi in plastica immessi al consumo che potrebbero essere riutilizzati con benefici ambientali e vantaggi economici.

SCONFIGGERE IL MERCATO DEI SACCHETTI ILLEGALI
Assobioplastiche confida nell’applicazione di questa legge per reprimere la pratica illegale di diciture quali “sacchetti a uso interno” messa in atto per eludere la legge sugli shopper che ha determinato che questi sacchetti siano ancora utilizzati in larga parte del commercio ambulante e negozi di prossimità. Per prevenire questo fenomeno alla radice sarebbe stato sufficiente, anni fa,  rendere onerosa per legge la cessione di tutti i sacchetti per asporto merci, così come si è fatto in Olanda per plastica e bioplastica dal gennaio 2016. Altrimenti risulta incomprensibile al cittadino perché alcuni sacchetti possano essere ceduti a titolo gratuito, ad esempio in farmacia, e in altri settori no, con il risultato  che l’esercizio commerciale che rispetta la legge viene sospettato di voler lucrare sui sacchetti e quello che la contravviene (cedendo gratuitamente qualsiasi tipo di sacchetto) viene guardato con occhio benevolo.
Qualora tutti gli esercizi del commercio venissero obbligati per legge a trasferire in modo trasparente il costo sui clienti, questa leva economica  farebbe calare drasticamente il consumo di sacchetti monouso a favore di opzioni riutilizzabili. Infondere consapevolezza e informazione sulla necessità di fare un uso efficiente di tutti i materiali resta un compito importante al quale assolvere da parte del governo attraverso tutti i possibili canali e strumenti e di tutti gli stakeholder che condividono questo obiettivo.

PLASTICHE E BIOPLASTICHE UN REBUS PER I CONSUMATORI 
Questo provvedimento potrebbe inoltre contribuire a ridurre gli attuali errori di conferimento a fine vita da parte dei cittadini che confondono tra loro plastiche tradizionali e bioplastiche, anche se non sarà mai possibile escluderli del tutto a causa della somiglianza tra i due materiali. Questo dato di fatto che riguarda il fine vita delle bioplastiche ancora non viene considerato quando si progettano prodotti e campi di applicazione per questi materiali e si rischia di fare gli stessi errori di valutazione che si fecero con le plastiche tradizionali.
Infatti, tra gli altri adempimenti obbligatori della normativa che concernono la comunicazione, è  previsto l’obbligo di apporre sui sacchetti elementi identificativi e diciture che possano fornire informazioni sull’uso e conferimento dei sacchetti ultraleggeri a fine vita.
Plastiche e bioplastiche hanno destinazioni diverse a fine vita , pena la contaminazione dei rispettivi circuiti. In Olanda gli impianti di compostaggio lamentano un aumento della plastica tradizionale nell’organico che non si era mai vista prima dell’avvento delle bioplastiche immesse al commercio. Anche Plastic Recyclers Europe ha recentemente allertato sulla presenza di bioplastiche nei flussi di plastica tradizionale provenienti dal sud Europa (dove sono più alte le quantità immesse al consumo rispetto al nord)  che creano problemi al riciclo .

Per evitare che si ripetano situazioni che confondono i cittadini come avvenuto, ad esempio, con i colori dei cassonetti della differenziata diversi in ogni regione, sarebbe importante definire e optare per una dicitura unica da apporre su tutti i sacchetti ultraleggeri compostabili in tutto lo stivale, rafforzata da una comunicazione altrettanto omogenea per tutto il territorio nazionale e presente in tutti i punti vendita .
Quando l’Olanda decise di introdurre nel 2016 l’obbligo di fare pagare i sacchetti in plastica e bioplastica mise a disposizione degli esercizi commerciali un sito informativo e tutta una serie di template e poster scaricabili da esporre al pubblico.

Ci auguriamo che i produttori dei sacchetti  che verranno commercializzati con il prossimo anno (e loro associazioni di riferimento) si siedano al più presto intorno ad un tavolo indetto dai ministeri per l’ambiente e lo sviluppo economico per definire, tra le altre questioni correlate al provvedimento, un approccio di comunicazione unico verso i cittadini. A tale tavolo dovrebbe partecipare insieme al Conai  un’ampia rappresentanza di tutti i soggetti coinvolti e che possono dare un contributo importante come rappresentanti delle istituzioni governative, ANCI, associazioni di categoria come Federalimentare e Federdistribuzione, associazioni dei consumatori, ecc.

Aggiornato il 20 novembre 2017

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