Sono sindaca di Crema da nove anni, dopo cinque trascorsi a imparare il mestiere come capogruppo di minoranza, indispensabile per capire la delicatezza dei compiti amministrativi. A completare la mia preparazione sono stati utili sia la formazione giuridica sia una lunga esperienza da dirigente pubblica presso un’azienda sociale comunale. Gli ideali sono fondamentali, ma occorre sostenerli con un castello di competenze che ci aiutino a proteggere i buoni progetti.

L’impegno pubblico mi arricchisce, come donna, madre, cittadina e mi fa dire con certezza che il servizio alla propria comunità, nell’impegno amministrativo locale sia una delle esperienze “politiche” più genuine e più entusiasmanti, modella il pensiero e la sensibilità, restituendoci a noi stessi con un senso di completezza che diventa un regalo definitivo.

Essere quotidianamente a contatto con i cittadini in carne ed ossa, riconoscibili, tridimensionali, sottrae terreno all’ideologia, alle speculazioni filosofiche, alle teorie, e ne assegna alla concretezza, al bisogno di risolvere i problemi qui ed ora, al senso pratico, alla necessità di immedesimazione, che la “politica grande” sovente sembra smarrire, perché non possiede pinze così fini.

Credo molto in una amministrazione che possa accompagnare i cittadini e le comunità attraverso percorsi di coinvolgimento e di solidarietà e che la prima sostenibilità sia quella sociale: dalla consapevolezza che il nostro destino è strettamente legato a quello dei nostri simili e che i nostri comportamenti non sono mai a saldo zero nel bilancio delle nostre comunità, deriva poi ogni altra sensibilità dai temi ambientali a quelli del decoro urbano, dalla mobilità sostenibile al rispetto per la natura.

Per questo a Crema siamo partiti dal  Sociale, dalle persone, con una rivoluzione copernicana dei servizi, incentrata sul Welfare di Comunità e sulla Co-progettazione Sociale, che vede le assistenti sociali operare nelle unità sociali cittadine, non più “per materia” ma per totalità, non più in ufficio ma nei quartieri, gomito a gomito con le realtà locali, parrocchie, associazioni, gruppi di volontariato, Caritas, società sportive, circoli Arci. Il terzo settore, le cooperative e il volontariato partecipano con noi non solo nella risposta ai bisogni sociali ma prima ancora nella lettura dei contesti e nella progettazione e programmazione degli interventi. 
Ma è importante seminare queste consapevolezze fin dall’infanzia, per questo da anni, con le scuole cittadine, una casa editrice locale inclusiva e una realtà all’avanguardia in Italia sulla letteratura per i ragazzi e i giovani organizziamo la rassegna “AltReStorie –  festival dei sentimenti sociali e delle passioni civili”,  creando occasioni di riflessione, confronto ed elaborazione per i più giovani.

In questi anni la nostra azione si è poi segnalata anche per una visione fortemente politica del tema dei diritti, filo conduttore di un’azione incentrata sulla tutela della dignità di tutto ciò che vive. Dal diritto di pregare il proprio Dio, quale che sia, com’è accaduto quando abbiamo approvato una variante urbanistica per consentire ad ogni culto religioso di potersi realizzare un luogo di preghiera, a tanti altri diritti, come quello di vedere iscritta la residenza da parte dei richiedenti asilo regolarmente presenti sul territorio, nel periodo dell’abominio dei “decreti sicurezza”, dal diritto dei figli delle coppie omosessuali di ottenere riconoscimento giuridico del legame con coloro che li hanno voluti al mondo, esattamente come tutti gli altri bambini, fino ai diritti degli animali, esseri senzienti, il cui benessere viene tutelato con un Regolamento specifico.  Sono solita dire cheil Comune è l’avamposto dei diritti perché è il luogo per eccellenza della prossimità con le persone, che qui prima che altrove debbono sentirsi comprese, colte, interpretate nei propri bisogni e nelle proprie aspirazioni, anche le più intime, e accompagnate per mano.


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