Le radici di Dossena

La strada che porta a Dossena è ripida e stretta. Ci devi arrivare, ci vuoi arrivare. Ma quando sei su, nel centro abitato più remoto della Val Brembana, ti si apre uno scenario magnifico, anche in un giorno di nuvole di fine agosto come questo.

1.000 abitanti per una superficie di venti chilometri quadrati. Sono talmente tanti gli alberi che da queste parti non sanno esattamente quanti sono. Siamo circondati, però. Ovunque volgi lo sguardo. Centinaia di migliaia, sicuramente più di un milione. Un patrimonio incredibile di bellezza e biodiversità. Trascorro questa giornata insieme al sindaco, Fabio Bonzi, che mi affida per il tour nel borgo a due dei 17 dipendenti che la cooperativa di comunità nata da qualche anno riesce a far lavorare.

Il punto di partenza di questa storia è simile a tante altre raccontate. Profilo tipico da aree interne, il classico schema che porta i giovani a scappare e tutti gli altri ad inseguire i problemi. Poi, l’imprevisto. La voglia di stare, di provare a fare qualcosa per invertire la rotta. Nasce così nel 2014 un’associazione di promozione turistico-culturale. Si organizzano iniziative per fare da argine alla fuga, per puntellare la comunità. E per creare un legame tra un prima che non c’è più e un adesso che serva al futuro. Motore del viaggio è un gruppetto di giovani che troverà poco più avanti una sponda dentro al comune (il sindaco di cui sopra) per immaginare insieme le cose e metterle in pratica. Nasce in quegli anni “Una miniera di Gusto”, un tour gastronomico all’esterno dell’area mineraria di Dossena e visite guidate in Miniera (24 km. di gallerie su 3 livelli per l’estrazione della fluorite che, dall’800 fino agli anni 80 del secolo scorso diedero lavoro a centinaia di persone).

Dopo questo e altri esperimenti i ragazzi ci prendono gusto e provano ad intrappolare le intuizioni traducendole in un testo che ancora oggi è la mappa del costruire: “Piano di sviluppo territoriale locale 2019-2024”, un documento preso in carico dall’amministrazione comunale e attraverso il quale cominciano ad arrivare finanziamenti ingenti per dare gambe ai sogni.

In particolare, il piano ha permesso la realizzazione di un ponte tibetano, un punto panoramico su uno strapiombo di 300 m in un’area “wilderness”, il recupero didattico/culturale dell’area mineraria con la realizzazione di un parco speleologico/avventura all’interno delle gallerie e la realizzazione di un “museo del paesaggio” (in fase di conclusione) per permettere ai visitatori di conoscere le varie ricchezze presenti sul territorio.

Da questo gruppo, nel 2016, nasce la cooperativa di comunitàI Raìs” (“Le radici” in bergamasco). È la risposta all’esigenza di dare continuità ai progetti di sviluppo già avviati in chiave imprenditoriale, incrementando i servizi necessari al paese e creando opportunità lavorative.

Ad oggi la cooperativa si occupa della gestione del verde urbano e della pulizia dei locali comunali, di alcuni servizi sociali come la mensa per i bimbi della scuola dell’infanzia o la distribuzione di pasti a domicilio per gli anziani, spazi per il dopo scuola per i bambini della scuola primaria e la gestione dell’albergo diffuso, di un bar-trattoria e di un bar-pizzeria. Dalla sinergie con alcune aziende agricole del territorio nasce il Minadur e altri formaggi vaccini e di capra con le diverse stagionature che avvengono in miniera.

Simone Locatelli, che mi ha accompagnato alla scoperta di Dossena, ci tiene a verbalizzare ciò che già i suoi occhi dicono, mentre mi mostra le cose fatte in questi anni: “La peculiarità più evidente di questo progetto è la componente giovane: la cooperativa è nata da una decina di ragazzi con un’età media di 22 anni, talmente innamorati del proprio paese da investire sul proprio territorio e rischiare, rischiare tutto: la faccia, la credibilità, i sogni, i propri risparmi”.

Questi interventi e idee hanno l’obiettivo di rilanciare Dossena dal punto di vista turistico e creare quindi posti di lavoro, perché la poesia va bene ma è meglio se accompagnata da opportunità occupazionali, al fine di garantire un futuro al territorio. Per dare ordine alle varie iniziative e coordinarle è stata anche creata un’azienda speciale municipalizzata, che oggi garantisce possibilità di lavoro a una decina di persone.

Dossena. Val Brembana. Provincia di Bergamo. Mille abitanti per venti chilometri quadrati. Più di un milione di alberi. Un gruppo di giovani che resta, immagina, realizza. Un sindaco lungimirante, visionario, e proprio per questo concreto. Due dipendenti. Non i cento che uno si immaginerebbe vedendo il lavoro di questi dieci anni. Due. E un miliardo di cose da fare, pensare, risolvere. E ciononostante, aggiungere carne al fuoco ogni giorno. Attivare sinergie (con il Politecnico di Torino, ad esempio), aprirsi al mondo, accogliere.

Perché non c’è miglior difesa dell’attacco. Perché, parafrasando Vujadin Boškov, “futuro c’è quando cittadini rimboccano maniche“.

PER APPROFONDIRE