Nella direzione opposta
Il referendum di domenica scorsa con cui l’amministrazione comunale di Parigi ha chiesto ai cittadini dei 20 arrondissement di esprimersi circa la chiusura al traffico e la creazione di spazi verdi in 500 vie della città ha confermato l’idea di città che, dal 2014 ad oggi, la Sindaca Anne Hidalgo sta portando avanti con azioni concrete, investimenti e proposte.
Il 66% dei (pochi, va detto) votanti che si sono presentati ai seggi ha approvato una consultazione che, per quanto non vincolante, ha già prodotto il risultato di avviare gli studi di fattibilità per definire le strade da chiudere alle auto e come ri-organizzare il traffico della metropoli francese.
Insomma: sempre più spazio per ciclisti e pedoni, sempre meno per il traffico auto privato. In questi anni l’amministrazione ha aumentato le tariffe dei parcheggi in città per le macchine più lussuose, inquinanti e ingombranti, precludendo alla circolazione delle auto i viali lungo le rive della Senna. Nei due mandati che hanno visto Anne Hidalgo alla guida di Parigi (il suo mandato si concluderà nel 2026), vanno senz’altro messi in evidenza gli investimenti per implementare la rete delle piste ciclabili di 1.300 km., migliorando il trasporto pubblico locale e i collegamenti con le periferie.
Parigi, ma anche Barcellona ed altre città più o meno grandi in giro per l’Europa, insegnano che un’idea di mobilità dolce e sostenibile è non solo auspicabile e necessaria, ma possibile.
Molti comuni virtuosi, a partire dal progetto visionario di Bologna Città 30, stanno sperimentando anche in Italia buone pratiche e azioni che hanno il merito, prima di tutto, di contrastare il pregiudizio di fondo di questo tipo di interventi mettendo in discussione il dogma dell’auto privata. Meno auto in città non significa più disagi per chi vive, lavora, frequenta un dato territorio. Più zone pedonali non significa chiusura delle attività commerciali. Meno auto, più pedonalizzazioni, maggiori infrastrutture di mobilità dolce (piste ciclabili, trasporto pubblico, zone 20 e zone 30, pedonalizzazioni, ecc) sono forse l’unica opzione che i nostri amministratori possono mettere in campo per comunità in cui cercare di vivere meglio.
Abbiamo gli esempi, i modelli e gli strumenti per farlo. E’ possibile aprire un dibattito serio e un confronto in questo Paese o vogliamo rassegnarci, mentre molte città in Europa vanno avanti, a fare sempre un passo in più nella direzione opposta?
Segnalateci le buone pratiche del vostro Comune in materia di mobilità sostenibile. Scrivete a info@comunivirtuosi.org. Vogliamo aprire un confronto serio, trasparente, e provare a condizionare la politica nazionale in tal senso.