Etichette coprenti: belle ed impossibili

Gli imballaggi in PET sono facilmente riciclabili ma quando vengono impiegati determinati additivi, coloranti o etichette coprenti un loro riciclo può venire compromesso. Oltre a progettare gli imballaggi seguendo le  linee guida per l’eco-design è altrettanto importante tenere conto del sistema post consumo esistente come raccolta-selezione-riciclo che accoglierà gli imballaggi a fine vita.

Purtroppo, ad oggi, avviene esattamente l’opposto, con il risultato che anche imballaggi tecnicamente riciclabili non vengano di fatto riciclati, oppure vengano riciclati in misura molto limitata rispetto alle quantità immesse al consumo. Vediamo cosa succede agli imballaggi in PET trasparente che vengono rivestiti da etichette coprenti termotraibili o sleeve.

Erreplast è l’unica azienda italiana ad essersi dotata di tecnologia chiamata delabeler per rimuovere le etichette che rivestono interamente le bottiglie in PET, per tornare alle rese di quando queste bottiglie non erano così diffuse.
Per capirne di più abbiamo intervistato Vincenzo Conte, Responsabile commerciale del Gruppo Diana Ambiente.

Quale percentuale rappresentano queste bottiglie “sleeverate” rispetto al flusso delle bottiglie in PET che arrivano al vostro impianto e quale è il trend ?

La sleeve termoretraibile è oggi considerata dal marketing come la più avanzata forma di packaging evolutivo rispetto alla classica etichettatura, poiché consente di dare un’immagine grafica total-body sul contenitore ed ottenere un packaging estremamente brillante e colorato, con alta resa fotocromatica e con moltissimo spazio per didascalie, suggerimenti, ingredienti, ecc.
Tutto ciò spiega perché la shrink sleeve si è ormai ritagliata uno spazio ben preciso nel mercato delle etichette, molto impiegata soprattutto nei settori food & beverage, igiene personale, detergenza e farmaceutico e spiega anche perché è in continua crescita.

Per l’industria del riciclo gli imballaggi con shrink sleeve rappresentano tuttavia un grosso problema. La sleeve è realizzata OPS o PVC, polimeri con peso specifico superiore a quello delle tradizionali etichette a base poliolefinica e quindi difficilmente separabile nelle vasche di flottazione, dove finiscono per affondare insieme al PET inquinandolo per effetto trascinamento. In alcuni casi tali etichette sono realizzate perfino in PET, nell’illusione che utilizzare lo stesso polimero equivalga a una maggiore riciclabilità. Purtroppo, inchiostri estremamente tenaci, spessori totalmente differenti e spesso trattamenti o layer superficiali, creano gli stessi problemi, e quindi  il risultato non cambia.

Per tale motivo tutti gli imballaggi con etichette sleeve devono necessariamente essere selezionati e le etichette rimosse preventivamente. Tutto ciò induce non solo a subire perdite tra il 25-30%, ma a ridurre il reale indice di riciclabilità delle frazioni selezionate (commercializzate da Corepla). Fatto cento il peso di una balla di rifiuti di imballaggi selezionati, solo il 70-75% diventa pura scaglia riciclata, ed in questo risultato un peso non minimo lo generano le bottiglie con etichette sleeve.

La presenza di tali bottiglie varia nei flussi tra il 5 e l’8% (dipende dalle aree geografiche, consumi, stagionalità, ecc) con trend in crescita e, soprattutto, con un effetto “trascinamento” certamente maggiore.

Quale è la soluzione che suggerite all’industria tenendo conto della tecnologia esistente nel nostro paese per evitare prima che queste bottiglie o vengano dirette nel flusso del PET colorato ( invece che trasparente a causa dell’etichetta colorata che riveste la bottiglia) e che poi  vadano a recupero energetico poiché la sleeve non è compatibile con il riciclo?

La soluzione non può non passare innanzitutto (e chiedo scusa per la doppia negazione) per una riscoperta della prevenzione, ovvero una progettazione dell’imballaggio pensato anche nella sua fase di fine vita, cioè quando smette di essere imballaggio e inizia a diventare rifiuto. Da qui parte anche la consapevolezza che è essenziale “dialogare” con l’industria del riciclo, comprenderne i processi produttivi, le esigenze, le tecnologie, ecc.  All’industria del riciclo indichiamo i vantaggi del nostro processo di de-labeling a secco. Il flusso di bottiglie è alimentato e trattato con un processo in continuo. Un appropriato tempo di permanenza in macchina garantisce alta efficienza di distacco, integrità della bottiglia e dei colli.

Le bottiglie vengono alimentate con un nastro trasportatore e, dopo il trattamento, scaricate in continuo con una coclea estrattrice. Le etichette stracciate sono raccolte in una tramoggia sottostante, estratte con un nastro e convogliate ad una pressa compattatrice o a un container. La perfetta separazione dalle bottiglie delle eventuali rimanenti etichette libere può avvenire a valle della macchina mediante un sistema ad aria o vaglio balistico.

Quali sono le problematiche invece riferite alle bottiglie in PET opaco nel settore latticini che hanno quasi completamente rimpiazzato l’HDPE (polietilene ad alta densità)?

Per ciò che riguarda il riciclo del PET opaco il problema ha una doppia natura; da un lato un problema che viene generato dal mercato di sbocco limitato a poche applicazioni, prevalentemente coprenti e quindi a basso valore aggiunto; dall’altro la natura stessa dei contenitori opachi che nascondono strati barriera spesso completamente incompatibili con il riciclo del PET. Anche in questo caso, occorre riflettere seriamente sull’indice di riciclabilità di queste bottiglie, anche per giustificarne l’impiego e la diffusione.

Quali progetti avete in corso  e in fase di valutazione per ridurre lo spreco degli scarti dei processi di selezione ?

I nuovi programmi d’investimento riguardano tutti il recupero di materia, nello specifico sistemi di selezione automatica in grado di recuperare ancora materiali riciclabili dai flussi di scarto dai processi di selezione. Ovviamente, essendo le attività di selezione processi “per sottrazione”, i recuperi delle frazioni ancora riciclabili consentirà di raggiungere l’ulteriore obiettivo di riduzione degli scarti, per un evidente bilancio di massa.