Un piccolo miracolo di quartiere
Festa degli Alberi 2025: invece delle solite piante, in via delle Vigne erano state messe a dimora delle viti. Dal lungo filare che si è sviluppato, oggi sono maturati tanti grappoli di uva dolcissima che hanno gustato i giovani del centro estivo.
Ci sono nomi che conservano la memoria dei luoghi anche quando il paesaggio intorno cambia volto. È il caso di via delle Vigne, un tempo collina ricoperta da filari a perdita d’occhio — tanto che l’antico nome di San Salvatore Monferrato (AL) era proprio “Villa ad Vites” — e oggi tranquilla zona residenziale.
Proprio qui, poco meno di due anni fa, una semplice aiuola ha ritrovato la sua vera identità, trasformandosi nel teatro di una bellissima storia di comunità. Tutto è iniziato durante la “Festa degli Alberi”, che a San Salvatore si celebra tradizionalmente il primo giorno di primavera. L’idea, semplice ma profonda, era quella di dare valore e significato alla lunga striscia di terra situata tra via “delle Vigne” e piazza “Donne alpine in missione di pace”.
In quel giorno speciale, il Sindaco Corrado Tagliabue, con le assessore Gianfranca Panelli e Adriana Canepa e con alcuni volontari, affiancati dai bambini della scuola dell’infanzia, hanno messo a dimora un lungo filare di vite, compiendo un gesto simbolico capace di riannodare i fili con le radici storiche del territorio e di insegnare ai più piccoli la bellezza della cura.
Da quel giorno, le giovani piante non sono mai state lasciate sole. A custodirle e accudirle con costanza e profondo affetto sono stati alcuni cittadini volenterosi, il signor Viale e i signori Patrucco, che se ne sono presi cura giorno dopo giorno, con la dedizione di un tempo. E la terra, si sa, sa sempre come sdebitarsi: in questi ultimi giorni di estate, quel filare urbano ha regalato un raccolto tanto inaspettato quanto dolcissimo. Ben quattro casse di squisita uva sono state raccolte e portate in dono all’oratorio per i ragazzi del Grest, il centro estivo organizzato dal Campanone, offrendo ai più giovani il sapore genuino di ciò che nasce dalla propria terra.
Un piccolo miracolo di quartiere che dimostra come, quando la memoria storica incontra la passione della comunità, anche un’aiuola cittadina può tornare a dare i suoi frutti più belli.







