Decennale

Il 21 maggio 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure (SP), nasceva l’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi. Sono passato dieci anni da allora, e la rete è cresciuta nelle adesioni e nelle azioni sul territorio.

Per celebrare la ricorrenza abbiamo chiesto ad alcuni compagni di viaggio di raccontarci che cosa rappresenta e può rappresentare la nostra piccola realtà per loro, e per l’Italia intera.

Jacopo Fo, Tomaso Montanari, Massimo Bray, Francuccio Gesualdi, Carlin Petrini e tanti altri, hanno risposto appello. Qui tutti i loro, splendidi, messaggi.

 

Franco Bassi
Franco Bassi Fondatore Fuori Orario

In questo Paese, così sfiancato da scandali, corruzione, mafia, che trova spesso le Istituzioni non solo incapaci di affrontare con efficacia questi drammi, ma anzi, spesso le vede complici, se c’è una luce di speranza per i cittadini, ormai unanimemente disaffezionati alla politica e alla “cosa pubblica”, questa è rappresentata dall’associazione dei Comuni Virtuosi che riesce, sempre, a far emergere il meglio delle pratiche amministrative, facendo vedere e toccare con mano che è ancora possibile percorrere una strada che guarda al futuro in nome della legalità, del rispetto dell’ambiente, nel rispetto delle risorse pubbliche e, soprattutto, nel rispetto dei cittadini che amministrano. Nei vent’anni di attività del Fuori Orario, i Comuni Virtuosi sono stati un esempio dal quale poter copiare le migliori iniziative e, soprattutto, hanno rappresentato per me e tutti i miei soci, un segnale di speranza per un possibile futuro migliore.

 

Grazie di cuore a tutti e tanti auguri di buon proseguimento.

Ugo Biggeri
Ugo Biggeri Presidente Banca Popolare Etica

Tanti auguri ai comuni virtuosi! 
In questi dieci anni avete rappresentato un chiaro esempio di come le politiche locali possano coniugarsi con tematiche globali e con le scelte dei cittadini.

In un momento in cui la politica oggi non gode di buona fama, è un fatto importante: sia per la politica sia per il cambiamento sostenibile che i comuni virtuosi propongono. 
Le idee che sottendono all’esperienza dei comuni virtuosi sono simili a quelle del Gruppo Banca Etica: partecipazione, potenzialità delle azioni che nascono dal basso, domande di senso sul nostro vivere quotidiano che ci connettano ai temi ecologici e solidali a livello locale e globale.

E’ dall’impegno di tante realtà che fanno da apripista che si dimostra la praticabilità delle utopie concrete che, appunto, da utopie diventano esempi di cambiamento duraturo. Percorsi fatti da tanti piccoli passi, in modo non coordinato, ma che convergono verso una sana biodiversità di pratiche economiche e di governo. 
La caratteristica “politica” di enti locali che si mettono in gioco trovo sia il miglior dono che ci dà l’esperienza dei comuni virtuosi che spero possa crescere nei prossimi anni:
una politica che si interessa degli stili di vita, della partecipazione dei cittadini, delle scelte globali sull’ambiente. Che indica chiaramente come la solidarietà ci faccia viver meglio dell’egoismo individualista stimolato dal consumismo.

Una politica vicina alla vita quotidiana delle persone, per rendere possibile e desiderabile quel cambiamento verso la sostenibilità di cui il mondo ha bisogno .

Cristiano Bottone
Cristiano Bottone Facilitatore del Movimento di Transizione

Avete presente quanta fatica si fa a camminare nella neve alta? Anche pochi metri fanno venire il fiatone, anche pochi passi fanno montare la voglia di tornare sulla strada maestra, ben pulita dallo spazzaneve.

Avviare certi cambiamenti non è semplice, non è banale. È faticoso (e magnifico) come decidere di camminare sulla neve fresca e alta, aprendo una nuova traccia, sapendo che per chi viene dopo, poi, sarà più facile.

Grazie del coraggio Comuni Virtuosi, grazie della nuova pista e buon decimo compleanno.

Massimo Bray
Massimo Bray Direttore Treccani

L’Associazione dei comuni virtuosi nel 2015 festeggia 10 anni di attività.

Buon lavoro a tutti gli amministratori che, grazie a questa bellissima esperienza, hanno messo al centro del loro impegno la difesa dei beni comuni. #laculturachevince

Michele Buono
Michele Buono Giornalista di "Report"

Quando è cominciata l’Italia? Con l’unità del paese – è in genere la prima risposta. Ma subito compaiono i dubbi: avrebbe dovuto essere una federazione; è da quel momento che comincia la questione meridionale; è per questo che i cittadini percepiscono lo Stato come estraneo, e così via.

Ho incrociato varie storie nei Comuni virtuosi, e ho sempre incontrato dei cittadini che le istituzioni non le sentono per niente estranee. Sarà perché i Comuni si chiamano istituzioni di prossimità. Ma se la prossimità non è a chiacchiere c’è il mondo alla rovescia e riesci a dare un senso alla parola cittadino. Auguri!… Di provare a ridisegnare l’identità della nazione, dal basso.

Gianluca Carmosino
Gianluca Carmosino Giornalista di Comune-info

Non si sono trasformati in un partito, non si svegliano pensando a cosa twittare per conquistare i “grandi” media e non si organizzano neanche per rivendicare qualche briciola dall’alto. Quelli dell’associazione Comuni virtuosi sono bizzarri: pensano che i territori possono essere cambiati dalle comunità, che sia urgente e possibile ridurre l’impronta ecologica della macchina comunale attraverso interventi molto concreti, che la diffusione di nuovi stili di vita non sia un problema solo dei singoli cittadini. Insomma, che abbiamo bisogno di fare, qui e ora, città, borghi e paesi diversi.

Scrive Ivan Illich in Rovesciare le istituzioni: “Dobbiamo diventare modello della nuova età che vogliamo creare (…) Oggi possiamo costruire la nostra vita sull’immagine di quella di domani”. Da dieci anni Comuni virtuosi (avete mai navigato sul loro sito?) contribuisce a creare una nuova età. Auguri dalla redazione di Comune

Roberto Cavallo
Roberto Cavallo Coop Erica

A Colorno ci arrivi costeggiando il torrente Parma, con il centro storico sulla destra e lo sguardo rivolto a quel palazzo al quale pensavi prima ancora di essere partito; a Monsano ci arrivi arrampicandoti sulle colline della valle dell’Esino e resti incantato dai bastioni medievali a Capannori invece quando ci arrivi il navigatore ti indica un’uscita dell’autostrada che poi non c’è. Anche le indicazioni stradali ti fanno pensare che sei arrivato. Poi ti accorgi che è solo un po’ più in là. Poi cerchi la città e non la trovi. In realtà la stai attraversando, ma ti accoglie con discrezione, ti avvolge e ti porta dentro di sé senza che te ne accorgi.

Capannori, così come tutti i Comuni Virtuosi sono tanto di più di quel che vedi. Anzi i Comuni Virtuosi sono più quello che non vedi. E forse è per questo motivo che la strategia Rifiuti Zero, Zero consumo di suolo e tanti progetti di sostenibilità sono nati e cresciuti qui. Strategie che guardano a quello che non c’è, che non deve esserci.

La strategia della leggerezza! Luoghi ideali per meditare.

Paolo Contò
Paolo Contò Direttore Consorzio Priula

Cari Comuni Virtuosi, tanti auguri! E 100 di questi giorni…. anzi 8mila e 100 di questi comuni.

Siete una associazione necessaria perchè avete cambiato il punto di vista: al centro del nostro interesse non c’è il cittadino, ovvero il destinatario di tutte le richieste, le coccole, i vizi e i capricci che dobbiamo soddisfare, magari per interesse elettorale o perchè è più facile. Al centro della nostra azione pubblica deve esserci la Responsabilità. E con questo principio saremo sempre certi di soddisfare il cittadino vero, quello di domani: quello che verrà, quello che ancora non può votare, ancora non può parlare, protestare, telefonare; il cittadino che non c’è. Per lui, il cittadino del 2115 o del 2215…., abbiamo il dovere di mettere al centro la Responsabilità. I bravi amministratori che fanno parte del vostro circuito non avrebbero fatto quello che hanno fatto se non avessero messo al centro la responsabilità verso chi ancora non c’è.

Patrizia Gentilini
Patrizia Gentilini ISDEE

Il mio rapporto con i Comuni Virtuosi è una delle più belle esperienze che mi sono capitate in questo decennio in cui mi sono dedicata a contrastare le nocività e a cercare di difendere la Salute Pubblica. Per me, che come medico  mi ero trovata a mettere al servizio delle comunità le mie conoscenze sui rischi ambientali, era stata davvero una spiacevole sorpresa riscontare che gli ostacoli più grandi mi venivano proprio da quegli  Enti e da quelle Istituzioni  che avrebbero dovuto tutelare la salute pubblica e che invece mi  tacciavano quanto meno da “allarmista”.

A titolo di  esempio ricordo che  l’audizione sui rischi degli inceneritori, indetta con un Consiglio Comunale aperto svoltosi il 24 vovembre del 2005 a Forlì alla presenza di Lorenzo Tomatis, si era tenuta solo grazie all’azione di un singolo consigliere di una lista civica e mille difficoltà erano state avanzate dalla maggioranza pur di non registrare l’evento e di non farci depositare materiale scientifico circa la pericolosità di questi impianti.

In quella occasione Lorenzo Tomatis esordì dicendo” le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi loro stiamo facendo” e queste parole, che evidentemente disturbavano troppo la quiete degli amministratori forlivesi del tempo, sono però poi risuonate in tutta Italia e soprattutto  nelle sale di Comuni Virtuosi e di tutti coloro che in questi anni non si sono voltati dall’altra parte facendo “orecchi da mercante”.

Pertanto essere contattata per la prima volta nella vita dai Comuni di Melpignano e Camigliano per inziative pubbliche sulla salute, fu una sorpresa enorme e fonte di grandissima soddisfazione.

Per la prima volta mi trovavo “alleati” quegli Enti e quelle Istituzioni con cui  invece fino ad allora –  a cominciare dalla mia città Forlì – mi ero trovata ad essere in contrapposizione.

Ricordo anche, e diciamo pure con nostalgia, l’entusiasmo ed il clima di totale sintonia che c’era, ad esempio,  attraversando le stradine di Camigliano con Vincenzo Cenname e l’affetto profondo di cui lo vedevo circondato da parte dei suoi concittadini e che finiva per avvolgere anche me unitamente al profumo delle piante di limone ed arancio presenti in ogni cortile.

Così ricordo anche il viaggio fortunoso in un pulmino che dal Nord Italia, già pieno di amministratori virtuosi,  mi “raccattò” insieme a Manuela Ruggeri, assessore di un Comune del bolognese, per arrivare a Melpignano per uno dei primi convegni dei Comuni Virtuosi;  con Manuela divisi la camera per la notte e da questo incontro nacque una profonda stima e simpatia che dura tutt’ora.

Ma i 10 anni dei Comuni Virtuosi sono anche per me una occasione per fare un bilancio e riflettere sulla situazione attuale.

Vedo, come credo molti di noi, più ombre che luci e la mia impressione è che quanto più cresce nei cittadini la coscienza e la volontà

  • di difendere i Beni Comuni (aria, acqua, suolo),
  • di implementare le vere fonti di energia rinnovabile (che sono solo quelle di origine solare, altro che combustioni!)
  • di creare una corretta gestione dei materiali post- consumo, evitando sprechi e creando posti di lavoro nella filiera del riciclo,
  • di impedire lo sfruttamento del territorio evitando opere tanto grandi quanto utili solo a coloro che le propongono
  •  di  preservare la salubrità dei suoli e quindi degli alimenti con cui poi ci nutriamo
  • di praticare una agricoltura senza uso della chimica e ristabilire un poiù diretto rapporto fra produttore e consumatore
  • e l’elenco potrebbe continuare….

tanto più il “sistema” reagisce  pesantemente movendosi in direzione contraria.

Basti pensare ai recenti decreti “Sblocca Italia” e “Competitività” che hanno spalancato la strada ad incenerimento e trivellazioni, ai limiti di legge per gli inquinanti che non sono più gli stessi in tutto il paese, ma variabili a seconda del valore di fondo ( dove il fondo deve tener conto del contributo antropico esistente), alle deroghe concesse ad  oltre 500 pesticidi dichiarati fuori uso ma in questo modo riammessi… e l’elenco sarebbe ancora lungo!

Eppure continuare ad avvelenare il mondo vuol dire non solo far ammalare noi stessi ed i nostri figli,  ma anche pagare costi economici altissimi: un recentissimo studio scientifico (Estimating Burden and Disease Costs of Exposure to Endocrine-Disrupting Chemicals in the European Union. J Clin Endocrinol Metab 100: 0000–0000, 2015) ha valutato che per esposizione a sostanze chimiche con azione di “interferenti endocrini” i costi  per le conseguenti patologie e disabilità ( perdita di Quoziente Intellitivo, autismo, deficit attenzione/iperattività, obesità infantile e dell’adulto, criptorchidismo, infertilità maschile) ammontino ogni anno in Europa a 157 miliardi di euro (1.23% del prodotto interno lorodo dell’UE).

Ricordo che le sostanze chimiche con azione di interferenti endocrini sono moltissime e non ancora tutte note, ma certamente diossine, policlorobifenili, composti perfluoroalchilici, pesticidi organofosfati ed organoclorurati, solventi, ftalati, ritardanti di fiamma e così via hanno ormai dimostrato con certezza di alterare l’equilibrio ormonale negli esseri umani.

Ma a chi conviene proseguire su questa strada  che a me pare di pura follia? Credo davvero a nessuno, perché tutti condividiamo lo stesso pianeta e quando verrà per ognuno di noi il momento di lasciarlo, nessuno può illudersi di portarsi appresso ricchezze o potere.

Piuttosto lascieremo uno strascico per chi verrà dopo di noi ed io, ricordando le parole di Tomatis, vorrei non ci maledicesse  per quanto di male noi abbiamo loro lasciato in eredità.

Per questo, pur in questi tempi difficili,  bisogna continuare a resistere e per questo ai Comuni Virtuosi, esempio di concreta e tenace resistenza in mezzo alle 1000 difficoltà di ogni giorno, va tutto il mio sostegno e la mia più profonda gratitudine.

Francuccio Gesualdi
Francuccio Gesualdi Centro nuovo modello di Sviluppo

Due secoli di economia dell’accumulo e del profitto hanno portato il pianeta sull’orlo del collasso umano e ambientale. I tristi indicatori sono la miseria, la fame, la disoccupazione, gli immani flussi migratori, l’esaurimento delle risorse, la desertificazione, le bombe d’acqua, gli uragani.

Se vorremo garantire un futuro all’umanità, dovremo cambiare l’intera impostazione economica, sociale, comportamentale. Dovremo ripensare il ruolo dell’economia, il modo di organizzare la produzione e il consumo, il modo di distribuire la ricchezza e il lavoro, il modo di organizzare il mercato e l’economia pubblica, il modo di concepire il benessere. La revisione di tutte queste tematiche dovrebbe essere la vera sfida della politica, ma al momento non se ne vede neppure un accenno all’orizzonte.

Ecco perché assumono grande importanza le buone pratiche. Ogni comportamento ispirato ad equità, sostenibilità, solidarietà, ha il potere di attenuare i danni e di mettere in moto modelli positivi capaci non solo di potere pedagogico, ma anche di trasformazione della società attraverso il metodo della sostituzione. Per questo dico grazie a tutti coloro che vivono la coerenza nei più svariati comparti: del consumo, dell’energia, dei rifiuti, del risparmio. A maggior ragione ringrazio i sindaci e gli assessori che gestendo la cosa pubblica in modo virtuoso, alimentano la speranza, che è il più grande motore di cambiamento.

Giuliano Marrucci
Giuliano Marrucci Giornalista di "Report"

Marco Boschini mi aveva chiesto di scrivere un messaggio di auguri per il decennale dell’associazione. Eccolo.

L’altro giorno ho visto un link su facebook che mi ha colpito. Parlava di un sindaco di un piccolo comune che ha deciso di rinunciare a parte dei 26.000 euro che gli erano stati destinati per rendere più accogliente la scuola locale.

Non gli tornava il fatto che dei 26.000 euro, 21.000 fossero stati destinati alla manutenzione di arredi che lui stimava valessero in tutto meno di 15.000. E siccome i soldi pubblici sono di tutti, li ha rimandati indietro.

Ne sono rimasto basito. Qual’é quel il sindaco che rinuncia sia pur a pochi spiccioli in nome di un’idea più generale?

Poi ho letto il nome, e lo stupore è svanito. Il sindaco non era altri che Vincenzo Cenname, l’uomo che avevo intervistato 5 anni fa quando era stato commissariato perché si era rifiutato di aderire alla neonata società provinciale per la gestione dei rifiuti, e aveva deciso di continuare ad investire sulla gestione diretta che durante il suo mandato aveva portato la differenziata dal 20 ad oltre il 60%, che per quell’area, affacciata sulla terra dei fuochi, sembrava fantascienza.

Ecco, io l’Associazione Comuni virtuosi la collego sempre a Vincenzo, che amministrando il suo piccolo comune ci dimostra giorno dopo giorno come si dovrebbe amministrare tutto il resto.

Auguri!

Giuliano Marrucci, giornalista di “Report”

Tomaso Montanari
Tomaso Montanari Storico dell'arte

Ogni volta che ricevo un’email da Marco Boschini, salto sulla sedia. Perché Marco Boschini non è solo l’attuale coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, ma era anche il più virtuoso scrittore d’arte del Seicento italiano.

Boschini (quello del Seicento) era anche un pittore e soprattutto un mercante d’arte: ma nonostante questa professione sapeva bene che non tutto si può misurare con il metro del denaro. In alcuni versi della sua opera maggiore (La Carta del navega pitoresco, Venezia 1660) egli loda il virtuoso governo della Repubblica Serenissima per aver vietato di vendere a collezinisti stranieri i quadri pubblicamente esposti sugli altari delle chiese veneziane. La pittura del Rinascimento veneto era una risorsa non rinnovabile, e se chi governava non l’avesse tutelata «Piture adio, Venezia saria senza». E Boschini arriva anche dire una cosa che non abbiamo ancora capito: che il patrimonio culturale e il paesaggio «le xè giusto tante lume eterne / Che no le smorza dopie, né zecchini». Cioè sono luci che devono brillare per sempre, anche per chi oggi non è nato: e la luce del denaro non deve spegnere la loro luce.

Quel modo di pensare non appartiene al passato, ma al futuro, come oggi testimonia un altro Marco Boschini, e l’Associazione che presiede: che da dieci anni è convinta «che intervenire a difesa dell’ambiente e migliorare la qualità della vita, e tutelare  i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che  appartengono all’umanità, sia possibile e tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana».

Grazie, e ad multos annos: il Paese ha bisogno di voi!

Tomaso Montanari

Maurizio Pallante
Maurizio Pallante Movimento per la Decrescita Felice

Uno dei cardini su cui si fonda il progetto della decrescita felice è la riduzione selettiva della produzione e del consumo di merci che non hanno nessuna utilità: gli sprechi di energia e di materia conseguenti a inefficienze tecnologiche e a usi impropri o poco responsabili da parte degli utenti finali.

Una politica industriale finalizzata a sviluppare le tecnologie che aumentano l’efficenza nell’uso delle risorse e riducono la quantità degli oggetti che al termine della loro vita utile vengono smaltiti per incenerimento o interramento, è in grado di creare posti di lavoro utili e di pagarne i costi attraverso i risparmi conseguenti alla riduzione degli sprechi.

Questa è l’unica strada che consente di superare la crisi economica e di attenuare la crisi ecologica. Ma la politica nazionale e le politiche regionali non la prendono nemmeno in considerazione. Le uniche istituzioni che se ne sono fatte carico e hanno fatto scelte coerenti con questa impostazione sono state alcuni amministrazioni comunali, molti delle quali sono entrate a far parte dell’Associazione dei Comuni virtuosi, dove hanno trovato una sede di confronto e di elaborazione di idee.

Questi comuni hanno inoltre svolto un’attenta opera di promozione di stili di vita non dissipativi e responsabili, contribuendo al raggiungimento di questi obiettivi anche col contributo delle popolazioni che li abitano. Il Movimento per la decrescita felice ha sostenuto le loro attività perché ritiene che costituiscano le punte più avanzate della responsabilità ambientale e sociale nel nostro paese.

Nei prossimi anni impegnerà i suoi militanti a fare in modo che l’esempio di questi comuni ne contamini un numero sempre maggiore e arrivi a influenzare le scelte della politica nazionale e delle politiche regionali, contribuendo anche a rivitalizzare la vita democratica in una fase in cui sta subendo limitazioni inaccettabili.

Maurizio Pallante

Carlin Petrini
Carlin Petrini Slow Food

Il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno, deve essere coltivato giorno per giorno, con pazienza e attenzione. Il cambiamento di cui abbiamo bisogno, infatti, è la più grande impresa della nostra vita: si tratta di trovare una nuova strada per il progresso, una strada che ci permetta di abbandonare finalmente quella che abbiamo percorso negli ultimi decenni e che a fronti di indubbi successi, oggi sta presentando un conto salato.

L’esaltante e difficile impresa di trovare la strada di un progresso fondato sulla sostenibilità, sulla giustizia, sull’uguaglianza, non può che essere perseguita partendo dalla piccola dimensione della nostra comunità, del luogo in cui viviamo, lavoriamo, abbiamo le nostre amicizia ed affetti. Nella comunità ci sta il nostro privato e ci sta il pubblico, che è anche – soprattutto – la gestione condivisa dei beni comuni e il governo della collettività. Abbiamo quindi bisogno di nuovi modelli di gestione della cosa pubblica, esempi che funzionano già, esperienze avviate da cui trarre insegnamento.

I dieci anni di vita dell’Associazione dei Comuni Virtuosi è esattamente tutto ciò: un percorso condiviso alla ricerca di quel cambiamento, di quei nuovi cammini che in tanti stiamo inseguendo e provando a costruire. Auguri e lunga vita ai Comuni Virtuosi, dunque, e soprattutto buon cammino a loro e a tutti quelli che vorranno accompagnarli.
Gaetano Pascale e Carlo Petrini, per Slow Food

Paolo Pileri
Paolo Pileri Politecnico di Milano

A pensarci, il merito che più riconosco all’impresa quasi impossibile dell’associazione comuni virtuosi sia stato quello di dire che virtuosi si può.

In questi anni bui di consumi di suolo e di sgretolamento del paesaggio a colpi di cemento, rifiuti, asfalto, frane ed esclusioni sociali e dove ha fatto da padrona un’idea di urbanistica che dobbiamo avere il coraggio di chiamare fallimentare, perché di fatto affannata da decenni a rispettare e produrre rendita e non a produrre alternative potenti a quel guadagno immeritato e a quella potente distorsione delle politiche urbane, il solo dire che virtuosi si può, mi pare già un risultato culturale su cui fermare l’attenzione.

Poco importa se qualcuno è inciampato e la sua virtù è durata lo spazio di un annetto. Quel che conta è che qualcuno ha dato loro la possibilità di vedere che esiste un’alternativa al pensiero unico, che ci si può provare, che è meglio fare assieme e condividere i tentativi, che ci si deve credere, che si deve tornare a imparare, magari in un’altra scuola. E molti ci sono riusciti compiendo quella che qui voglio definire una resistenza virtuosa.

Mai come in queste ore abbiamo bisogno di un possibile in cui credere e far credere, capace di spezzare le catene delle solite convenienze (di pochi) e di capire che un certo pensiero urbanistico è finito come è finito il modo di governare il territorio a spese del futuro. La luce del fiammifero di ogni resistenza virtuosa fa più luce di quella che vediamo.

Fulco Pratesi
Fulco Pratesi WWF

La mia famiglia possiede da cinque generazioni una tenuta il cui territorio è compreso per buona parte  nel Comune di Corchiano. Prima dell’ultima guerra, Corchiano era un paese poverissimo, ma con una popolazione industriosa e gentile. I nostri rapporti da bambini (eravamo sette, nati dal 1933 al 1943) con il paese, al quale arrivavamo a piedi traversando forre e campi (per strada erano 4 chilometri) erano limitati alle Messe domenicali nella chiesa del centro storico, alle poche spese nei negozietti e ai racconti dei bambini dei mezzadri, che tornavano dalla scuola elementare del paese.

A poco a poco, Corchiano, nostro Comune di maggior riferimento, ebbe, dopo la seconda Guerra mondiale, un forte sviluppo.

Grazie alla coltivazione delle nocciole (le “nocchie” della Tuscia), all’industriosità della popolazione e al boom dell’edilizia, il paese si ampliò di molto, lasciando un po’ in disparte l’antico affascinante centro, di origine falisca, costruito su uno sperone di tufo a picco sulla forra.

La nostra azienda, inserita nel 1985 tra le oltre 100 Oasi del WWF, scelse nel 1990 di adottare i criteri dell’agricoltura biologica. Questo significò intensificare le misure, che già i nostri padri avevano seguito, di tutela dei boschi e delle secolari querce isolate nei coltivi, di creazione di siepi per la difesa della fauna e delle flora spontanea, di eliminazione di tutte le forme di presidio chimico, dai diserbanti, ai fertilizzanti agli insetticidi.

Questa situazione protezionistica preesistente, indusse il WWF Lazio – anche sul parere della Soprintendenza ai Monumenti che riconosceva alla nostra proprietà le caratteristiche di “Paesaggio antico” in un territorio trasformato da grandi distese di noccioleti – a chiedere alla Regione Lazio (Presidente Badaloni) di porre nel 2000, sui 260 ettari dell’azienda il  vincolo di Monumento Naturale denominato, dalla località in cui ricade, “Pian Sant’Angelo”. In esso, oltre ad una natura ricca e preservata, preesistevano importanti testimonianze etrusche e falische, come tombe a due piani e iscrizioni, il grande manufatto detto il “Ponte del Ponte” (ai tempi nostri “Il Pontaccio”) e altre, in parte inghiottite dalla foresta non più tagliata da decenni.

Mi piace pensare che la  presenza di una simile porzione di area strettamente tutelata, assieme al grande impegno dell’insostituibile Sindaco Bengasi Battisti, abbia in qualche misura contribuito a far meritare a Corchiano nel 2010 l’ambitissima nomina di Comune Virtuoso.

Riconoscimento meritato non solo per la presenza nei suoi confini di due Monumenti Naturali (oltre Pian Sant’Angelo, quello delle Forre) ma soprattutto per le intense, rispettate e coinvolgenti norme di gestione ecologica dei rifiuti, dell’energia, dell’acqua, della manutenzione del verde e dell’accoglienza, che fanno di Corchiano un modello per tante altre comunità della Tuscia viterbese e non solo.

Mi piace anche ricordare, tra le altre benemerenze dell’amministrazione comunale, la frequentata biblioteca comunale, la trasformazione di un antico mattatoio in un delizioso piccolo teatro, l’annuale celebrazione del “Fescennino d’Oro” che porta in paese personalità della cultura e dello spettacolo, la rinomata celebrazione del Presepe Vivente in fondo a una forra tufacea, il restauro di parte dell’antica Via Amerina che recava dalla via Cassia ad Amelia in Umbria, l’impegno assiduo e continuo nel restaurare e rivitalizzare palazzi del centro storico e infine la recente iniziativa di creare il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, nato per volontà del Vicesindaco Livio Martini, che riunisce in un insieme dieci comuni del territorio per indirizzare le loro politiche verso un’agricoltura più sostenibile che tuteli il paesaggio e promuova tecniche culturali meno invasive.

Daniel Tarozzi
Daniel Tarozzi Italia che cambia

Sono due anni che giro incessantemente l’Italia e dodici anni che seguo da vicino l’Italia che Cambia. Ho visto cose che voi umani… Sindaci che realizzano politiche straordinarie sui rifiuti, sull’efficienza energetica, sulla mobilità, sul recupero di zone inquinate.

Ho visto Sindaci che prendono stipendi di poche centinaia di euro in piccoli paesini isolati e curano il proprio territorio con passione e dedizione. Ho visto Sindaci commissariati perché facevano troppa raccolta differenziata in zone difficili ricandidarsi e stravincere le elezioni. Ho visto Sindaci e amministratori locali in grado di approvare piani a crescita zero, di anticipare tutte le grandi questioni di questi anni: la lotta allo scempio edilizio, alla distruzione del territorio e alle relative frane e alluvioni, alla costruzione di comunità in grado di mettere al centro l’essere umano e il suo agire.

Ho visto Sindaci orgogliosi di tornare semplicemente ad amministrare l’ordinario, ho visto Sindaci entrare in Comune a piedi scalzi; ho visto amministratori umili, vestiti come persone normali, li ho visti giocare a calcio, li ho visti allestire una sala, li ho visti stanchi, tirati, a volte frustrati, ma mai mai mai arresi. Ho visto Sindaci dover lottare con assurdi patti di stabilità che tagliavano ogni possibile spesa, ho visto Sindaci insoddisfatti nonostante i risultati ottenuti chiedersi sempre “cosa posso fare ancora”.

Ne ho visto di amministratori eccezionali in questo nostro Paese. Li ho visti riuniti e li ho visti nei loro territori, li ho incontrati, ci ho parlato, pranzato, discusso. Persone, normalissime persone con il virus della responsabilità a roderli dentro e a spingerli a cercare di “cambiare il mondo”, spesso riuscendoci.

Uno dei loro slogan mi è entrato nel cuore: “vietato non copiare!”.

Questi Sindaci, questi amministratori, sono riuniti in una straordinaria Associazione, quella dei Comuni Virtuosi. Marco Boschini, Luca Fioretti e molti altri la portano avanti da anni nella titanica lotta contro la disinformazione cercando di mostrare che “c’è un altro modo”, cercando di contaminare, riprodurre, migliorare.

L’Italia che cambia è anche l’Italia dei Comuni Virtuosi. Ed è a loro che va tutto il mio e il nostro augurio di continuare così e festeggiare un giorno i cinquanta anni di vita dell’Associazione con il suo scioglimento grazie al raggiungimento del suo obiettivo: costruire un’Italia che funzioni.

Daniel Tarozzi, per ItaliacheCambia.org

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