L’identica, bellissima utopia
Che cos’hanno in comune un postino, un maestro elementare, un’avvocata e un preside. Questi quattro hanno dimostrato che la politica non è l’arte del compromesso al ribasso, ma il mestiere che rende possibile l’identica, bellissima utopia: lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.
Il vento della sera portava con sé l’odore pulito della terra bagnata quando i quattro si ritrovarono attorno al tavolo di quella trattoria, a metà strada tra i picchi delle Dolomiti e le curve dolci dell’Emilia. Sul tavolo c’era la mappa invisibile dell’Italia, tracciata da chi, da un giorno all’altro, aveva deciso che la rassegnazione non era più un’opzione percorribile.
Ezio Orzes posò la sua borsa, quella stessa borsa che per anni aveva riempito di lettere, cartoline e bollette. Faceva il postino a Ponte nelle Alpi, e a forza di bussare alle porte della gente, i suoi concittadini li conosceva uno a uno, per nome. Quando era diventato assessore all’ambiente aveva applicato la stessa cura certosina della sua professione alla gestione della terra.
«Sapete cosa mi dicevano all’inizio?» esordì Ezio, sorridendo dietro gli occhiali. «Che la gente è pigra, che differenziare è un lusso da filosofi. Ma io i miei compaesani li guardavo negli occhi. Abbiamo tolto i cassonetti, applicando il porta a porta. Oggi a Ponte nelle Alpi la raccolta differenziata ha toccato il 90%. Non separiamo solo la plastica dalla carta, separiamo il futuro dal passato.»
Rossano Ercolini annuì, versando a tutti un sorso di vino. Lui, maestro elementare, sapeva bene che le grandi rivoluzioni non partono dai decreti ministeriali, ma dai gesti semplici, ripetuti, comprensibili ai bambini. A Capannori, in Toscana, Rossano aveva preso quella pazienza pedagogica e l’aveva trasformata in una sfida epocale: convincere un’intera comunità che il concetto stesso di “rifiuto” fosse un errore di progettazione.
«I bambini lo capiscono subito che in natura il rifiuto non esiste,» disse Rossano, con la voce calma di chi è abituato a farsi ascoltare senza urlare. «Ho spiegato ai grandi quello che insegnavo ai piccoli. E Capannori è diventata la prima città italiana ad aderire alla Strategia Rifiuti Zero. Non è tecnica, Ezio, hai ragione tu: è educazione. È restituire valore alle cose e responsabilità alle persone.»
Dall’angolo del tavolo, Isabella Conti ascoltava in silenzio, lo sguardo fiero di chi ha dovuto guardare in faccia poteri molto più grandi di lei. Da avvocata, conosceva il peso delle parole scritte sui codici; da sindaca di San Lazzaro di Savena, aveva capito che quelle parole dovevano diventare uno scudo per difendere il territorio.
«Voi avete ripulito quello che c’era, io ho dovuto impedire che sporcassero l’avvenire,» intervenne Isabella, la voce ferma. Ricordò i giorni caldi in cui una colata di cemento, una grossa speculazione edilizia da centinaia di appartamenti, minacciava di cancellare i campi e la storia del suo comune. Aveva detto no. Aveva impugnato le carte, rischiato in prima persona, resistito alle pressioni. «Mi dicevano che avrei fermato lo sviluppo. Ma il vero sviluppo è un terreno agricolo libero, è una comunità che respira, è la legalità che vince sul profitto cieco. Il diritto deve proteggere la bellezza, altrimenti non serve a nulla.»
Per ultimo intervenne Maurizio Olivieri. Lui univa la precisione del preside alla lungimiranza dell’amministratore locale. Quando era diventato assessore all’ambiente a Montechiarugolo, nel parmense, aveva guardato i tetti delle scuole, delle fabbriche, delle case, ma anche le voragini lasciate a terra dalle ex-cave, e ci aveva visto una miniera d’oro invisibile: il sole.
«Vedi, Isabella, tu hai protetto la terra, noi abbiamo guardato il cielo,» disse Maurizio con un sorriso complice. A Montechiarugolo aveva avviato una vera e propria rivoluzione sull’efficientamento energetico e l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Sotto la sua guida, i consumi pubblici erano crollati e il surplus di energia pulita aveva finanziato gli investimenti e liberato risorse per dare sollievo al bilancio comunale. I cittadini erano diventati produttori della propria energia. «Nelle scuole insegno che l’energia pulita è democrazia. Se un comune impara a prodursi la propria luce, non dipenderà mai più da nessuno. Abbiamo acceso una lampadina che non si spegnerà facilmente.»
La serata volgeva al termine. Fuori dal locale l’Italia dormiva, ma in quel piccolo angolo di Paese quattro persone normali — un postino, un maestro, un’avvocata e un preside — compresero di aver scritto, ognuno nel proprio pezzo di mappa, lo stesso identico capitolo di una storia nuova. Visionaria e sostenibile. Concreta e utile.
Non erano eroi solitari, ma sentinelle. Avevano dimostrato che la politica non è l’arte del compromesso al ribasso, ma il mestiere che rende possibile l’identica, bellissima utopia: lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.
NOTA DELL’AUTORE
Oggi Ezio si occupa a tempo pieno di rifiuti, portando in giro per l’Italia le proprie competenze acquisite sul campo e favorendo la diffusione del modello di Ponte nelle Alpi ovunque possibile. Isabella non è più sindaca di San Lazzaro di Savena (BO), ma Assessora della Regione Emilia Romagna, dove sta portando innovazione e nuove progettualità. Rossano continua ad insegnare, e coordina la Rete Rifiuti Zero in Italia. Maurizio non è più assessore, ma ha lasciato una scia luminosissima e rinnovabile dietro di sé.







