Un Appello congiunto al presidente dell’ANCI Piero Fassino da ATOR e Associazione Comuni Virtuosi

La trattativa per l’Accordo Quadro ANCI-CONAI tenga conto delle reali esigenze dei Comuni: un Appello congiunto al presidente dell’ANCI Piero Fassino da ATOR e Associazione Comuni Virtuosi
Il sistema che ha regolamentato ad oggi i rapporti tra i Comuni Italiani e i consorzi di filiera nella raccolta differenziata degli imballaggi, attraverso l’Accordo Quadro tra Anci e Conai, non regge più e deve essere radicalmente rivisto.
Lo dimostrano i dati contenuti nel Dossier curato da ESPER e diffuso l’anno scorso dall’Associazione Comuni Virtuosi  ed il Rapporto dall’ATOR Torinese, che hanno messo  in  evidenza  l’insostenibilità economica e ambientale dell’accordo in scadenza, che sottrae risorse economiche ai comuni, e condiziona  fortemente la possibilità degli stessi di raggiungere gli obiettivi di recupero di materia previsti dall’Europa e dalla Normativa Italiana. 
Le notizie che arrivano dal tavolo della trattativa per il nuovo Accordo quadro ANCI-CONAI non sono rassicuranti; si leggono comunicati stampa e dichiarazioni di Corepla e di rappresentanti dell’ANCI sostanzialmente coincidenti  nelle strategie e nella sostanza,  che confermerebbero il vecchio modello che consideriamo iniquo ed inefficace.
Per questo serve da parte di ANCI un cambio di passo e l’espressione di posizioni chiare e trasparenti: le esigenze reali dei Comuni devono essere portate e sostenute al tavolo di trattativa e il CONAI non può più ignorare le legittime istanze di un numero sempre crescente di Comuni, Consorzi ed ATO, che attendono risposte da troppo tempo.
I Comuni Italiani devono portare a casa da questo accordo risorse aggiuntive, almeno 150.000.000 €/anno in più rispetto a  quanto erogato loro complessivamente nel  2012, per coprire anche se ancora solo parzialmente, i costi reali che gli stessi sostengono per  le raccolte, il trasporto e la selezione di imballaggi. 

La scelta di CONAI, e dei consorzi di filiera, di tenere irragionevolmente basso il contributo ambientale pagato dai produttori degli imballaggi immessi sul mercato, che è attualmente tra i più bassi d’Europa, e di non considerare nella quota da distribuire ai Comuni i ricavi dalla vendita dei materiali, non può  essere pagata dai  Comuni  e dai cittadini.
E questo vale anche per la scelta  di non imporre, così come avviene in molti altri paesi europei, un contributo ambientale maggiorato  per chi immette imballaggi  non, o difficilmente, riciclabili, che oggi vengono raccolti e contabilizzati da Conai per essere avviati all’incenerimento. E’ questa la ragione per cui, in Italia, non si è messa in moto una progressiva prevenzione e una riconversione ecologica della produzione di imballaggi.

Consideriamo inoltre inaccettabile che negli Allegati Tecnici delle trattative, si persegua una omologazione verso il basso delle differenti esperienze,  che annulla le soluzioni più avanzate presenti nei diversi territori e produce costi aggiuntivi che incidono solo su  Comuni e cittadini; l’accordo deve invece assumere e tutelare le diverse esperienze attraverso regole chiare verificate da controlli sulle  fasce di qualità di soggetti terzi condivisi.

Ci appelliamo a Lei, Presidente Fassino, perché oggi, il ciclo integrato di gestione dei rifiuti, i Comuni, le famiglie hanno bisogno di sostegno e non si può continuare a penalizzare economicamente le gestioni virtuose dei Comuni che già ora raggiungono gli obiettivi Europei,premiando l’incenerimento invece del recupero della materia.

Occorre invece, nel rispetto della legge,  mettere fine all’insostenibile pratica di scaricare l’extra-costo (economico ed ambientale) della raccolta del rifiuto da  imballaggio  sulle comunità.

Le chiediamo per questo  di ascoltare  le esigenze dei territori, evitando una nuova sottoscrizione al ribasso dell’ Accordo Quadro ANCI-CONAI.

Paolo Foietta e Gianluca Fioretti

Comunicato stampa: 4 febbraio 2014

Ai Comuni più risorse dalla differenziata

Piero Fassino convoca a Roma i sindaci di tutta Italia. Il 29 gennaio discutono della crisi della finanza locale. Il presidente Anci pare ignorare la proposta dell’Associazione dei Comuni virtuosi che potrebbe garantire entrate per 450 milioni di euro, dalla revisione dell’Accordo quadro per la raccolta degli imballaggi. Il dossier su Altreconomia di dicembre 2013

Mercoledì 29 gennaio i Comuni italiani si incontrano a Roma. L’Anci -Associazione nazionale dei Comuni italiani- ha convocato i soci per discutere iniziative di pressione sul governo perché “riscriva la finanza comunale”. 

Secondo le analisi Anci, mancano tra il miliardo e il miliardo e mezzo. Eppure, l’associazione non fa pressioni per modificare l’accordo sulla raccolta differenziata e il riciclo degli imballaggi -dalla plastica al vetro, passando per l’alluminio e la carta-, firmato con il Conai (Consorzio nazionale degli imballaggi), che potrebbe portare ai Comuni fino a 450 milioni di euro” racconta ad Ae Luca Fioretti, sindaco di Monsano (Ancona) e presidente dell’Associazione Comuni virtuosi, che ha elaborato un dettagliato dossier evidenziando possibili modifiche all’Accordo quadro, che è scaduto a dicembre 2013.
Gli imballaggi, infatti, rappresentano quasi un quarto dei rifiuti prodotti dalle famiglie italiane, 7,13 milioni di tonnellate su 29,9 milioni (di queste, il 46 per cento sono state riciclate), e in Italia gli enti locali che si adoperano per una corretta raccolta differenziata ricevono in cambio, a parziale copertura dei costi, un corrispettivo massimo (teorico) di poco più di 72 euro, quasi un terzo della Francia, o della Spagna o del Portogallo, come descrive l’approfondimento pubblicato su Altreconomia a dicembre 2013.

Confronto_Corrispettivi_media_EU

Se fino a questo momento non è stato trovato l’accordo, lo si deve senz’altro all’azione dell’Associazione, che è riuscita a portare le proprie rivendicazioni anche dentro il gruppo di lavoro tecnico Anci-Conai. Tra le nostre rivendicazioni ci sono l’aumento del corrispettivo (ovvero quanto il Conai riconosce al Comune per tonnellata di imballaggio differenziato), del contributo ambientale (ovvero quello corrisposto da tutti i soggetti che producono, utilizzano e trasformano imballaggi), l’inserimento di premialità basate sulla qualità dei materiali raccolti” spiega Fioretti. Che aggiunge: “Abbiamo posto anche una questione di trasparenza, in merito alle società incaricate dei controlli sulla qualità dei materiali e su alcuni soggetti delegati a trattare per conto dei Comuni il rinnovo dell’accordo quadro”.

In due occasione, l’Associazione dei Comuni virtuosi ha scritto a Pietro Fassino, presidente dell’Anci. La prima in autunno, senza ottenere risposta. La seconda in gennaio, ottenendo in cambio dichiarazioni “in politichese -spiega Fioretti-: Fassino ci ha spiegato che l’Anci sta facendo tutto il possibile, che ‘sarà nostra cura di…’, ma rispetto alla proposte concrete, e in particolare a quelle sulla trasparenza, non ha fatto cenno”. 

Eppure, aggiunge Fioretti, il dossier e la proposta dell’Associazione comuni virtuosi sono sostenuti da “oltre 200 delibere di giunta, da parte di Comuni in tutta Italia, anche città importanti come Padova o Ancona. Quello che chiediamo all’Anci è rispetto nei confronti di questi enti locali. Parliamo di un accordo delicato, ma i Comuni sono alla canna del gas. E oltre a un riscontro economico, dato che le misure che noi proponiamo potrebbero portare quasi mezzo miliardo di euro in più all’anno nelle casse degli enti locali, ci premono altri fattori: l’impatto ambientale, la qualità dei controlli”.

Nel novembre 2008 era stato da poco rinnovato l’Accordo quadro, siglando quello scaduto a dicembre 2013. Delegato a trattare per conto dell’Anci era Filippo Bernocchi, assessore a Prato. Che in un virgolettato apparso sulla rivista Regioni&Ambiente spiegava che “il problema della raccolta differenziata è anche un problema di risorse. 8 miliardi di euro all’anno vengono spesi dai Comuni per la RD e il contributo Conai è una cifra minima nel totale delle spese sostenute dai Comuni”.
Da allora niente è cambiato. Bernocchi tratta per conto dell’Anci anche il nuovo Accordo quadro. I Comuni non hanno risorse adeguate per una efficace raccolta differenziata degli imballaggi.

Luca Martinelli –Altreconomia

Nuovo accordo ANCI-CONAI 2014-2018: la situazione in Provincia di Torino”

Pubblichiamo la presa di posizione dell’ATOR -Autorità d’ambito Torinese per il Governo dei Rifiuti- resa nota recentemente attraverso una presentazione dettagliata sullo stato dell’arte della raccolta differenziata dei consorzi del torinese.

Da tale analisi, perfettamente in linea con la situazione nazionale oggetto del nostro Dossier, emerge, conti alla mano, che un rinnovo delle condizioni del precedente accordo 2009-2013 avrebbe esiti devastanti per l’economia degli enti locali e non agirebbe da volano per lo sviluppo della Green Economy nostrana collegata alla RD e al recupero di materia.

“Nuovo accordo ANCI-CONAI: sarà possibile avviare una fase nuova e promuovere il recupero effettivo di materia per ridurre i costi del servizio ai cittadini o si deciderà di conservare il modello esistente?”

Se lo chiedono Paolo Foietta, presidente ATO-R, Associazione d’ambito torinese per il governo dei rifiuti, e Agata Fortunato, responsabile rifiuti della Provincia di Torino, all’interno di un documento che si trova scaricabile in pdf alla sezione ALLEGATI in fondo pagina.

Pubblichiamo a seguito una parte significativa del documento priva delle tabelle e note bibliografiche che si trovano nella versione integrale.

1.2 LA SITUAZIONE IN PROVINCIA DI TORINO

Nel 2013 L’Associazione d’Ambito Torinese per il Governo dei Rifiuti (ATOR) ha condotto la prima indagine sistematica, in Italia, sul recupero di materia dalla Raccolta Differenziata.
Lo studio ATOR3 per la formazione di una struttura societaria integrata approvato il 15 novembre 2013 da tutti i Consorzi ed i Comuni dell’ Ambito Torinese ha misurato per la Provincia di Torino il valore del ritorno economico del recupero di materia ed ha valutato le diverse possibilità di crescita di tali risorse, essenziali per il ciclo integrato dei rifiuti.
Al 2012, sulla quantità complessiva di 1.054.016 tonnellate di rifiuti urbani prodotti in Provincia di Torino, il 50,30% sono state raccolte in modo differenziato pari a 523.929 tonnellate di materia (imballaggi, organico e altro); di queste 191.827 tonnellate sono state raccolte nella Città di Torino e ben 332.102 tonnellate all’esterno della Città di Torino.

Gli imballaggi raccolti attraverso la Raccolta Differenziata, carta, plastica, vetro, acciaio, alluminio e legno sono 305.342 tonnellate; di queste 217.644 tonnellate sono state valorizzate e conferite ai consorzi di filiera CONAI (171.344 t) ed a soggetti indipendenti (46.300 t).
Certamente si può fare di più e meglio, aumentando la quantità avviata al recupero e riducendo frazione estranea e scarti.
Sul fronte della valorizzazione dei materiali da raccolta differenziata (plastica, carta, vetro, acciaio, alluminio e legno), si registrano nel 2012, a livello di Provincia, ricavi per 15,7 milioni di €, a cui vanno sottratti circa 2 milioni di € di costi di selezione/stoccaggio, in gran parte dovuti alle operazioni di prepulizia della plastica.

Dei 15,7 milioni di € introitati dalla cessione dei materiali derivanti dalla raccolta differenziata, 13 milioni di € (al lordo dei costi dell’attività di prepulizia, prevalentemente per la frazione plastica) sono ascrivibili ai corrispettivi dalle diverse filiere del CONAI; circa 2,7 milioni di € derivano invece da circuiti di valorizzazione extra CONAI.
I corrispettivi derivanti dalla valorizzazione della raccolta differenziata corrispondono quindi mediamente a meno di 6 €/anno per abitante, una cifra assolutamente inadeguata per coprire il differenziale del costo della raccolta differenziata rispetto al costo di gestione dei rifiuti indifferenziati.
Raddoppiare la quantità di materia avviata al recupero è assolutamente possibile e consentirebbe di introitare 12 €/anno/ab, cioè circa 27 milioni di €/anno, a fronte dei 13 attuali.

Se il recupero di materia fosse tale da portare a introiti di 20 €/anno/ab, obiettivo raggiungibile solo attraverso un diverso Accordo ANCI – CONAI, si potrebbero introitare quasi 50 milioni di €/anno (35 in più rispetto alla situazione attuale), riducendo in modo significativo il costo del servizio.

2. COREPLA ED IL RICICLO DELLA PLASTICA IN ITALIA ED IN PROVINCIA DI TORINO

La filiera più importante della raccolta differenziata di Imballaggi è rappresentata dalla Plastica (COREPLA), che vale il 54% del totale dei contributi CONAI; nel 2012 la raccolta della plastica è stata in Italia di 693.000 tonnellate, per un valore di 174 milioni di contributi erogati.

In attuazione dell’Accordo ANCI-CONAI, ora in scadenza, i Comuni sono obbligati a conferire a COREPLA i rifiuti plastici da raccolta differenziata ma non ricevono da questa un corrispettivo adeguato a copertura dei maggiori oneri per la raccolta differenziata pur avendola attivata e realizzata, a causa della qualità della raccolta stessa, che viene misurata e verificata esclusivamente da COREPLA.

Negli anni le fasce di qualità sulla base delle quali COREPLA attribuisce o meno il corrispettivo alla raccolta sono andate progressivamente restringendosi, ma al contempo non sono state fornite ai Comuni risorse per sostenere il reale miglioramento della qualità della raccolta; questo ha determinato in molti territori italiani il ricorso ad una onerosa pre-pulizia della plastica, prima del conferimento presso gli impianti di selezione convenzionanti COREPLA;
questa prassi determina un minor costo per COREPLA, ma un inaccettabile aggravio dei costi per i Comuni e quindi per i cittadini, ( dato che la pulizia del materiale può essere effettuata contestualmente alla selezione) , la perdita della tracciabilità dei flussi e un maggiore impatto ambientale (trasporto, lavorazione dei rifiuti).

Dove non si ricorre alla pre-pulizia della plastica raccolta differenziatamente, sempre più spesso ai comuni non viene riconosciuto alcun corrispettivo, nonostante COREPLA abbia preso in carico gli imballaggi conferiti e li abbia valorizzati economicamente.
Anche in Provincia di Torino la filiera della plastica è la più importante tra le filiere CONAI rappresentando circa il 56% del totale dei corrispettivi erogati; vengono raccolte poco meno di 50.000 tonnellate di plastica; 31.252 t sono conferite al consorzio COREPLA, per un corrispettivo totale di 7,2 milioni di € cui vanno sottratti i costi di selezione e smaltimento scarti, che non è stato possibile determinare in maniera univoca, ma che si può stimare superino i 2 milioni di € (quasi il 30% del valore del corrispettivo).

Sul territorio provinciale la plastica viene raccolta con modalità diverse: da sola tramite raccolta monomateriale (Bacino 18- Città di Torino, Bacino 16 e CISA) e tramite raccolta multimateriale plastica-metallo nei restanti bacini (ACEA, ACSEL, CCS, COVAR 14, ASA e SCS).
Il consorzio CADOS, gestione CIDIU, è passato nel corso del 2009 e fino a febbraio 2011 alla raccolta multimateriale, per poi tornare alla raccolta monomateriale.

La raccolta multimateriale è stata avviata, nel territorio della Provincia di Torino a partire dal 2006, promossa da un apposito Protocollo d’intesa4 che ha consentito lo sviluppo di una metodologia operativa trasparente e ha portato al raggiungimento di risultati quantitativamente eccellenti e qualitativamente adeguati.
Tale metodologia, caratterizzata da tracciabilità e costante monitoraggio, attraverso analisi svolte per la prima volta da società terza, titolata e riconosciuta a livello nazionale (IPLA SpA, società interamente pubblica della Regione Piemonte), ha permesso una riduzione dei costi di raccolta ed una migliore valorizzazione economica dei metalli rispetto alla tradizionale raccolta del metallo insieme al vetro.
Nonostante in diverse occasioni, anche pubbliche, il Consorzio abbia riconosciuto la validità del sistema messo in pratica sul territorio torinese, non ha mai di fatto incentivato il suo sviluppo, permettendo di replicarlo su altri territori, ma incomprensibilmente ha ostacolato questo percorso, inserendosi di prepotenza in un rapporto privatistico tra piattaforma e convenzionato, disincentivando negli anni la raccolta multi-materiale, che a prescindere dall’eccellenza territoriale risulta la meno costosa e più efficace per i Comuni.

4- La Provincia di Torino ha promosso la sottoscrizione di due protocolli d’intesa con Consorzi di Bacino, Aziende pubbliche di Gestione e la piattaforma di selezione per la gestione della frazione di rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata: DGP 583-564357/2007 sottoscritto il 7/6/2007 (Provincia di Torino, ATO-R, IPLA, DEMAP, Consorzi di Bacino COVAR14 e CCS, Aziende ACSEL, SCS) e DGP 683-48593/2009 sottoscritto il 12/1/2010 (Regione Piemonte, Provincia di Torino, ATO-R, DEMAP, Consorzi di
Bacino COVAR14 e CCS, Aziende ACEA, ACSEL, ASA, CIDIU, SCS).

7- Almeno in riferimento alla realtà torinese questa scelta è sembrata davvero incomprensibile; pare quasi che l’obiettivo di COREPLA non sia raccogliere la maggior quantità di plastica ad un costo ragionevole, avviandola ad un effettivo recupero di materia, ma di intervenire sulla scelta dei modelli di raccolta differenziata adottati dai comuni.
Per raggiungere elevati quantitativi di raccolta COREPLA ha esteso la raccolta della plastica a frazioni non effettivamente recuperabili per cui alla crescita della quantità non è corrisposto un analogo risultato in termini di recupero di materia: si è passati dalla raccolta dei soli contenitori per liquidi (acqua, bibite, flaconi, …) ad altre categorie di imballaggi plastici (sacchetti, vaschette, reggette, contenitori vari, ….), fino alla recente introduzione di piatti e bicchieri monouso in plastica e degli imballaggi in bioplastica.
Il progressivo aumento delle tipologie di imballaggi conferibili nella raccolta della plastica ha prodotto una notevole confusione che è spesso causa della scarsa qualità della raccolta (per buona parte la frazione estranea rinvenuta nella raccolta è costituita da oggetti in plastica non riconosciuti dal CONAI).
La metà della raccolta, costituita da imballaggi misti (vaschette, reggette, film di piccole dimensioni, piatti e posate, ecc.), a seguito della selezione viene avviata non a riciclo, bensì all’incenerimento; tale scelta è difficilmente condivisibile sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.

Oggi in Provincia di Torino la frazione estranea media è pari al 20-25%; del materiale conferito a COREPLA e solo il 50% è destinato a effettivo riciclo; il restante 50% è rappresentato dalla frazione estranea e da imballaggi non valorizzabili che sono inviati al recupero energetico, in impianti fuori provincia. Quindi solo la metà della plastica raccolta in modo differenziato viene effettivamente avviata al recupero di materia.

Per contro, nella filiera della plastica continua l’anacronistica distinzione fra imballaggio e manufatto: la riciclabilità (e di conseguenza quello che dovrebbe essere chiesto ai cittadini di raccogliere) non dipende e non deve dipendere (come invece accade oggi, ma fortunatamente non per tutte le filiere) dalla funzione che l’oggetto ha svolto prima di diventare rifiuto ma dal materiale di cui è composto. Mentre mandiamo a smaltimento molti rifiuti che avrebbero già oggi una filiera di riciclo (ad esempio manufatti in PE, PP o PET), molto di quanto chiediamo ai cittadini di raccogliere in modo differenziato diventa Frazione Estranea (F.E.), costituisce un extra-costo per i comuni e viene avviato dai consorzi di filiera (soprattutto COREPLA) a recupero energetico.

SOMMARIO

1. IL RECUPERO DI IMBALLAGGI E IL SISTEMA CONAI
1.1 LA SITUAZIONE IN ITALIA
1.2 LA SITUAZIONE IN PROVINCIA DI TORINO
2. COREPLA ED IL RICICLO DELLA PLASTICA IN ITALIA ED IN PROVINCIA DI TORINO
3. PERCHÉ OCCORRE RIVEDERE RADICALMENTE L’ACCORDO ANCI – CONAI
3.1 IL CONTRIBUTO AMBIENTALE CONAI (CAC), IL PIÙ BASSO D’EUROPA, È INSUFFICIENTE PER SOSTENERE LA FILIERA DEL RECUPERO DI MATERIA
3.2 PER RIDURRE IL COSTO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA BISOGNA AUMENTARE IL CORRISPETTIVO CONAI “EFFETTIVAMENTE RESTITUITO”
3.3 PERCHÉ BISOGNA RISCRIVERE GLI ALLEGATI TECNICI DELL’ACCORDO ANCI CONAI
3.4 ELEMENTI ESSENZIALI PER UN NUOVO ALLEGATO TECNICO COREPLA

Leggi anche: Polemica Ator-Conai al convegno sulla governance dei rifiuti di Beinasco (To)

“Nuovo accordo ANCI-CONAI 2014-2018: riforma o conservazione?”

Pubblichiamo la presa di posizione dell’ATOR -Autorità d’ambito Torinese per il Governo dei Rifiuti- resa nota recentemente attraverso una presentazione dettagliata sullo stato dell’arte della raccolta differenziata dei consorzi del torinese.
Da tale analisi, perfettamente in linea con la situazione nazionale oggetto del nostro Dossier, emerge, conti alla mano, che un rinnovo delle condizioni del precedente accordo 2009-2013 avrebbe esiti devastanti per l’economia degli enti locali e non agirebbe da volano per lo sviluppo della Green Economy nostrana collegata alla RD e al recupero di materia.

“Nuovo accordo ANCI-CONAI: sarà possibile avviare una fase nuova e promuovere il recupero effettivo di materia per ridurre i costi del servizio ai cittadini o si deciderà di conservare il modello esistente?”

Se lo chiedono Paolo Foietta, presidente ATO-R, Associazione d’ambito torinese per il governo dei rifiuti, e Agata Fortunato, responsabile rifiuti della Provincia di Torino, all’interno del documento “Nuovo accordo ANCI-CONAI 2014-2018: riforma o conservazione?”.

Una parte significativa del documento ( cap.1.2 e 2- COREPLA e il riciclo della plastica) è riportata in questo post correlato.
SOMMARIO

1. IL RECUPERO DI IMBALLAGGI E IL SISTEMA CONAI

1.1 LA SITUAZIONE IN ITALIA

1.2 LA SITUAZIONE IN PROVINCIA DI TORINO

2. COREPLA ED IL RICICLO DELLA PLASTICA IN ITALIA ED IN PROVINCIA DI TORINO

3. PERCHÉ OCCORRE RIVEDERE RADICALMENTE L’ACCORDO ANCI – CONAI

3.1 IL CONTRIBUTO AMBIENTALE CONAI (CAC), IL PIÙ BASSO D’EUROPA, È INSUFFICIENTE PER SOSTENERE LA FILIERA DEL RECUPERO DI MATERIA

3.2 PER RIDURRE IL COSTO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA BISOGNA AUMENTARE IL CORRISPETTIVO CONAI “EFFETTIVAMENTE RESTITUITO”

3.3 PERCHÉ BISOGNA RISCRIVERE GLI ALLEGATI TECNICI DELL’ACCORDO ANCI CONAI

3.4 ELEMENTI ESSENZIALI PER UN NUOVO ALLEGATO TECNICO COREPLA

Fonte: Eco dale Città

Leggi anche: Polemica Ator-Conai al convegno sulla governance dei rifiuti di Beinasco (To)

2014 anno Ue della Green Economy, Realacci raccontaci quale piano per l’Italia

Caro Onorevole Realacci,
abbiamo letto l’articolo del 2 gennaio che riportiamo a seguito  in forma integrale su Greenreport che si conclude con questa tua dichiarazione di intenti assolutamente condivisibile e apprezzabile   «Trovare la chiave per affrontare la crisi mobilitando le migliori energie del Paese e scommettendo sulla green economy è anche l’obiettivo che si sono date le Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera avviando un’indagine conoscitiva sulla green economy da concludere entro i primi mesi dell’anno, in modo da poter orientare anche le politiche del governo italiano per il semestre di presidenza europeo».

Vogliamo sottoporti  un caso studio emblematico sullo stato dell’arte nel nostro paese del settore del riciclo, definito come un asse portante della Green Economy. Ci auguriamo che l’indagine conoscitiva che avete in programma come Commissione Ambiente e Attività Produttive consideri  questo e altri casi di imprenditori, potenzialmente attori della Green Economy che stanno invece meditando di lasciare il paese.

Ci auguriamo che un progetto di rilancio nazionale della Green Economy non possa evitare di  fornire delle risposte alle questioni che l’imprenditore in questione ha raccontato in una lettera aperta ai cittadini apparsa in cinque parti sul Sole 24 ore, nel disinteresse generale.
Questa situazione di sofferenza del settore del riciclo nazionale è stata ripresa dal Dossier che come ACV, Associazione Comuni Virtuosi, abbiamo presentato la scorsa estate per offrire un contributo all’interno dell’accordo ANCI-CONAI. 

2014 anno Ue della Green economy, Realacci: «Straordinaria occasione e vi spiego perché»

2 gennaio 2014 Greenreport

Come aveva annunciato il commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik, Il 2014 sarà “l’Anno europeo della green economy”: «Voglio che l’economia sia il tema della Settimana verde dell’anno prossimo e dedicheremo tutto il 2014 alla green economy, per rendere la nostra un’economia circolare, che vive in armonia con la natura. Se si usano le risorse in una maniera più efficiente si po’ anche ridurre l’inquinamento dell’aria. Il riciclo dei rottami d’acciaio può ridurre l’inquinamento di questo settore dell’87%. ‘E’ tutto collegato e la natura produce, usa e riutilizza, funziona in maniera circolare e niente viene sprecato: la green economy è  questo».

Ed Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera ed anche del gruppo di lavoro congiunto sulla green economy, non poteva che iniziare il 2014 partendo da qui ricordando che «L’anno europeo dell’economia verde, proclamato dall’Ue per il 2014 quando cade anche il nostro semestre di turno di presidenza del Consiglio dell’Unione, non è solo uno stimolo per  contrastare i mutamenti climatici, che abbiamo visto drammaticamente in azione in Sardegna, ma è una straordinaria occasione per rilanciare la competitività delle nostre imprese e l’economia a partire dalla green economy, e per offrire una prospettiva anche ai nostri giovani. Nel nostro Paese, come evidenziato dal rapporto GreenItaly2013 di Symbola e Unioncamere, già oggi esiste un’Italia green che è fatta dal 22% delle imprese, che crea occupazione e ricchezza, tanto che il 38% delle assunzioni complessive programmate nel 2013 si deve a queste realtà. Grazie a questa green Italy sono stati prodotti nel 2012 oltre 100 miliardi di valore aggiunto e vengono impiegati 3 milioni di green jobs. Che sono il motore dell’innovazione: il 61% delle assunzioni previste dalle aziende sempre nel 2013 nei settori della ricerca e sviluppo è coperto proprio da green jobs».

Realacci sottolinea che «Le nostre realtà green sono quelle più competitive, quelle che esportano di più  ed innovano di più. Ma non solo. Sono anche le imprese che offrono più speranza ai giovani: il 36% delle assunzioni programmate nel 2013 dalle imprese green sono rivolte ad under 30 contro il 30% delle imprese non green. Dando segnali positivi anche sul fronte dei diritti: se guardiamo ai green jobs, tra le assunzioni a carattere non stagionale, l’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52%, mentre scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green».

Il presidente della Commissione ambiente della Camera conclude: «Trovare la chiave per affrontare la crisi mobilitando le migliori energie del Paese e scommettendo sulla green economy è anche l’obiettivo che si sono date le Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera avviando un’indagine conoscitiva sulla green economy da concludere entro i primi mesi dell’anno, in modo da poter orientare anche le politiche del governo italiano per il semestre di presidenza europeo».

Si fa presto a dire Green Economy

Pubblichiamo, come abbiamo fatto per le precedenti quatto parti, la quinta “puntata” di una lettera aperta ai cittadini da parte del proprietario di Aliplast, un’azienda che ricicla il 10% della plastica riciclata in Italia, per denunciare le criticità del settore e le conseguenze che ricadono su Enti Locali, cittadini e occupazione.
Per quanto a noi noto, a parte un articolo su Polimerica.it in occasione del primo annuncio,  non vi è stata alcuna reazione o cenno di interesse da parte di giornalisti o testate,  nè tantomeno alcun riscontro dal mondo politico.   
Probabilmente in un altro paese, anche solamente in Francia, senza andare nel nord europa,  un imprenditore che opera nel settore del riciclo, (definito asse portante della green economy), non avrebbe avuto bisogno di farsi sentire con queste modalità. Oppure avrebbe ricevuto un colloquio dal ministero di competenza già solamene dopo il primo annuncio apparso su un giornale economico importante come è il nostro Sole 24 ore.
Non ci resta che chiederci quali siano le ragioni di fondo,  e soprattutto chiederne conto ai nostri rappresentanti politici del governo,  che dovrebbero occuparsene nei ministeri di competenza.
Le cinque parti del messaggio, apparse come annuncio a pagamento,  si possono leggere cliccando qui per la prima parte, qui per la seconda/terza e qui per la quarta. 

Caro Cittadino, è bene che tu sappia (parte quinta):

Sempre più spesso sentiamo dalla nostra politica nazionale la parola CAMBIAMENTO. Purtroppo questo viene associato ai cambi di persone nei diversi ruoli e non alle COSE da cambiare. Sentiamo molti dibattiti sempre focalizzati sul chi-comanda-con-chi e non sulle reali AZIONI da fare e sulle strategie da intraprendere che sono, invece, le vere risposte che oggi mancano all’appello dei cittadini e delle imprese.
In questi ultimi anni si è sempre più accentuata la mancanza di CHIAREZZA su ruoli, strategie, norme ed applicazione delle stesse nel contesto economico e questo è un requisito fondamentale per investire e per lavorare. In altre parole per far crescere il Paese.

Questo ambiente è il substrato ottimale per lo sviluppo delle rendite di posizione dei vari “orti e orticelli” che rappresentano l’esatto opposto dell’efficienza, che sottraggono risorse ai cittadini e all’economia nazionale e che si scioglierebbero come neve al sole se messi in competizione in contesti concorrenziali. Se a questo si aggiunge il fatto che manca totalmente un supporto all’impresa italiana che trova in quello che è il proprio Paese il principale ostacolo al suo sviluppo, allora si capisce perché la delocalizzazione sia all’ordine del giorno e gli investimenti stranieri in Italia siano solo un lontano ricordo.
Per quella che è la storia recente del nostro Paese non è possibile, oggi, fare impresa in Italia. Altro che incentivi alla Green Economy!

Esiste una specie di lobby anticoncorrenza che sta affossando il Paese e che si manifesta in molti settori dell’economia ed è stata capace di soffocare i primi timidi tentativi di apertura alla concorrenza (ricordate il decreto liberalizzazioni del fu Governo Monti?). Questo atteggiamento tiene in vita artificialmente strutture, enti ed imprese che in un contesto di libera concorrenza chiuderebbero i battenti in poco tempo.

Noi, nelle precedenti “puntate” abbiamo sollevato la questione della gestione – oggi di fatto monopolistica – dei rifiuti da imballaggi plastici che costerà al cittadino quasi 300 Milioni di Euro nel 2014 con risultati discutibili e, finora, inferiori ai minimi obiettivi fissati per legge. Questo è il nostro settore per cui questo è ciò che conosciamo e che vogliamo cambiare. Siamo convinti che se ognuno fa bene il proprio lavoro, con un occhio al proprio bilancio ed uno allo spirito di servizio verso il Paese, ci possano essere delle speranze di migliorare e di riprendere a crescere.

Il primo passo è, però, una scelta di campo e spetta alla (nuova?) politica. Vogliamo continuare a mantenere le rendite di monopolio oppure cambiamo davvero direzione ed iniziamo un percorso dove la selezione naturale in un contesto di libero mercato possa consentire ai soggetti più efficaci ed efficienti di creare ricchezza per loro e per il Paese?

Chi si proclama a favore del cambiamento batta un colpo.

Vi terrò aggiornati

Roberto Alibardi

http://www.aliplastspa.it
riciclaredavvero.wordpress.com
Da il “Sole 24 ore” del 23 dicembre 2013
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Interrogazione Nuti-Vignaroli: Conflitti di interesse accordo ANCI-CONAI, Orlando intervenga

Riportiamo il comunicato stampa del Movimento 5 Stelle emesso a seguito dell’interrogazione parlamentare dei deputati Nuti e Vignaroli del 19 dicembre 2013 e il testo dell’interrogazione. Questa è la seconda interrogazione che ha come tema l’accordo Anci-Conai.

COMUNICATO STAMPA
L’accordo fra Anci e Conai per il prossimo quinquennio verrà rinnovato nei prossimi giorni. Per far sì che la trasparenza sia un capo saldo dell’accordo che mette in ballo cifre a nove zeri il MoVimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al ministro dell ’Ambiente Andrea Orlando.

“Vogliamo sapere come è possibile che Filippo Bernocchi sia da un lato delegato rifiuti ed energia dell’Anci e dall’altro a libro paga Conai con diversi incarichi e – continua il primo firmatario dell’interrogazione Riccardo Nuti – non ci siano più organi preposti al controllo del sistema CONAI, monopolista del sistema di riciclaggio in Italia”.

“L’accordo ha una serie di punti discutibili: il Contributo Ambientale Conai più basso d’Europa (in barba al principio di “chi inquina paga”), la mancanza di trasparenza nella gestione delle aste dei rifiuti, uno dei motivi per cui piccole e medie imprese italiane del riciclo stanno chiudendo, gli scarsi riconoscimenti del corrispettivo versato ai Comuni che fanno la raccolta differenziata e più in generale una gestione economica da rivedere in cui si disperdono milioni di euro in pubblicità del marchio e nell’incenerimento di materiali in Italia ed Europa” commenta il deputato Stefano Vignaroli.

Roma, 20 dicembre 2013

TA 4/03013 CAMERA – TESTO ATTO

Interrogazione a risposta scritta 4-03013 presentato da NUTI Riccardo testo di Giovedì 19 dicembre 2013, seduta n. 141 NUTI e VIGNAROLI.

— Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. —

Per sapere – premesso che:

il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, recepisce la direttiva europea 94/62/CE che impone ai Paesi dell’Unione europea il raggiungimento di obiettivi prefissati di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio, inserendo nel nostro ordinamento il principio chiave del «chi inquina paga»,
ponendo dunque in capo ai produttori e agli utilizzatori di imballaggi l’onere del raggiungimento degli obiettivi nazionali; in particolare, si prevedeva la possibilità per produttori ed utilizzatori di organizzare le attività di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio primari direttamente sulle superfici pubbliche, tramite il CONAI che poteva stabilire un accordo di programma quadro nazionale con l’ANCI al fine di garantire l’attuazione del principio di corresponsabilità gestionale tra produttori, utilizzatori e pubblica amministrazione, precisando l’entità dei costi della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio da versare ai comuni.
Si ricorda che, secondo quanto previsto dalla direttiva europea citata, i comuni avrebbero avuto diritto a vedersi rimborsati interamente i costi della raccolta differenziata tramite l’intermediazione dell’ANCI;

il primo accordo tra ANCI e CONAI viene raggiunto nel 1999 e nel 2005 inizia ad occuparsi delle gestione dei rifiuti da imballaggio l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che il 22 marzo 2005 ha avviato un’indagine conoscitiva ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, conclusasi nell’agosto del 2008 in cui si evidenziavano, in relazione alle attività delle strutture direttive del CONAI, rischi di pregiudizio alla concorrenza derivanti dalla commistione dei ruoli di controllato e controllore esistenti in capo ai soggetti che si trovano a ricoprire incarichi gestionali sia nei consorzi di filiera che nel CONAI, cui come noto spetta la supervisione del sistema consortile generale;

successivamente è la FederAmbiente a denunciare, in data 26 ottobre 2006 in un’indagine conoscitiva promossa dalla VIII Commissione permanente della Camera dei deputati, e in data 20 settembre 2007 durante un’audizione promossa dinnanzi alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, i numerosi conflitti d’interesse che gravano sul sistema CONAI, mettendo in evidenza che il risultato di quella situazione erano i modesti trasferimenti finali in favore dei comuni;

nel 2001 Altero Matteoli, Ministro dell’ambiente pro tempore, decide di nominare Filippo Bernocchi, allora capogruppo di Alleanza Nazionale nel consiglio comunale di Prato, quale membro della commissione VIA grandi opere per il periodo 2002-2005, nonostante allora, come dimostra il suo curriculum vitae presente sul sito del Ministero, non vantasse alcuna significativa esperienza in campo ambientale. Tale nomina è stata più volte confermata fino all’ultimo rinnovo avvenuto nel 2011 con validità fino al 2014. Nel luglio 2009 viene nominato assessore a Prato con delega alle grandi opere producendo, ad avviso degli interroganti, un grosso conflitto di interessi tra il ruolo tecnico che ricopriva presso il Ministero dell’ambiente e la delega alle grandi opere nella giunta del comune di Prato;

nel maggio 2008, viene creata Ancitel Energia & Ambiente srl (società controlla da Ancitel Spa, a sua volta controllata dall’ANCI), e Bernocchi viene nominato presidente, carica che ricopre attualmente. L’anno seguente viene nominato direttore scientifico dell’Osservatorio enti locali sulla raccolta differenziata, creato in base all’accordo ANCI-CONAI (a cui egli stesso ha partecipato attivamente), finanziato dal CONAI e gestito dalla società di cui era appena diventato presidente, senza per questo ravvisare alcun conflitto di interesse. Infine nel 2011 Bernocchi viene nominato vicepresidente dell’ANCI, dall’allora presidente Sergio Chiamparino.
Nello stesso periodo Bernocchi, stando alle dichiarazioni dei redditi pubblicate dal sito web istituzionale del comune di Prato, ha visto aumentare sproporzionatamente il proprio reddito, passato da 273 mila euro del 2008 a 375 mila euro del 2011;

l’accordo quadro ANCI CONAI per il periodo 2009-2013 sottoscritto il 23 dicembre 2008 contiene, ad avviso degli interroganti, molti punti negativi, e tra questi uno risulta essere piuttosto ambiguo: il punto 7.2 lettera e) che stabilisce che ai componenti del comitato di coordinamento ANCI-CONAI spetta la possibilità di proporre al CONAI iniziative di formazione destinate a tecnici ed amministratori della pubblica amministrazione su tematiche relative alla gestione dei rifiuti urbani, con particolare riferimento ai rifiuti di imballaggio e per le quali il CONAI avrebbe messo a destinazione 250.000 euro annui, fino al 2013.
Di tale somma ha beneficiato in particolare la Scuola superiore della pubblica amministrazione locale che nel 2010 decide di assumere Bernocchi come docente annuale, oltre che come relatore (assieme al collega di Partito Nicola Nascosti) del ciclo di incontri sulla gestione degli imballaggi finanziato dal CONAI stesso. Per gli anni 2010 e 2011 Bernocchi è stato inoltre nominato coordinatore scientifico di un corso organizzato dalla Fondazione Promo P.A., anch’esso finanziato dal CONAI;

negli ultimi mesi sono arrivate critiche a Bernocchi non solo limitatamente ai conflitti di interessi sopra esposti. Altre sono arrivate nel mese di agosto del 2013 anche per la sua sistematica assenza al comune di Prato, di cui, come ricordato, è assessore. Inoltre, Bernocchi è stato criticato per la presunta vicinanza con gli avvocati esterni all’amministrazione, pagati, secondo alcuni troppo lautamente, per difendere il comune di Prato nella controversia legale con la società Estra, relativamente al bando per l’affidamento della distribuzione del gas, di cui lo stesso Bernocchi viene indicato come principale fautore;

molto recentemente, l’assessore con delega alle politiche del territorio e all’ambiente del comune di Ragusa, Claudio Conti, membro della giunta guidata dal sindaco del Movimento 5 Stelle, Federico Piccitto, ha inviato in data 2 settembre 2013 una lettera recante protocollo n. 66788 al presidente dell’ANCI, Piero Fassino, e al presidente della Commissione ambiente ANCI, Luigi Spagnoli, in cui afferma che oltre a ravvisare criticità insite nel testo dell’accordo, stando all’ultimo Accordo quadro siglato, Ancitel Energia & Ambiente srl, avrebbe ricevuto somme molto elevate da parte del CONAI per il monitoraggio dell’accordo e dei costi della raccolta differenziata degli imballaggi;

si ricorda, infine, che lo stesso decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, all’articolo 26, ha istituito, con funzioni di vigilanza sulle norme introdotte e sull’attività del sistema CONAI, l’Osservatorio nazionale rifiuti che, dopo aver proposto l’aumento del contributo ambientale CONAI e, soprattutto, aver deliberato nel 2008 l’avvio del primo sistema autonomo per la gestione dei rifiuti di imballaggio (cosiddetto sistema PARI), ha consegnato nel 2009 all’allora Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore, Stefania Prestigiacomo, un rapporto in cui si
evidenziavano forte perplessità sull’accordo ANCI-CONAI.
Come risposta, il Ministro ha prima destituito tutti i vertici dell’Osservatorio e, dopo la nullità dell’atto da parte del TAR del Lazio con sentenza n. 32862 del 18 ottobre 2010, ha deciso, alla scadenza naturale del mandato dei vertici dell’Osservatorio, di non rinnovare l’incarico o di nominare nuovi membri, rendendolo di fatto non più operativo. Ad oggi, non esiste dunque un organismo di vigilanza sulle attività del sistema CONAI –:

se il Ministro, venuto a conoscenza dei fatti esposti in premessa, non intenda adottare tutte le iniziative di propria competenza adatte a rimuovere i casi di conflitto d’interesse per la parti di propria competenza;

se non ritenga di dover procedere alla nomina dei vertici dell’Osservatorio nazionale rifiuti, al fine di rendere nuovamente operativo un ente di vigilanza sull’applicazione delle norme di cui al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e sull’attività del sistema ANCI-CONAI;

se non ritenga di dover assumere iniziative per modificare il sistema integrato di gestione dei rifiuti basato sul riciclo di imballaggio al fine di ottenere un sistema meno iniquo e più favorevole per i comuni italiani;

se non intenda procedere per rendere più trasparente e sorvegliare maggiormente le trattative attualmente in corso di finalizzazione per il rinnovo dell’accordo Anci-CONAI 2014-2018;

se non ritenga doveroso assumere iniziative per vincolare i soggetti individuati per condurre le trattative all’obbligo di non assumere, direttamente o indirettamente, incarichi o consulenze da parte del CONAI o dei consorzi di filiera per i successivi dieci anni.

NB: Questa è la seconda interrogazione parlamentare correlata ai temi che sono oggetto dell’accordo Anci-Conai. La precedente è stata presentata lo scorso luglio dai deputati Civati e De Menech. Per leggere il testo clicca qui.

L’ACV è contraria alla chiusura di un accordo ANCI-CONAI al ribasso

In previsione dell’incontro tra il Presidente di Anci Fassino e il Presidente della  Commissione Ambiente Anci indetto per il 12 dicembre per definire la piattaforma di richieste che Anci porterà al tavolo della trattativa con il Conai,  abbiamo ritenuto importante rendere pubblica la nostra posizione come Associazione Comuni Virtuosi ( ACV) .
In data 11 dicembre abbiamo pertanto inviato al Presidente Fassino e ai Membri della Commissione Ambiente di Anci un documento che ribadisce e puntualizza alcune nostre richieste che verrà diffuso tramite i nostri canali a partire da oggi.

I precedenti 

Attraverso la presentazione di uno specifico Dossier redatto in collaborazione con E.S.P.E.R. l’Associazione Comuni Virtuosi ha indicato, motivandole  alcune proposte da portare all’interno delle trattative per il nuovo accordo quadro Anci Conai.
Le proposte sono state sottoscritte da oltre 220 comuni e 4 consorzi per un totale di oltre 4.500.000 cittadini rappresentati. Il dossier e le sue principali proposte sono state oggetto di ben due interrogazioni parlamentari: la prima lo scorso luglio da parte degli onorevoli PD  Civati e De Menech e la seconda il 19 dicembre da parte degli onorevoli Nuti e Vignaroli del Movimento 5 stelle.
Un membro dell’ACV ha partecipato agli incontri di tavolo tecnico all’interno della Commissione Anci Ambiente per dare un contributo alla discussione e per fare si che le proposte più rilevanti diventassero punti irrinunciabili del nuovo accordo quadro che avrebbe decorrenza dal prossimo gennaio 2014 e per la durata di quattro anni.

Durante gli incontri che hanno avuto luogo dopo l’estate sono emerse alcune difficoltà su vari fronti. Tra le difficoltà in seno all’Anci abbiamo registrato un diverso interesse e differenza di vedute tra i comuni,  in genere i più grandi,  che solitamente hanno basse performance di RD e i comuni, in genere meno grandi,  che si sono impegnati con successo in una riduzione consistente del rifiuto indifferenziato. Seppur con qualche eccezione i primi risultano più inclini ad accettare un accordo “poco premiante” che non li penalizzi sul breve periodo, piuttosto che prepararsi ad accogliere  la sfida, e a fare quel balzo di qualità e quantità come RD,  che li ripagherebbe con risparmi sempre più ingenti nel tempo sui costi del conferimento in discarica o ad incenerimento.
Altre difficoltà riguardano alcune posizioni di chiusura trapelate in particolare dai  due consorzi  COREVE e COREPLA (che rappresentano il vetro e la plastica) verso le proposte che la Commissione Ambiente ANCI ha ritenuto di dover presentare.
Plastica e vetro, come è facile  capire, rappresentano, anche economicamente,  la fetta più grossa della trattativa ed evidentemente  la posizione dei consorzi è influenzata da pesanti condizionamenti del mercato di settore.  Il Corepla in particolare ha presentato una piattaforma, a nostro avviso inaccettabile, che, se accolta,  finirebbe per premiare le gestioni meno efficienti e favorire di fatto  l’incenerimento rispetto al recupero della materia, ribaltando nella sostanza, le linee di indirizzo dell’UE.   
La necessità di ridefinire in modo profondo e radicale l’Accordo nazionale Anci-Conai è dimostrato dal fatto che a partire dal 2011 i quantitativi conferiti dai Comuni nell’ambito dell’accordo quadro sono diminuiti mentre in precedenza erano sempre aumentati.
Per gli imballaggi in carta i Comuni che negli ultimi tre anni sono usciti dall’Accordo quadro hanno ottenuto ricavi spesso raddoppiati. La necessità di ridefinire in modo profondo e radicale l’Accordo nazionale Anci-Conai è dimostrato dal fatto che a partire dal 2011 i quantitativi conferiti dai Comuni nell’ambito dell’accordo quadro sono diminuiti mentre in precedenza erano sempre aumentati.
Per gli imballaggi in carta i Comuni che negli ultimi tre anni sono usciti dall’Accordo quadro hanno ottenuto ricavi spesso raddoppiati.

Il motivo principale che ha determinato questa situazione paradossale era già stato individuato nel 2008 dall’Antitrust con il rapporto IC26affermava che la RD degli imballaggi è “una risorsa economica che i Comuni italiani non riescono a sfruttare e che potrebbe invece, con un opportuno ricorso al mercato, garantire ai cittadini un servizio di raccolta migliore e tariffe più basse… Al riguardo, giova sottolineare una volta di più come le somme riconosciute ai Comuni ai sensi dei diversi allegati tecnici dell’Accordo ANCI-CONAI costituiscano i corrispettivi per le attività di raccolta su suolo pubblico poste in essere dagli enti locali, finanziate dall’importo complessivo del CAC (il cui versamento è in ultima istanza riconducibile agli utilizzatori finali), e non vanno in alcun modo intese quali prezzo dei rifiuti da imballaggio presi in carico dai Consorzi. Ove, come auspicato nel paragrafo precedente, si mantenesse la proprietà in capo ai Comuni, questi potrebbero direttamente contrattare con i soggetti riciclatori eventualmente interessati la cessione dei rifiuti.”

Negli ultimi anni il valore di mercato dei materiali conferiti dai Comuni italiani al sistema Conai è arrivato a superare i 200 milioni di euro (anche se l’Antitrust ritiene che alcuni consorzi non abbiano cessato di conferire gratuitamente ai propri associati una parte consistente di quanto gestito). Questi introiti, secondo l’Antitrust, dovevano essere incassati dai Comuni italiani ed invece hanno determinato un enorme avanzo di bilancio del sistema Conai (nel 2011 erano già 317 milioni i fondi a riserva dei consorzi di filiera e del Conai).
Per l’ACV è quindi indispensabile che nel nuovo Accordo quadro siano riconosciuti pienamente ai Comuni italiani, i valori di mercato dei materiali conferiti e che il corrispettivo venga riconosciuto solo per rimborsare i costi di raccolta degli imballaggi (come succede nel resto d’Europa), o i maggiori oneri di raccolta come stabilito in Italia a seguito dell’emanazione del Dlgs 152/2006.
Sulla base delle nostre richieste più significative in sospeso, e considerando già accolta quella riferita all’istituzione di enti di controllo terzi sulla qualità dei materiali conferiti- riteniamo che l’Anci debba assumere una posizione forte e chiara sui seguenti punti che l’ACV considera imprescindibili:

1. Aumento dei corrispettivi: al fine di ottenere la sostanziale copertura dei maggiori oneri per la raccolta differenziata, assicurando la più ampia copertura dei costi realmente sostenuti dai Comuni per la raccolta, trasporto e selezione di imballaggi e frazioni merceologiche similari. Si ritiene che per determinare l’ammontare dei maggiori oneri non si possa attualmente prescindere dai dati di costo degli imballaggi presentati dall’ISPRA nell’ultimo rapporto. Tali dati dimostrano che la differenza tra quanto i Comuni pagano per raccogliere gli imballaggi e quanto percepiscono è di almeno 550 milioni di euro (858 milioni di costo e 312 di corrispettivi Conai nel 2011).
Si ritiene che la soglia minima accettabile per la chiusura del nuovo accordo AQ ANCI CONAI NON POSSA ESSERE inferiore ai 150.000.000 €/anno in più rispetto a quanto erogato complessivamente nel 2012 dai consorzi in favore dei comuni.

2. Aumento del CAC. La richiesta di aumentare il CAC risponde all’esigenza, per noi inderogabile, di mettere a disposizione dei Comuni quanto loro spetta per farsi carico delle RD degli imballaggi, oltre che per pagare lo smaltimento degli imballaggi non riciclabili in aumento visto la mancanza di leve fiscali che li penalizzino alla fonte. Nei paesi EU a noi più vicini riportati nel nostro Dossier come Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi; ad un cac più alto pagato dalle aziende utilizzatrici di imballaggi corrispondono corrispettivi più alti per i comuni. Ai Comuni italiani arrivano come corrispettivi degli importi pari a un terzo di quanto ricevono quelli portoghesi e i più bassi in assoluto tra quelli dei 4 paesi presi in esame nel confronto con l’Italia.
Qualora il Conai fosse in grado di corrispondere ai Comuni i corrispettivi necessari in linea con quanto viene mediamente speso nel nostro paese per la RD, senza aumentare il cac in modo generalizzato, siamo disponibili a riformulare o archiviare la richiesta.

3. Rimodulazione del CAC in relazione alla effettiva riciclabilità degli imballaggi. Considerato che gli imballaggi per i comuni sono sempre un costo e che questo costo è attualmente solo in parte coperto dai contributi CONAI, l’obiettivo dei comuni dovrebbe tendere a ridurre il numero di imballaggi in circolazione e ad aumentarne progressivamente la riciclabilità. A tal fine le parti si impegnano a partire dal 1 gennaio 2015 a prevedere la rimodulazione del CAC, che deve essere commisurato in base alla effettiva riciclabilità degli imballaggi penalizzando le frazioni perturbatrici del riciclaggio (che implicano aumento dei costi di selezione), favorendo gli imballaggi totalmente riciclabili con bassi costi ambientali energetici ed economici e l’eco-design dei prodotti, limitando l’immissione a mercato di prodotti non riciclabili. I criteri per la rimodulazione del CAC saranno definiti entro il 1 luglio 2014 da una Commissione tecnica congiunta Anci-CONAI. L’ACV ritiene fondamentale e qualificante l’inserimento del principio, come sopra formulato, nell’accordo quadro in discussione. Tali proposte risultano in linea con il Piano Triennale di prevenzione dei rifiuti recentemente presentato dal Ministero dell’Ambiente che stabilisce la necessità “ dell’introduzione di sistemi fiscali o di finanziamento premiali per processi produttivi ambientalmente più efficienti e a minor produzione di rifiuto”, per la “riduzione dell’impatto che gli imballaggi possono avere sull’ambiente attraverso il miglioramento della riciclabilità degli stessi”.

4. L’ACV non è disponibile ad avvallare nessun accordo che premi economicamente in misura maggiore l’avvio all’incenerimento rispetto al recupero della materia.

5. L’ACV non è disponibile ad avvallare nessun accordo che penalizzi economicamente le gestioni virtuose in linea con gli obbiettivi UE e nazionali, (che hanno una percentuale di RD oltre al 65% ed una elevata qualità dei materiali raccolti) rispetto alle gestioni meno efficienti.

Saranno il business e le persone che determineranno la velocità della transizione verso un’Europa più verde?

Recentemente abbiamo pubblicato notizia sugli esiti dello studio Global Compact Paper delle Nazioni Unite che ha intervistato mille Ceo a livello internazionale per avere la misura dell’impegno delle aziende nell’affrontare le sfide della sostenibilità globale.
Nonostante il fatto che le questioni socio-ambientali siano ritenute importanti per il futuro delle loro attività dal 93% dei Ceo, risultano pochi i progressi fatti rispetto al precedente rilevamento avvenuto nel 2010. Oltre due terzi dei Ceo intervistati ammette che le aziende non stiano facendo abbastanza.
Per avere un commento autorevole sullo scenario che è emerso dallo studio abbiamo cercato il Professore Marco Frey che, oltre ad essere presidente della Fondazione Global Compact Italia é Professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, direttore del gruppo di ricerca sulla sostenibilità (SuM) della Scuola Sant’Anna e Direttore di Ricerca allo IEFE (Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente).

1) Professore quale è il suo commento sugli esiti del GC paper ? Che cosa può spingere i CEO a passare all’azione e superare gli ostacoli interni?
E’ evidente che dall’indagine di Accenture emerge che i CEO sentono di trovarsi in una situazione di stallo: largamente consapevoli dell’importanza di valorizzare strategicamente i temi della sostenibilità, ma anche frenati dalla mancanza di un supporto sistematico da parte delle istituzioni. Per qualcuno un importante vincolo è costituito anche dalla limitata spinta ricevuta dai consumatori verso soluzioni più sostenibili.
Eppure se guardiamo all’Europa un recente studio di Eurobarometer ci mostra che i cittadini sono consapevoli che il primo attore che può spingere le imprese ad essere più socialmente responsabili sono loro stessi, con particolare riferimento ai comportamenti di acquisto. Le istituzioni, un tempo al primo posto in questo ruolo di stimolo, sono ora scivolate al terzo posto, precedute anche dai manager che possono spingere le proprie imprese ad innovare nella prospettiva della sostenibilità. Questo accresciuto ruolo dei cittadini/consumatori e dei manager è coerente con quanto recentemente dichiarato da Janez Potočnik, che “Saranno il business e le persone che determineranno la velocità della transizione verso un’Europa più verde”. In questa occasione neppure dal Commissario all’ambiente viene citata l’azione dei governi che invece l’industria spesso invoca come priorità. Per quanto riguarda il superamento degli ostacoli interni, la modalità più efficace è quella di far sì che la sostenibilità sia un driver dell’innovazione di prodotto, di processo e di sistema. Le imprese sulla frontiera dell’innovazione, che guardano ai mercati globali, sono perfettamente consapevoli che l’orientamento alla sostenibilità è un elemento di potenziamento delle loro capacità. Ciò necessariamente richiede una buona dose di proattività per incontrarsi in una logica di partnership con quegli altri attori che saranno a loro volta in movimento.

2) Quanto seriamente verranno presi in Italia gli scenari che l’IPCC prospetta nel Sommario per i Decisori Politici (SPM) per il nostro paese?
Purtroppo in Italia non siamo molto attenti alle segnalazioni che provengono dall’IPCC. In parte forse questo dipende dalla scarsa accoglienza che ormai caratterizza le comunicazioni in materia di riscaldamento globale, in parte necessariamente ripetitive, in parte percepite come lontane nello spazio e nel tempo. Eppure ciò che l’IPCC ci dice ha una grande rilevanza per il nostro futuro: si pensi solo all’inserimento dell’Italia e dei Paesi del Mediterraneo tra le zone in cui nei prossimi decenni si ridurrà la piovosità ed aumenterà la siccità. E’ quindi è necessario che nei prossimi mesi ci si impegni per riprendere tutta una serie di elementi presenti non solo nel Sommario per i Decisore Politici, ma anche nella parte di analisi del rapporto.
Silvia Ricci
Leggi anche: Pochi i progressi sul fronte della sostenibilità globale

Chi più inquina più paghi, anche nel mondo del riciclo

Pubblichiamo la seconda e terza parte della lettera aperta del proprietario di Aliplast, un’azienda che ricicla il 10% della plastica riciclata in Italia, ai cittadini. Nel messaggio, pubblicato come annuncio a pagamento sul Sole 24 ore, vengono denunciate le criticità del settore e le conseguenze che ricadono su Enti Locali e cittadini. La prima parte si può leggere qui. La quarta qui e la quinta qui.

Caro Cittadino è bene che tu sappia.. (parte seconda)

……in questo Paese tutti siamo consapevoli che molte sono le cose che non vanno; sembra però subentrare una buia rassegnazione che ci impedisce di reagire, di cambiare per quanto possibile. Da anni la mia azienda raccoglie materiale considerato “nulla”, cioè il rifiuto di plastica da imballaggi, lo ricicla e produce nuovi imballaggi in una catena continua che è la VERA catena virtuosa anche in base alle priorità indicate dalle direttive europee.
Nel nostro piccolo abbiamo diminuito la dipendenza da importazioni di origine petrolifera e ridotto l’impatto ambientale di questi imballaggi e ciò senza MAI aver ottenuto NESSUN AIUTO o supporto da chicchessia. Esiste il sistema CONAI, che attraverso il suo consorzio di filiera COREPLA ha il compito di gestire il fine vita degli imballaggi in plastica.
Il COREPLA si finanzia con un contributo che ognuno di noi paga, probabilmente inconsapevolmente, facendo la spesa ogni giorno. Il contributo è fissato in modo arbitrario, senza un confronto con un libero mercato, oggi in 110 Euro alla tonnellata (sarà 140 euro dal 01.01.14 ed è stato in passato anche 195 euro), cioè circa 280 Milioni di Euro stimabili per il 2014. Questi soldi dovrebbero servire a raggiungere gli obiettivi di riciclo imposti dalla legge cioè il 26% di riciclo in materia (plastica che torna plastica) sull’immesso al consumo.
In realtà, leggendo l’ultima relazione sulla gestione di COREPLA (quella per l’anno 2012), si evince che questi soldi vengono spesi per riciclare meno del 20% e per recuperare una minima parte degli imballaggi immessi sul mercato, vale a dire che questo Ente (praticamente un monopolio obbligatorio per legge) non raggiunge l’obiettivo per il quale noi tutti (attraverso i produttori di imballaggi) paghiamo questi soldi.
Ma c’è di più: gli obiettivi ambientali stabiliti dalla legge vengono raggiunti e superati solo se all’attività (pagata da noi) di COREPLA si aggiungono i dati dei riciclatori indipendenti, cioè delle aziende come Aliplast che svolgono il loro lavoro sul libero mercato, senza ottenere nessun riconoscimento dal sistema.
Inoltre COREPLA fa pagare alle aziende il contributo sugli imballaggi secondari e terziari (relativi al circuito Commercio e Industria; quelli che servono a trasportare le merci), nel 2012 ammontava a circa 77 Milioni di Euro, senza occuparsi minimamente della loro gestione a fine vita; COREPLA ne recupera solo 11.000 tonnellate su 731.000 per le quali percepisce il contributo; e i soldi che tutti noi paghiamo come vengono spesi?

Non basta. Se un’azienda come la mia che dimostra in modo oggettivo e trasparente di raccogliere e riciclare molto più di quanto immette sul mercato – inclusa la prevalenza degli imballaggi propri – ed è quindi nelle condizioni di uscire dal sistema attraverso l’unico strettissimo varco lasciato da un quadro normativo che dovrebbe aprire ed incentivare la libera concorrenza mentre, di fatto, costruisce e salvaguarda monopoli, si trova sempre ostacolata dal monopolista… …che poi si accredita gratuitamente i risultati del nostro lavoro senza i quali non riuscirebbe a raggiungere gli obiettivi, imposti per legge, per i quali i cittadini lo pagano! Con il progetto P.A.R.I., Aliplast ha fatto risparmiare alle imprese sue clienti e, di conseguenza, ai consumatori loro clienti finali, diversi milioni di Euro in quattro anni, facendo DAVVERO il lavoro che COREPLA non fa come dovrebbe (o che fa molto parzialmente) ma per il quale percepisce la totalità del contributo.

Non sono contro il sistema CONAI, ma da storico riciclatore della plastica italiana vorrei trovare il modo di far sì che esso funzioni in modo appropriato, senza storture e sprechi, facendo in modo che venga ricompensato chi fa il lavoro veramente, a partire dai Comuni che non ottengono un corrispettivo adeguato al loro lavoro, seguendo una politica di VERA prevenzione che inizia da una progettazione degli imballaggi consapevole di quello che dovrà essere il loro fine vita. Il consorzio COREPLA è sempre stato ed è tuttora di fatto governato dai produttori di materie plastiche vergini che hanno l’interesse opposto al riciclo e questo è probabilmente il motivo per il quale la prevenzione non viene fatta e si preferisce incenerire le plastiche (anche provenienti da raccolta differenziata spinta!).

Visto che la Commissione Europea ci chiamerà a breve a più che raddoppiare le quantità di riciclo (non incenerimento!), quanto costerà alle imprese e al cittadino raggiungere questo obiettivo col sistema attuale, posto che sia in grado di farlo? Il mio richiamo vorrebbe attirare l’attenzione del legislatore e delle autorità di Governo verso dei possibili cambiamenti che facciano progredire il Paese, passando da gestioni rette da monopoli statici e costosi ad una concorrenza libera tra soggetti qualificati come avviene nei Paesi europei più evoluti. Sappiamo che la plastica è ormai parte integrante della nostra società ed è un mezzo talvolta insostituibile per garantire la nostra qualità di vita ma dobbiamo dare risposte serie, qualificate e moderne alla gestione del suo fine vita, soprattutto negli imballaggi che rappresentano il 40% di tutte le plastiche usate in Europa ogni anno.
Da “Il Sole 24 Ore” di lunedì 2 Dicembre 2013 – annuncio a pagamento –

Caro Cittadino, è bene che tu sappia (parte terza)

….nonostante la presenza e l’impegno di molte realtà di eccellenza italiane il nostro Paese sta precipitando nel baratro. Se non iniziamo, seriamente e da subito, a premiare i meriti di “sostanza” invece di difendere i soliti “orti e orticelli”, diventeremo una periferia del mondo da cui altri Paesi attingeranno manodopera e beni a pochi soldi.
Non c’è da aver paura della concorrenza, anzi, dobbiamo essere consapevoli che questa può creare benefici per la collettività (avete visto ad esempio cosa è successo, seppure tardi, nella telefonia mobile?), a patto che il mercato (anche quello dove c’è la presenza pubblica) sia gestito in un contesto di regole chiare ed uguali per tutti con una reale apertura alla concorrenza.

Ho scelto di parlare della gestione dei rifiuti da imballaggi plastici perché sento di aver creato col Gruppo Aliplast un caso di eccellenza italiana, che sta soffrendo proprio della difesa di qualche “orto” al di là di ogni ragionevolezza. Oggi le aziende produttrici di imballaggi in plastica – e a cascata i consumatori, cioè tutti noi – pagano nel prezzo dei beni acquistati un contributo ambientale (si chiama CAC) che finanzia un unico ente monopolista, il CONAI (per gli imballaggi in plastica il COREPLA). Il CONAI può cambiare l’ammontare di questo contributo (280 Milioni di Euro pronosticabili nel 2014 per la plastica) a sua discrezionalità: le aziende di fatto non hanno altra scelta se non pagare!

Un Paese civile ed attento a non bruciare le proprie risorse dovrebbe, piuttosto, consentire alle aziende di organizzarsi anche in modo diverso, con strutture – anche consortili – qualificate e riconosciute che operino in competizione tra loro, con le stesse regole, proprio per creare efficienza e ottimizzare costi e ricavi e quindi, alla fine, far pagare meno al cittadino consumatore. Quindici anni fa, invece, il legislatore italiano ha scelto di costituire un unico consorzio per ogni materiale, così gli imballaggi in plastica hanno – a tutt’oggi – un unico ente monopolista chiamato a gestire un insieme di materiali molto diversi tra loro per tipologia d’uso, logistica di raccolta, filiere di riciclo.

Perché non evolvere, invece, verso un sistema diverso, dove le imprese possano SCEGLIERE tra le diverse possibilità offerte loro da più operatori (qualificati e riconosciuti) sul libero mercato, quella che meglio si addice al proprio fabbisogno? Questa competizione realizzerebbe l’efficacia e l’efficienza di cui noi tutti abbiamo bisogno (soprattutto come imprese e cittadini).
Come in ogni gara occorrono due cose fondamentali: delle REGOLE chiare e paritarie ed un ARBITRO perché vengano rispettate. Oggi abbiamo già un arbitro e si chiama CONAI; però in questo momento sembra non svolgere, nel senso di cui sopra, il proprio ruolo. Andrebbe invece trasformato da passivo cassiere di un contributo a reale ed attivo motore per la promozione della concorrenza, della competizione e della diffusione delle “migliori pratiche”.

Mancano totalmente, in questo settore, le regole per una reale ed effettiva apertura alla concorrenza, e questo è un compito della politica ed un problema cui il legislatore deve porre rimedio. Non credo ciò sia difficile per un governo che vuole un Paese civile, competitivo, in crescita, evitando che si crei disoccupazione o, come si diceva, di diventare una “periferia” del mondo. Occorre però chiederci se ci sia una VERA volonta’ al riguardo.

Credo fermamente che solo con questo cambio di scenario potremo ottenere una gestione dei rifiuti più efficace ed efficiente, con percentuali di riciclo maggiori e costi inferiori mentre sarà dimostrato come mettere tutto insieme come facciamo oggi può essere solo l’anticamera dell’incenerimento che distrugge risorse e basta.

Ci stiamo ancora cullando (a parole) sul principio “chi inquina paga”: è ora che, a venti anni dalla prima normativa europea sugli imballaggi, si inizi a far pagare molto chi inquina molto e meno chi inquina meno.

Vi terrò aggiornati

Roberto Alibardi
http://www.aliplastspa.it
riciclaredavvero.wordpress.com
Da “Il Sole 24 Ore” di lunedì 09 Dicembre 2013

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