Deposito su cauzione: anche la Catalogna lo valuta, e l’Italia?

Dopo diversi mesi di ritardo, e nonostante qualche esitazione dovuta alle pressioni provenienti dai produttori di bevande, il governo autonomo della Catalogna ha reso noto recentemente gli esiti di uno studio che evidenzia la fattibilità tecnica, legale e gli impatti economici derivanti dall’introduzione di un deposito su cauzione.
La necessità di aumentare il tasso di riciclo per raggiungere gli obiettivi europei e  di ridurre l’impatto del marine litter , aggravato dal fenomeno dell’abbandono dei contenitori nell’ambiente, ha convinto il governo ad andare avanti.
Il sistema prevede che al prezzo di vendita dei contenitori di bevande venga aggiunto un importo pari a 10 centesimi  (cauzione sul vuoto) che viene restituito alla consegna dell’imballaggio.

Il cauzionamento in Catalogna, qualora adottato, interesserebbe tra i 2.300 e i 2.700 milioni di contenitori come lattine, bottiglie in plastica o vetro, e cartoni per bevande (tetrapack)  per un peso complessivo che oscilla tra le 124.000 e le 131.000 tonnellate di materiali.

Lo studio presentato dal Segretariato per l’Ambiente e la Sostenibilità Marta Subirà e Josep Maria Tost, direttore dell’Agenzia dei rifiuti catalana (Agencia Catalana de Residuos-ARC) ha rivelato che un ritorno al deposito su cauzione, in vigore in oltre 40 paesi e regioni del mondo, presenta per la comunità autonoma importanti benefici ambientali ed economici.

Vediamo quali sono i principali vantaggi evidenziati dallo studio:

  • Riduzione nell’abbandono di lattine e contenitori vari di bevante intorno al 90%
  • Aumento del tasso di riciclaggio sino al 95% per i contenitori interessati che alzerà la media del riciclo di plastica da imballaggio al 16,5
  • Risparmio di 16.90 milioni di euro annui per la comunità della Catalogna che conta poco più  di 7.500.000 abitanti ( Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona sono le sue province).

I risparmi per i comuni vengono generati sia dalla riduzione del rifiuto da imballaggio da gestire (i contenitori per bevande rappresentano dal 40 al 44% del rifiuto stradale) che si traduce in: meno costi di raccolta, selezione e smaltimento. Oltre che dalla possibilità di ottimizzare la raccolta degli imballaggi che restano fuori dal sistema di cauzionamento, diradando anche la frequenza delle raccolte.

Un’altra importante voce di costo che si andrebbe inoltre  a ridurre sono i costi dovuti per la rimozione del littering in luoghi urbani e extra urbani. La piattaforma europea Reloop ha recentemente prodotto uno studio che ha valutato l’impatto economico in termini di risparmio di costi per i Comuni che possono derivare dall’introduzione di un sistema di cauzionamento. Si tratta di una ricerca che ha analizzato sotto questo aspetto 20 studi internazionali realizzati in paesi diversi per determinare l’impatto economico di un tali sistemi.
La tabella scaricabile a questo link evidenzia che, anche se gli studi esaminati differivano in termini di portata, paese di attuazione, autori e anno di pubblicazione, tutti hanno stimato notevoli risparmi netti sui costi prima citati per la stragrande maggioranza dei Comuni.

Con un cauzionamento siamo in grado di impedire che ogni giorno in Catalogna 5,5 milioni di contenitori per bevande finiscano in discarica, nel littering urbano o, peggio, in mare. Lo ha dimostrato un progetto pilota del 2013 a Cadaqués  dove l’intercettazione dei contenitori ha raggiunto il 92% dell’immesso al consumo in soli tre mesi, ed è ora di estenderlo in tutta la Catalogna ” ha affermato Miquel Roset Direttore di Retorna.

Soddisfazione anche da parte dell’associazione Friends of the Earth, per gli ormai noti benefici del sistema, ma anche perché il deposito su cauzione contribuisce alla creazione di un sistema di infrastrutture e di interazione tra gli stakeholders che rende possibile la partenza di sistemi di vuoto a rendere con riuso dei contenitori. (1)

Lo studio ha quantificato che un’adozione del sistema costerebbe all’industria del beverage circa 8 milioni  in più rispetto a quanto paga attualmente per la raccolta differenziata, tramite Ecoembes.

Tra le voci di costo che lo studio ha preso in esame ci sono quelle generate dall’ente di contabilizzazione centrale, di approvvigionamento di reverse vending machines (RVM) da posizionare presso supermercati, di remunerazione per la gestione del servizio ai supermercati tra personale e spazi fisici dedicati, di trasporto e così via. (executive summary in inglese scaricabile a questo link)

Per gestire il materiale di ottima qualità raccolto dalle RVM (si stima che ne servano dalle 2.600 alle 3.300) , sia compattato che non, serviranno cinque nuovi impianti che si possono sia costruire ex novo che ristrutturando o ottimizzando infrastrutture già esistenti.

Rimangono esentati dall’obbligo di cauzionamento alberghi, ristoranti e bar che dovranno servire bevande in contenitori riutilizzabili. I supermercati che gestiscono le RVM e gli imballaggi raccolti riceveranno un compenso di 1,6 centesimi di euro per ogni contenitore gestito (stimati allo scopo nello studio 40 milioni di euro annui).
Prevedibile l’opposizione di Ecoembes, l’organismo che rappresenta i produttori/utilizzatori di imballaggi e che incamera dalle aziende un contributo ambientale per tutti gli imballaggi immessi al consumo. Questa fonte di finanziamento destinata ai comuni per sostenere i costi del fine vita degli imballaggi viene impiegata in realtà per numerose altre attività che esulano dalla mission principale dell’ente.
Presto vi racconteremo cosa si dice in Spagna sull’operato di questo organismo che, forte del suo potere economico, influenza la politica ai diversi livelli, i media e il mondo accademico in modalità funzionali al mantenimento del proprio status quo.

Ecco che quindi un deposito su cauzione diventa una minaccia per Ecoembes poiché lo priva di una fetta importante delle sue entrate diminuendone anche il potere. Poco importa all’ente che il sistema venga gestito a livello statale oppure delegato alla gestione della stessa industria delle bevande, come avviene in diversi paesi come la Germania o la Lituania.

Ecoembes, come prevedibile,  ha prodotto un proprio studio che confuta i vantaggi sia economici e ambientali riportati invece da numerosi studi compiuti da enti terzi. Senza parlare  dell’evidenza in positivo che i paesi dove il sistema è in vigore dimostrano nei fatti.

E IN ITALIA COSA SUCCEDEREBBE?

Tutti i conoscitori del mondo dei rifiuti nostrano scommettono che, qualora si sollevasse anche in Italia l’opportunità di valutare l’introduzione di un deposito su cauzione,  il nostro Conai sarebbe in prima linea a salire sulle barricate e pronto a partire con uno studio “in negativo” sul sistema.

Un assaggio in tal senso è stata la ricerca promossa dal consorzio Conai e realizzata dall’Università Luiss-Guido Carli, intitolata «La gestione dei rifiuti di imballaggio in Italia: profili e criticità concorrenziali».
Nella gestione dei rifiuti di imballaggio — dice lo studio — la tutela dell’ambiente e della concorrenza sono obiettivi che si intersecano, ma che non sempre convergono. Vi sono casi «in cui i meccanismi concorrenziali non riescono a garantire un adeguato livello di tutela ambientale, giustificando l’adozione di misure limitative della concorrenza».
Il modello italiano è un modello in Europa: «Basato sulla centralità del sistema consortile in funzione sussidiaria rispetto agli altri operatori», appare «giustificabile per garantire la prestazione universale del servizio, che assicura la gestione dei rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale e per tutti i tipi di rifiuti di imballaggio».

Ecco che in risposta ai timori espressi dal Conai auspichiamo che la gestione dei rifiuti da imballaggio possa in un prossimo futuro passare alla stessa industria in modo che, essa possa direttamente valutare se pagare ai comuni gli interi costi sostenuti per la raccolta differenziata, oppure adottare, per taluni imballaggi, un deposito su cauzione, come ha deciso l’industria in Lituania.

In questo modo si potrebbero bypassare alcune questioni dirimenti come la diversa interpretazione di cosa si intenda, nei fatti,  per  ” funzione sussidiaria rispetto agli altri operatori del sistema consortile” che esistono tra il Conai e tutte le controparti, Antitrust incluso.

Per rimanere sull’attualità siamo ancora in attesa di capire quali benefici allo stato attuale delle cose possa apportare la soluzione di una differenziazione del contributo ambientale proposta durante la presentazione di questo studio dall’allora presidente del Conai.

La ricerca evidenzierebbe secondo il sistema consortile che, per poter usare nel modo migliore la leva della competizione per soddisfare gli obiettivi ambientali piuttosto che “spaccare tutto” sarebbe meglio adottare «un miglior collegamento tra il livello contributivo ambientale CAC e i costi dell’impatto ambientale delle fasi di fine vita e nuova vita degli imballaggi».
Secondo il presidente del Conai, Roberto De Santis, occorre evitare «interventi legislativi parziali che potrebbero mettere a repentaglio gli importanti risultati di riciclo conseguiti. Occorre che tutti i soggetti coinvolti si facciano carico degli oneri ambientali connessi alla loro attività e siano chiamati ad obblighi di compliance e di trasparenza».

Siccome siamo assolutamente in accordo con questa affermazione di De Santis (siamo favorevoli ad interventi legislativi sostanziali per rivedere il sistema attuale di responsabilità condivisa) stiamo intanto aspettando di vedere se  i dubbi espressi sul sistema di differenziazione del CAC per gli imballaggi di plastica trovano delle risposte o meno.

 

(1) Nello studio Policy Instruments to Promote Refillable Beverage Containers prodotto dalla Piattaforma Reloop vengono infatti individuati tre strumenti legislativi che, se applicati in tandem, possono promuovere il sistema refill per le bottiglie : 1) deposito su cauzione obbligatorio; 2) applicazione di “green levies” oppure contributi ambientali  per la gestione del fine vita degli imballaggi; 3) determinazione di obiettivi di riutilizzo da perseguire per l’industria. La stessa tesi  e prassi è alla base dell’introduzione in Oregon di un sistema di refill per diversi birrifici indipendenti che entrerà presto in esercizio.

Leggi anche:

Il giro del mondo del deposito su cauzione per i contenitori di bevande
Deposito su cauzione = economia circolare

Responsabilità estesa del produttore= deposito su cauzione