Plastica in mare: la soluzione è un diverso modello produttivo

Si deve principalmente a cinque nazioni l’immissione di circa otto milioni di tonnellate di rifiuti di plastica nell’oceano ogni anno. La quantità di rifiuti di plastica che finisce in mari ed oceani ha da tempo raggiunto alti livelli di criticità ma se si continua con i ritmi attuali si arriverebbe ad un quasi raddoppio entro il 2025: 250 milioni di tonnellate con una tonnellata di plastica per ogni tre tonnellate di pesce.

L’associazione Ocean Conservancy ha presentato recentemente un rapporto articolato dall’eloquente titolo: Arginare la marea di rifiuti: strategie sulla terraferma per un oceano senza plastica (Stemming the Tide: Land-based strategies for a plastic-free ocean ) prodotto in collaborazione con il McKinsey Center for Business and Environment.

Lo studio, primo nel suo genere, indica quali soluzioni nel breve, medio e lungo termine possano determinare importanti riduzioni dei rifiuti di plastica in mare partendo da una loro attuazione nei cinque paesi che ne detengono una maggiore responsabilità.
A nazioni come Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam e Tailandia  viene infatti imputata l’immissione di una percentuale tra il 55 e 60% della plastica dispersa in mare a livello globale.

Lo studio che per la prima volta, focalizza un percorso specifico di azioni per la riduzione e l’eliminazione definitiva, di rifiuti di plastica negli oceani conferma quello che molti ricercatori pensavano da tempo e cioè che le soluzioni ai problemi dell’oceano in realtà inizino a terra. Ci vorrà uno sforzo coordinato dell’industria, delle ONG e del governo per risolvere questo problema di ordine economico e ambientale.” ha spiegato alla stampa Andreas Merkl, CEO di Ocean Conservancy.
Lo studio ribadisce infatti una realtà ormai nota, e cioè che almeno un 80% della plastica arrivi dalla terraferma piuttosto che da fonti marine come pescherecci o piattaforme petrolifere.  Altre aspetti del problema dati analizzati nello studio riguardano la natura, quantità e provenienza dei rifiuti marini e alcune interessanti proiezioni sull’evoluzione del fenomeno.

Un precedente studio Plastic waste inputs from land into the ocean apparso su Science ad inizio anno aveva già quantificato in circa otto milioni di tonnellate la plastica che annualmente entra in mari e oceani del mondo e lanciato l’allarme sul rischio che si arrivi entro il 2025 ad avere in acqua una tonnellata di plastica per ogni tre tonnellate di pesce. >>Segue su seconda pagina

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