Scozia e Irlanda sempre più vicine a deposito cauzionale per bevande
Mentre la Scozia ha nominato l’organismo che si occuperà della gestione del sistema di deposito in partenza con il 2022 in Irlanda è stata lanciata una campagna per preparare i cittadini al sistema in arrivo. Per informarli sul suo funzionamento , su come potrà contribuire a ridurre il problema dei rifiuti da imballaggio sprecati o dispersi nell’ambiente, creando maggiore consapevolezza ambientale nei cittadini.
di Silvia Ricci pubblicati su Economiacircolare.com nello Speciale sui sistemi di deposito
Anche in Irlanda come denuncia VOICE – acronimo che sta per “Voice of Irish Concern for the Environment”– con le restrizioni dovute al Covid-19 i problemi ambientale ed economici connessi ad un aumento dei rifiuti hanno raggiunto livello allarmanti, e in particolare per quanto riguarda imballaggi come i contenitori da asporto per cibo e bevande.
La ong ha stimato che nella sola Irlanda vengano immessi ogni anno circa 3 miliardi di bottiglie in plastica e oltre 582 milioni di lattine – di cui solo il 60-70% viene raccolto per il riciclaggio –, mentre il restante 30% circa finisce per essere smaltito in discariche/inceneritori o disperso nell’ambiente.
Ma una soluzione c’è: un moderno e solido sistema di DRS
Fortunatamente – precisa VOICE sul suo sito – una soluzione c’è come dimostrano le esperienze di successo già attive in Europa. La ong si dice felice che, dopo essersi spesa per quasi venti anni per l’adozione di un DRS in Irlanda il governo abbia finalmente intrapreso l’iter per l’approvazione del sistema, decisione arrivata anche sotto la spinta della direttiva europea Single Use Plastics, A guardare le esperienze dei paesi che hanno in vigore un DRS, scrive l’ong, l’obiettivo di raccolta del 90% al 2029 per le bottiglie in plastica previsto dalla SUP, non sarebbe un problema così come non lo sarebbe per le lattine.
VOICE – si legge ancora sul sito – accoglie con favore questa legislazione come un passo verso la promozione dell’uso efficiente delle risorse naturali e prevede che il sistema di deposito verrà implementato sino ad includere contenitori per bevande ricaricabili per consentire un’economia veramente circolare.
A che punto è l’iter legislativo per un DRS in Irlanda: obiettivo fine 2022
L’impegno di adottare un sistema di deposito per le bottiglie in plastica e lattine era stato anticipato dal governo sia nel programma “Our Shared Future” che nel “Waste Action Plan for a Circular Economy” con l’incarico conferito al Ministero all’Ambiente, Clima e Comunicazione di creare un quadro legislativo che potesse essere introdotto entro il terzo quadrimestre del 2022.
L’iter legislativo sul DRS ha superato la fase di consultazione pubblica lo scorso anno, con 364 osservazioni ricevute, che sono state recepite nella bozza di quadro legislativo pubblicata lo scorso primo aprile per raccogliere ulteriori osservazioni e pareri dai portatori di interesse (conclusasi il 7 maggio).
Le fasi della consultazione pubblica e della pubblicazione della bozza di quadro legislativo sono state precedute da una serie di incontri preliminari avvenuti tra i funzionari del Dipartimento all’ambiente con alcuni dei soggetti maggiormente interessati dal provvedimento tra cui: i produttori e rivenditori di bevande, gli operatori nel settore dei rifiuti ed esponenti del mondo ambientalista.
Quale modello per il deposito su cauzione
Il modello che esce dalla bozza – come si può leggere sul sito del governo – è quello di un sistema di deposito per contenitori di bevande che verrà gestito e finanziato dall’industria attraverso un operatore del sistema (senza scopo di lucro) che avrà la responsabilità di assistere l’Irlanda nel raggiungimento degli obiettivi particolarmente impegnativi delle direttive dell’UE in materia di rifiuti.
Il ministro all’ambiente Eamon Ryan, in occasione del lancio della consultazione pubblica sul modello di DRS per l’Irlanda, aveva così riassunto le motivazioni che hanno spinto il governo all’introduzione del sistema: “Se vogliamo ottenere i benefici di un’economia circolare, dobbiamo adattare il nostro approccio a come utilizziamo e gestiamo le nostre risorse. Dobbiamo sforzarci di mantenere le risorse in circolazione il più a lungo possibile e l’introduzione di un DRS è un primo passo in questo percorso, permettendo di raccogliere e riciclare più bottiglie di plastica e lattine di alluminio. Un DRS ci aiuterà anche a ridurre la dispersione dei rifiuti e a garantire il raggiungimento di altri obiettivi dell’UE in arrivo in tema di rifiuti.”
E le bottiglie in vetro?
“Peccato che il sistema irlandese non includa le bottiglie di vetro”. Lo ha affermato Lars Krejberg Petersen, amministratore delegato di Dansk Retursystem, che è la società che gestisce il sistema di restituzione dei depositi in Danimarca, nel corso di un recente webinar ritenendo fondamentale che le bottiglie di vetro siano incluse in qualsiasi schema di deposito per l’Irlanda. “Nessuno (in Danimarca) si sognerebbe di togliere il vetro dallo schema. Il vetro non rappresenta una grande fonte di reddito… ma includerlo comporta comunque un enorme miglioramento ambientale”.

Effettivamente a leggere i numeri riferiti al 2020 del sistema danese non si può che provare una sottile invidia. Nel 2020 è intercettato il 94% delle bottiglie di vetro, il 96% delle bottiglie in PET e il 91% delle lattine rispetto all’immesso al consumo. Una performance che ha permesso di riciclare complessivamente 64.000 tonnellate tra vetro, alluminio e plastica con un risparmio di circa 178.000 tonnellate di anidride carbonica.
Klaus Rehkopff, amministratore delegato di Danske ØlEntusiaster, l’associazione degli appassionati di birra danesi, nel corso della stessa occasione ha affermato che la Danimarca ha pochi problemi di littering grazie al suo sistema di deposito perché le persone smettono così di considerare le bottiglie come rifiuti. “Ieri sono passato davanti a un parco, dove molti giovani si erano seduti all’inizio della giornata. Non c’erano rifiuti lì, niente bottiglie, niente. Questo perché il vetro è nel sistema di deposito”.
Purtroppo il panorama desolante di contenitori che si presenta il giorno seguente alle serate della movida e altri eventi che attirano pubblico in Italia è invece una realtà che la più performante delle raccolte differenziate non potrà mai combattere, purtroppo.
Il video promozionale di VOICE sul DRS
Il sito di Return for Change non è ancora online ma VOICE ha diffuso un video per raccontare come funziona un sistema di deposito, con immagini messe disposizione da Carrickmacross Tidy Towns illustrando quali vantaggi ambientale ed economici comporta. Si tratta di un programma attivo dall’ottobre del 2019 basato su un sistema di raccolta premiante dei contenitori affine a quello cauzionale con l’emissione di buoni da scalare sulla spesa.
Le campagne di VOICE
VOICE, organizzazione onlus che si finanzia con il contributo dei suoi membri, un misto tra enti pubblici e privati è insieme a Friends of the Earth Ireland una delle associazioni che hanno da tempo sostenuto l’introduzione di un DRS in Irlanda.
Oltre ad avere creato in Irlanda un fronte di soggetti a favore del DRS ha all’attivo anche diverse campagne incentrate sulla prevenzione dei rifiuti e il riutilizzo tra cui: Sick of Plastic, We Choose to Reuse di BFRP, Zero Waste Communities e Conscious Cup Campaign mirata alla promozione delle tazze riutilizzabili.
Segue il caso della Scozia: Anche la Scozia fa passi avanti verso il sistema di deposito su cauzione
Dal 2023 in Germania gli imballaggi riutilizzabili per cibo e bevande saranno lo standard
Nel giro di due anni ristoranti, bistrot e caffè dovranno offrire bevande e cibo da asporto in contenitori riutilizzabili, anche portati da casa dai clienti. Il Bundestag ha introdotto la modifica alla legge sugli imballaggi su iniziativa della ministra federale dell’Ambiente Svenja Schulze
di Silvia Ricci su Economiacircolare.com
Dal 2023 i ristoranti, bistrot e caffetterie che offrono bevande e cibo da asporto dovranno attrezzarsi per poter vendere ai clienti i loro prodotti anche in contenitori riutilizzabili e farsi carico del loro recupero. L’obbligo, introdotto recentemente da un emendamento alla legge sugli imballaggi approvato dal Bundestag (il Parlamento federale tedesco), vale anche per le consegne a domicilio.
Questa misura è frutto di una proposta del ministro federale dell’ambiente Svenja Schulze (Spd) che ha dichiarato: “Anche quando la pandemia finirà, il cibo da asporto continuerà ad essere un’abitudine per molti. La maggior parte dei piatti e delle bevande viene servita in imballaggi usa e getta. Se l’usa e getta è ancora la norma il mio obiettivo è rendere il riutilizzabile il nuovo standard. I consumatori dovranno essere messi in grado di acquistare facilmente cibo e bevande da asporto in contenitori riutilizzabili. Stanno già emergendo molte soluzioni praticabili anche in collaborazione con i servizi di consegna. Solo così sarà possibile porre un freno al proliferare degli imballaggi nel settore ‘to-go’ “.
Sì alla cauzione ma il costo dei prodotti non deve cambiare
Questo emendamento che consente a tutti i consumatori di ricevere cibi e bevande da asporto in imballaggi riutilizzabili non deve però comportare un aggravio sul costo, che deve rimanere identico a quello del prodotto venduto in un imballaggio monouso.

I contenitori riutilizzabili, dunque, potranno anche essere consegnati ai clienti a fronte di un deposito cauzionale che ne faciliti la restituzione al rivenditore. La norma dovrebbe spingere i rivenditori a trovare delle soluzioni riutilizzabili nei formati che meglio si adattano al prodotto da asporto che contengono, siano essi bicchieri, tazze o altre tipologie, con o senza coperchio. Sono esentati dall’obbligo solo i piccoli punti vendita quali snack bar, negozi aperti fino a tarda notte e chioschi in cui lavorano un massimo di cinque dipendenti e con una superficie di vendita non superiore agli 80 metri quadrati. Tuttavia, tutti gli esercizi dovranno consentire ai propri clienti di impiegare contenitori riutilizzabili portati da casa.
Con la nuova legge sugli imballaggi (VerpackG), entrata in vigore il 1° gennaio 2019, la Germania vuole aumentare le percentuali di riciclaggio dei materiali che compongono il packaging dei prodotti. I produttori vengono chiamati ad assumersi maggiori responsabilità per quanto concerne il riuso, il riciclo e lo smaltimento dei propri imballaggi.
Berlino amplia il sistema di deposito attuale
Dal 1 ° luglio 2022 la Germania estenderà l’obbligo di partecipazione al sistema di deposito su cauzione in vigore: saranno comprese anche le categorie di bevande che finora ne erano escluse. Finora, ad esempio, bevande come i succhi di frutta erano escluse dal sistema mentre altre bevande gassate come gli spritz, che contengono percentuali di succhi, erano invece incluse. L’emendamento alla legge attuale pone pertanto fine alle precedenti esenzioni per alcune bevande , sia quando commercializzate in lattine, che in bottiglie monouso. Per latte e prodotti lattiero-caseari si applicherà invece un periodo di transizione fino al 2024.
“L’espansione del deposito cauzionale a tutte le categorie di bevande facilita la vita ai consumatori – ha chiarito la ministra Svenja Schulze – , che in futuro si misureranno con un deposito di 25 centesimi da pagare su tutte le bottiglie e lattine per bevande non ricaricabili, indipendentemente dal contenuto. In questo modo ci garantiamo un minore inquinamento ambientale. Perché le bottiglie o le lattine soggette a un deposito finiscono in natura molto meno spesso di quelle senza deposito”.
Un sistema di deposito, come ha spiegato la ministra, permette infatti un riciclaggio di alta qualità: le bottiglie di plastica si possono così trasformare più facilmente in nuove bottiglie ad uso alimentare in un processo denominato “bottle to bottle”, che comporta cicli di utilizzo efficaci e senza dispersioni (closed loop).
Al fine di aumentare ulteriormente il riciclaggio delle bottiglie di plastica, le bottiglie per bevande in PET non ricaricabili – come prevede la direttiva SUP, Single Use Plastics – dovranno essere costituite per almeno il 25% da plastica riciclata a partire dal 2025. Dal 2030 questa quota salirà al 30% e i produttori potranno decidere autonomamente come soddisfare questo requisito. Se quindi immettere nel mercato tutte bottiglie con tale quota minima di contenuto riciclato, oppure decidere di raggiungere gli obiettivi come quota media di contenuto riciclato contenuto nella loro produzione annuale di bottiglie immesse al mercato. In questo secondo caso, potranno concorrere alla media sia bottiglie che non hanno percentuali di contenuto riciclato sia bottiglie che ne contengono percentuali sino al 100%.
Nuove regole anche per gli imballaggi importati dall’estero
La norma approvata dal Parlamento federale tedesco contiene anche numerose disposizioni intese a migliorare l’attuazione della legge sugli imballaggi, in particolare per quanto riguarda gli imballaggi importati. In futuro, chi importa beni confezionati in Germania (anche gli operatori del commercio online) dovrà verificare che i produttori dei beni confezionati siano iscritti al registro degli imballaggi “LUCID”, e che partecipino al Sistema Duale.
Il sistema che si occupa della gestione degli imballaggi in Germania viene chiamato duale perché complementare al sistema di raccolta dei rifiuti ordinari: gli operatori sono società private in concorrenza tra loro che garantiscono un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio.
Dopo il via libera del Bundestag (il Parlamento) la nuova normativa deve essere ancora approvata dal Bundesrat (il Consiglio federale). La maggior delle misure entrerà in vigore il prossimo 3 luglio 2021.
Spunti per l’Italia da Germania e Francia
Anche nel nostro Paese, e in particolare a causa della pandemia, si è verificato un aumento nel consumo da imballaggi dovuto al settore da asporto, oltre che al commercio online.
La legge tedesca sugli imballaggi (VerpackG) offre numerosi spunti che il legislatore italiano dovrebbe prendere in considerazione. In particolare, gli obiettivi di riuso obbligatori per legge che i produttori di bevande devono perseguire ogni anno si sono dimostrati estremamente efficaci. Questa misura ha portato la Germania ad essere il primo Paese in Europa come quota di vuoto a rendere, tra bottiglie ricaricabili in vetro e PET, sull’immesso al consumo di bevande: il 54% al 2019.
Come emerge dal recente studio What we waste i Paesi con sistemi di deposito cauzionali e con una quota di mercato di vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili superiore al 25% sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di minore dispersione degli imballaggi.
Tornando al tema del riuso dei contenitori da asporto, questa proposta può avere un impatto dirompente non solamente per i benefici di ordine ambientale ed economico, ma anche a livello culturale. I cittadini vengono messi in condizione di dare un contributo alla soluzione dei problemi, evitando di alimentarli, potendo abbracciare nella vita di tutti i giorni abitudini di consumo più consone alla crisi climatica e di risorse che stiamo vivendo.
Se aggiungiamo all’implementazione di una legge ispirata a questa tedesca anche la proposta contenuta nel progetto di legge francese “clima e resilienza”, i modelli di business basati sul riuso dei contenitori potrebbero subire un deciso cambio di passo e uscire dal recinto delle sperimentazioni volontarie. Stando alla proposta di legge voluta dal presidente Macron e dalla ministra della Transizione ecologica Barbara Pompili, entro il 2030 un quinto dei prodotti in vendita nei supermercati francesi potrebbe essere venduto sfuso in contenitori riutilizzabili.
Oltre le sperimentazioni
Alla politica spetta dare forma e dignità a una delle strategie chiave dei modelli di economia circolare che è attualmente bloccata da impedimenti di ordine igienico-sanitario (vedasi il caso dei sacchetti ortofrutta riutilizzabili) o relegato a singole sperimentazioni come nel caso dei contenitori da asporto.
Quanto previsto all’art. 7 della legge n. 141/2019 ( intitolato “Misure per l’incentivazione di prodotti sfusi o alla spina”), che ha formalizzato per la prima volta la possibilità per i consumatori di usare i propri contenitori riutilizzabili per l’acquisto di prodotti alimentari, ha aperto la strada a qualche sperimentazione, ma non è sufficiente.
Servono altre specifiche misure di carattere economico e fiscale che possano favorire la nascita e il consolidamento di nuovi modelli di business ispirati al riuso e in particolare al modello “PaaS – Product as a Service” che potrebbero riguardare un’ampia gamma di imballaggi sia primari, quelli che gestiamo noi come cittadini una volta svuotati, che industriali e commerciali. I sistemi riutilizzabili sono il futuro perché convengono sia sotto l’aspetto economico che ambientale.
Leggi anche : Le nostre proposte per il PNPR
Oltre 41 miliardi di contenitori di bevande vengono sprecati in Europa ogni anno
Oltre 41 miliardi di contenitori di bevande tra bottiglie in plastica, vetro e lattine sfuggono al riciclo ogni anno nei 24 paesi dell’UE per finire sprecati in inceneritori e discariche. Dispersi nei centri abitati o in natura possono arrivare attraverso i corsi d’acqua sino ai mari. Il contributo dell’Italia è pari ad oltre 7 miliardi di unità come anticipato in queste pagine.
Si tratta di dati e stime contenute in What We Waste, un rapporto pubblicato ieri dall’ente di ricerca senza scopo di lucro, Reloop Platform e supportato dalla coalizione Break Free From Plastic e Changing Markets Foundation.
Sono tre i messaggi chiave di cui si fa portatore What we Waste, uno studio, unico nel suo genere :
• 31 miliardi di contenitori tra bottiglie e lattine dei 41 che vengono sprecati (che includono 22 miliardi di bottiglie di plastica) potrebbero invece essere intercettati e riciclati nell’UE se tutti i paesi adottassero sistemi di deposito. Consentendo così a tutti i paesi di raggiungere gli obiettivi della direttiva sulla plastica monouso SUP;
• La quota di mercato del vuoto a rendere è precipitata negli ultimi 20 anni, a livello globale , ma i paesi che hanno sistemi di deposito con quote elevate di vuoto a rendere hanno le migliori prestazioni al mondo in termini di contenitori sprecati;
• I responsabili politici dell’UE hanno un’opportunità unica per ridurre drasticamente l’impatto ambientale dei contenitori per bevande che dovrebbero sfruttare senza indugi.
I dati che emergono indicano chiaramente ai decisori politici e aziendali la strada da percorrere e li invitano a prendere in seria considerazione gli impatti positivi dei sistemi di deposito cauzionali finalizzati al riciclo e al riuso (vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili). Questi sistemi, infatti, permettono di ridurre drasticamente lo spreco di risorse che impatta negativamente sulla crisi climatica e l’inquinamento da plastica. La riduzione degli sprechi riduce anche le emissioni, e anche quelle indirette di scopo 3 che le aziende tendono a non considerare quando si tratta di ridurre la propria quota di emissioni climalteranti. Un fattore chiave con cui fare i conti per tutti i governi che devono impegnarsi anche a rispettare gli impegni sul clima dell’accordo di Parigi. Riempire una bottiglia di vetro una seconda volta riduce l’impatto sul clima del 40% e produrre lattine con alluminio riciclato invece che con materiale vergine significa usare il 95% di energia in meno.
Le politiche di riduzione dei rifiuti e di gestione efficace delle risorse possono e debbono essere implementate immediatamente, e a livello globale, se si vuole trarne in cambio benefici ambientali ed economici già sul breve e medio termine.
L’Italia come meta turistica con i suoi settemila chilometri di coste ha bisogno di affrontare urgentemente il problema della dispersione dei rifiuti plastici nei mari. Secondo l’ultimo rapporto dell’Iucn (International Union for Conservation of Nature, ndr) “The Mediterranean: Mare plasticum” i tre paesi maggiormente responsabili dello sversamento di rifiuti plastici nel mare sono l’Egitto l’Italia e la Turchia. Lo studio dell’IUCN ha stimato che ogni anno nel Mar Mediterraneo vengono scaricate circa 229.000 tonnellate di rifiuti di plastica, (equivalente ad oltre 500 container al giorno) e che senza interventi di grande portata questa situazione continuerà a peggiorare sino a raggiungere le 500.000 tonnellate entro il 2040.
Tassi di intercettazione dei sistemi di deposito
L’incentivo economico abbinato alla restituzione del contenitore da parte del consumatore – che recupera così l’importo della cauzione inclusa nel costo della bevanda – permette di intercettare oltre il 90% dei contenitori immessi al consumo. Se tutti i paesi dell’UE adottassero un sistema di deposito come quelli già operativi in otto Stati membri – tra cui Germania, Finlandia e Lituania – questa mossa ridurrebbe del 75% gli sprechi totali per questo flusso di rifiuto.
Per i 315 milioni di persone che vivono in paesi europei senza sistemi di deposito, lo spreco pro capite di contenitori per bevande è di 126 all’anno, ma per chi ha accesso a un sistema di deposito è di solo 16 unità.
Considerando i 24 paesi europei esaminati sono 39,5 miliardi i contenitori che vengono sprecati nei paesi che non hanno un Deposit Return System (abbreviato DRS) e solamente 2 miliardi in quelli che invece hanno un tale sistema in vigore. Lo spreco relativo all’Italia si attesta su oltre 7 miliardi di contenitori e ne abbiamo parlato in questo articolo.

Gli Stati membri hanno tempo fino al 2029 per arrivare a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica immesse sul mercato in recepimento della direttiva Single Use Plastics SUP. I dati mostrano che se tutti i 24 paesi dell’UE considerati nel rapporto (1) adottassero un sistema di deposito cauzionale, si eviterebbe lo spreco di 22 miliardi di bottiglie in PET, riducendo significativamente la quantità di plastica dispersa nell’ambiente oppure smaltita in discariche e inceneritori. La creazione di flussi di materiale pulito e di qualità che i solamente i sistemi di deposito permettono , consentirà agli Stati membri di raggiungere più facilmente anche l’ulteriore obiettivo della direttiva SUP : produrre entro il 2030 bottiglie di plastica con almeno il 30% di contenuto riciclato.
Oltre sette miliardi di contenitori per bevande sprecati ogni anno in Italia
Oltre sette miliardi di contenitori per bevande sfuggono ogni anno al riciclo per finire dispersi nell’ambiente o smaltiti con il rifiuto indifferenziato. Uno spreco che potremmo ridurre del 75-80% adottando un sistema di deposito cauzionale.
L’Associazione Comuni Virtuosi anticipa i risultati riferiti all’Italia del Rapporto What we Waste curato dalla piattaforma europea no profit Reloop con il supporto di Break Free From Plastic e Changing Markets Foundation.
Il rapporto internazionale What we Waste, mette in luce numeri sconcertanti riferiti alle quantità di contenitori di bevande che sfuggono ogni anno ai sistemi di avvio a riciclo in 24 paesi dell’UE (1) , finendo anche nei corsi d’acqua e nei mari .
I numeri riferiti invece ai paesi europei e non considerati nel rapporto sono stati analizzati in questo articolo complementare: Oltre 41 miliardi di contenitori di bevande vengono sprecati in Europa ogni anno
I dati che emergono indicano chiaramente ai decisori politici la strada da percorrere e li invitano a prendere in seria considerazione gli impatti positivi dei sistemi di deposito cauzionali finalizzati al riciclo e al riuso (vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili). Questi sistemi, infatti, permettono di ridurre drasticamente lo spreco di risorse che impatta negativamente sulla crisi climatica. L’incentivo economico abbinato alla restituzione del contenitore da parte del consumatore – che recupera così l’importo della cauzione inclusa nel costo della bevanda – permette di intercettare oltre il 90% dei contenitori immessi al consumo. Insieme al rapporto i promotori dell’iniziativa mettono a disposizione dei decisori politici, attivisti e media un dashboard (in italiano “cruscotto”) consultabile online. Uno strumento che permette di ricavare informazioni altrimenti difficilmente accessibili e di effettuare simulazioni sullo stato dell’arte della gestione dei contenitori di bevande nei diversi paesi europei sulla base di dati aggiornati al 2019.

119 contenitori di bevande sprecati a livello pro capite in Italia
L’Associazione Comuni Virtuosi come membro della piattaforma Reloop, ha potuto accedere, attraverso questo strumento ad alcuni dati inediti per l’Italia che rivelano che i contenitori di bevande sprecati ogni anno sono oltre sette miliardi .
Un numero esorbitante che rapportato a livello pro capite corrisponde a 119 contenitori “buttati via” in media da ogni italiano all’anno: 98 bottiglie in PET, 12 bottiglie in vetro e 9 lattine.
Per i paesi come l’Italia che devono ridurre la dipendenza dalle materie prime e raggiungere gli ambiziosi target di raccolta e riciclo europei, accanto a questi dati negativi c’è però una buona notizia: la soluzione a questo spreco di risorse esiste già e porta con sé importanti opportunità ambientali ed economiche.
Nove imballaggi su dieci intercettati dai sistemi cauzionali per un effettivo riciclo o riuso
La necessità di raggiungere per le bottiglie di plastica obiettivi di raccolta del 90% previsti dalla Direttiva SUP al 2029 (77% entro il 2025 ) e di contenuto riciclato (almeno il 30% al 2030), stanno infatti spingendo i governi europei ad introdurre i sistemi di deposito (Deposit Return System DRS). Le performance di successo dei paesi, prevalentemente nel nord Europa, dove i sistemi di deposito sono in vigore da tempo sono caratterizzate infatti da tassi di raccolta media del 91% per gli imballaggi di bevande immessi sul mercato. Paesi che hanno implementato un DRS in tempi più recenti come la Lituania, dimostrano inoltre che è possibile raggiungere questi risultati di intercettazione media in tempi brevissimi.
Come emerge da simulazioni ottenibili dal cruscotto che accompagna lo studio , se l’Italia adottasse un DRS con le performance medie di riciclo dei sistemi di deposito attivi in Europa ridurrebbe del 75% lo spreco di imballaggi per bevande. I 7 miliardi di contenitori che sfuggono al riciclo si ridurrebbero a 1,7 miliardi con una quota media pro capite di 29 contenitori (figura nr. 2).
La riduzione più consistente si avrebbe per le bottiglie in PET che dai quasi 5 miliardi di unità non riciclate, scenderebbe a 974 milioni. Ovvero da quasi 100 bottiglie sprecate pro capite a sole 16.
“I sistemi di deposito cauzionale si stanno velocemente diffondendo in Europa. Altri 12 paesi hanno già stabilito l’introduzione del sistema entro i prossimi quattro anni in relazione agli obiettivi imposti dalla SUP. In Italia ancora non se ne parla e la nostra associazione è stata l’unica realtà italiana ad avere fatto informazione sui sistemi di deposito cauzionali per bevande da almeno un lustro. Siamo stati anche gli unici ad avere portato all’attenzione del Governo – attuale e precedente – un elenco di proposte in materia di prevenzione dei rifiuti ed economia circolare, in cui i sistemi cauzionali e i modelli di riuso giocano un ruolo centrale”, ha dichiarato Silvia Ricci, responsabile Rifiuti ed Economia Circolare dell’Associazione Comuni Virtuosi.
Vuoto a rendere per migliorare le performance ambientali dei sistemi cauzionali
Il rapporto contiene anche i dati sull’immesso al consumo dei contenitori di bevande venduti in regime di vuoto a rendere in Europa (refillables). Trattasi in prevalenza di bottiglie in vetro, ma anche in PET, come nel caso della Germania adatte all’uso multiplo. Per l’Italia nel 2019 tale quota si attestava sul 10,8 %. Se in aggiunta ad un sistema di deposito incrementassimo la quota italiana di bevande vendute in contenitori ricaricabili (con vuoto a rendere) – dall’attuale 10,8% al 25% – la quantità di imballaggi per bevande che sfuggono al riciclo si ridurrebbe dell’80% scendendo al di sotto del 1 miliardo e mezzo di unità.
Con un DRS e vuoto a rendere lo spreco di contenitori scende di 7 volte
Il rapporto attinge anche a 20 anni di dati che mostrano come, mentre la quota di mercato europea dei ricaricabili – come birra, bibite e bottiglie d’acqua – è crollata dal 47% al 21% in soli vent’anni, nello stesso periodo i contenitori monouso sono aumentati di oltre il 200%. Tuttavia, i paesi con sistemi di deposito cauzionali e con una quota di mercato di vuoto a rendere con bottiglie ricaricabili superiore al 25% sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di dispersione degli imballaggi.
Lo spreco di di bottiglie e lattine è infatti sette volte più basso in questi Paesi rispetto a quelli che non hanno sistemi di deposito e di vuoto a rendere. Tra questi paesi, la Germania si distingue come la migliore della categoria, con una quota di ricaricabile del 55% e uno spreco limitato a soli 10 contenitori per persona all’anno.
Clarissa Morawski, CEO di Reloop, ha dichiarato:
“I sistemi di deposito in cui il contenitore si recupera per essere riciclato o ricaricato riducono sostanzialmente le quantità di lattine e bottiglie che finiscono sprecate nell’ambiente, in discarica o negli inceneritori. I DRS riducono i costi di raccolta e pulizia ambientale degli enti locali, promuovono l’occupazione nell’economia circolare e riducono le emissioni di CO2. Dal punto di vista del consumatore, l’esperienza è la stessa. Se restituisci una bottiglia vuota, riavrai indietro l’importo del deposito pagato nel momento dell’acquisto della bevanda, indipendentemente dal fatto che il passaggio successivo sia il riempimento o il riciclaggio, senza sprechi e con un impatto ambientale nettamente inferiore “.
Conclude così Silvia Ricci dell’Associazione Comuni Virtuosi:
“Ogni anno perso nel percorso di adozione di un sistema cauzionale significa caricare sull’ambiente miliardi e miliardi di contenitori che causano danni ambientali e costi evitabili alla fiscalità dei comuni sostenuta dai contribuenti. Implementare un sistema di deposito non significa dovere investire risorse finanziarie pubbliche perché sono i produttori e rivenditori di bevande a doversi fare carico del 100% dei costi di avviamento e gestione del sistema nell´ambito della loro responsabilitá estesa del produttore (2). Al governo spetta scrivere la legge che dovrà governare il sistema e monitorarne i risultati. Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, è necessario ridurre drasticamente il consumo di risorse. Per farlo serve un quadro legislativo coerente che introduca obiettivi di prevenzione e riuso obbligatori che incentivi modelli imprenditoriali sostenibili. Mi riferisco a modelli basati sul riuso in primis oppure ad altri modelli imprenditoriali indispensabili purché chiudano le catene del valore dei materiali e dei beni senza dispersioni e sprechi evitabili”.
Silvia Ricci
Per altri articoli sull’argomento vai allo speciale sui sistemi di deposito per contenitori di bevande curato con EconomiaCircolare.com
______________________________________________________________________________
(1) Trattasi dei dati riferiti a 24 Stati membri che rappresentano il 99,5% della popolazione dell’UE, esclusi Malta, Cipro e Lussemburgo. Anche Islanda e Norvegia, membri dell’EFTA, utilizzano sistemi di deposito cauzionali.
(2) Ai sensi dell’ articolo 178-ter del TUA, che recepisce nell’ordinamento nazionale i requisiti minimi in materia di responsabilità estesa del produttore introdotti dall’art. 8-bis della Direttiva 851/2018, i costi relativi all’intercettazione e avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio dovranno essere interamente in capo ai produttori (in deroga almeno l’80%) e non a carico dello Stato o degli enti locali.
Quando il cibo da asporto incontra i contenitori riutilizzabili
Una notizia importante che ci arriva da oltre confine è che anche in tempi di pandemia il settore dell’asporto può avvalersi di contenitori riutilizzabili in sicurezza. In Gran Bretagna l’associazione City to Sea promuove l’opzione #contactless nelle caffetterie , mentre negli Usa Just Salad ha in uso una procedura simile per i suoi piatti pronti. Anche in Italia qualcosina si muove su questo fronte.
Di Silvia Ricci uscito su EconomiaCircolare.com
L’emergenza sanitaria ha comprensibilmente messo in secondo piano altre emergenze ambientali, incluse quelle connesse all’aumento della produzione di rifiuti. Le misure per contrastare il Covid hanno rallentato, se non fermato, centinaia di progetti nazionali o locali, in particolare quelli che riguardano la sostituzione di contenitori e altri accessori monouso nel settore della ristorazione da asporto, che sono già da tempo nel mirino delle direttive europee. Intanto la domanda di alimenti confezionati e pronti al consumo continua a crescere e il ricorso al cibo da asporto nei periodi di lockdown è letteralmente esploso.
Lo scossone prodotto dalla pandemia è l’occasione per vedere con più chiarezza i limiti e i rischi insiti nel modello di consumo e negli stili di vita attuali, aprendo la strada alla riflessione sulle opportunità di cambiamento che possono scaturire da una migliore organizzazione della società, del lavoro, della mobilità, della burocrazia. L’innovazione digitale nella pubblica amministrazione e la possibilità di lavorare da casa, ad esempio, sono due delle “conquiste” che nessuno prima che scoppiasse la pandemia immaginava potessero arrivare così velocemente.
Anche davanti a sfide come quella della neutralità climatica al 2050, così come sul fronte della prevenzione della produzione dei rifiuti c’è la possibilità di non perdere questo atteggiamento proattivo individuando soluzioni innovative e sistemiche che possano avere applicazioni su larga scala.
Guardando ai 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il numero 12 in particolare, promuove un modello di consumo e di produzione sostenibile. Per superare il dilagare dell’usa e getta c’è l’impegno espresso a “ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo”. E c’è un obiettivo temporale: il 2030, anno entro il quale bisogna anche “incoraggiare le imprese, in particolare le grandi aziende multinazionali, ad adottare pratiche sostenibili e a integrare le informazioni sulla sostenibilità nei loro resoconti annuali”.
Il monouso non offre maggiore protezione
La pandemia ha portato con sé misure che si sono poi rivelate eccessive, come la disinfezione ambientale di strade e spiagge da parte dei Comuni e l’utilizzo di guanti per uscire a fare la spesa da parte dei cittadini. La paura che il contatto con le superfici portasse il contagio si diffondeva insieme agli studi che rilevavano il permanere del coronavirus su oggetti e arredi per più giorni, anche perché non si precisava che la carica virale non fosse sufficiente a farci ammalare.
Successivamente sono poi arrivate rassicurazioni dal fronte medico, riprese dal ministro della Salute Roberto Speranza nel corso di un’audizione dello scorso anno sulla sicurezza delle stoviglie riutilizzabili che, al contrario dei manufatti monouso, si possono lavare seguendo i più elevati standard di igiene.
Il caffè da asporto diventa “contactless”
L’organizzazione ambientalista inglese City to Sea si è attivata per evitare che le numerose caffetterie del Regno Unito sospendessero, sull’esempio di Starbucks, l’utilizzo di tazze riutilizzabili per le bevande da asporto. L’iniziativa #ContactlessCoffee nasce dalla consapevolezza delle dimensioni del problema rifiuti: secondo un recente studio di Science, ogni anno a livello globale 250-300 miliardi di tazze monouso finiscono smaltite o abbandonate nell’ambiente.
Per spingere i coffee shop britannici ad accettare il sistema di ritiro delle tazze riutilizzabili, City to Sea ha promosso una semplice procedura che evita contaminazioni incrociate mentre si riempie la tazza del cliente. Come si può vedere dalle istruzioni diffuse attraverso il sito e tramite un video, il barista versa il caffè da una tazza in ceramica nella tazza che il cliente appoggia su un vassoio senza bisogno di toccarla. Il vassoio viene poi igienizzato prima che un altro cliente lo usi nella stessa modalità.
City to Sea ha anche istituito una task force intersettoriale per valutare e gestire al meglio le questioni legate all’impiego di sistemi riutilizzabili durante la pandemia da Covid-19 che conta più di 20 organizzazioni, tra cui Starbucks, Sustainable Restaurant Association e Zero Waste Scotland.
Leggi anche: Se tazze e bicchieri diventano un servizio, la rivoluzione dei sistemi di riuso
Contenitori da asporto riutilizzabili per prevenire lo spreco di risorse
Per spingere i coffee shop britannici ad accettare le tazze riutilizzabili portate dai clienti, City to Sea ha promosso una semplice procedura che evita contaminazioni incrociate mentre si riempie la tazza del cliente. Come si può vedere dalle istruzioni diffuse attraverso il sito e tramite un video, il barista versa il caffè da una tazza in ceramica nella tazza che il cliente appoggia su un vassoio senza bisogno di toccarla. Il vassoio viene poi igienizzato prima che un altro cliente lo usi nella stessa modalità.
City to Sea ha anche istituito una task force intersettoriale per valutare e gestire al meglio le questioni legate all’impiego di sistemi riutilizzabili durante la pandemia da Covid-19 che conta più di 20 organizzazioni, tra cui Starbucks, Sustainable Restaurant Association e Zero Waste Scotland.
Per tanti americani il cibo surgelato pronto da scaldare, così come quello da asporto, è un’abitudine che produce ogni anno montagne di rifiuti, per lo più smaltiti in discariche e inceneritori. Per permettere ai propri clienti di ordinare piatti pronti ma con un contenitore riutilizzabile, la catena Just Salad, con base a New York, sta sperimentando uno modello a rifiuti zero denominato Green Bowl Program.

Just Salad, che oggi conta 41 ristoranti negli Stati Uniti e 4 a Dubai, aveva già lanciato nel 2006 un servizio da asporto con contenitori riutilizzabili. Per ridurre ulteriormente la produzione di questi rifiuti, che si aggira intorno ai 100.000 kg l’anno, nel 2020 la catena ha anche eliminato l’uso di ciotole monouso per il consumo ai tavoli.
Sacchetti ortofrutta riutilizzabili: boom all’estero e al palo in Italia
A distanza di tre anni dal provvedimento entrato in vigore nel gennaio del 2018 che vietando l’utilizzo dei sacchetti sottili in plastica ha finito per vietare anche i sacchetti riutilizzabili, tutto tace.
Nessun ulteriore chiarimento o ripensamento è arrivato infatti da parte dei due ministeri, che si sono defilati dopo essersi rimpallati la decisione se ammettere o meno i sacchetti riutilizzabili almeno nel reparto ortofrutta.
Come abbiamo raccontato in precedenti post su questa questione siamo ancora fermi ad una circolare del 2018 del Ministero alla Salute, chiamato ad esprimersi dal Ministero all’Ambiente allora presieduto da Galletti, che ha escluso di fatto la possibilità di utilizzare sacchetti che non fossero monouso, onde prevenire gravi rischi sanitari.
Neanche l’ex ministro all’Ambiente Sergio Costa, che è stato il primo ad entrare nel dettaglio di possibili azioni che i singoli possono compiere nel quotidiano per ridurre l’impatto ambientale della plastica con le iniziative Plastic-free, non ha voluto o potuto prendersi a cuore la questione.
L’Italia rimane così l’unico paese al mondo dove è obbligatorio usare esclusivamente sacchetti monouso (e guanti) nel settore ortofrutta dei supermercati. Nonostante non sia mai stata presentata alcuna evidenza scientifica che dimostri che queste misure abbiano prodotto benefici in termini di minori tossinfezioni nella commercializzazione dell’ortofrutta. Quello che è certo è che le fonti di tossinfezioni documentate derivano invece dai prodotti, più che dal contenitore. Anche quando confezionati.
Neanche la “sfida” di buon senso lanciata da NaturaSì che ha adottato sacchetti riutilizzabili per ortofrutta e per il pane nei suoi punti vendita è servita per provocare qualche reazione. Si rimane pertanto appesi in una tipica situazione pilatesca all’italiana dove si lasciano gli operatori commerciali nel limbo delle possibili interpretazioni. Con il risultato che non si procede ad alcun controllo (ad esempio sulla battitura a scontrino del costo del sacchetto) e i provvedimenti legislativi possono essere disattesi senza conseguenze. Ora si sono aggiunti ai punti vendita di NaturaSì sei punti vendita di Sigma, di cui uno a Bologna e altri cinque in provincia di Modena. Lo stesso gruppo che ha aperto ai clienti la possibilità di utilizzare contenitori portati dai clienti nei reparti assistiti.

Assodato che prevenzione e riuso sono strategie portanti dei modelli di business circolari non sarebbe questa un’occasione di intervento facile facile per le Direzioni per l’Economia Circolare, istituite nei Ministeri proprio per creare una task force interdisciplinare che promuova una exit strategy dai vecchi modelli di business lineari?
Il consumo di imballaggi non è diminuito
Considerando che i sacchetti leggeri e ultraleggeri in plastica usati all’interno dei reparti dei supermercati e nei negozi di alimentari sono stati sostituiti con opzioni in carta e bioplastica compostabile non può essersi verificata una riduzione del consumo. Non è pertanto possibile affermare con rigore scientifico che dal 2018 ad oggi questa sostituzione di materiale abbia comportato dei benefici per l’ambiente in termini di riduzione di rifiuti evitabili ed emissioni di CO2. In compenso quello che studi di settore hanno rilevato è stato un aumento del consumo complessivo di packaging nel settore alimentare dovuto ad un maggiore consumo di cibi freschi pronti al consumo spesso in monoporzione. Nel settore ortofrutta è aumentata sia la quota di ortofrutta comprata confezionata che il consumo di ortofrutta di IV gamma come ad esempio le buste di insalata e spinaci già lavate o le vaschette di frutta a cubetti pronta al consumo.
Cessione onerosa obbligatoria dei sacchettini non sempre avviene
Se la maggior parte dei punti vendita della GDO addebita ormai per i sacchetti compostabili un importo inferiore al prezzo di acquisto che va da 0,01 a 0,02 € , altri rivenditori fuori dal circuito della distribuzione organizzata cedono ormai questi sacchetti ultraleggeri “gratuitamente”.
Non addebitare il costo dei sacchetti ai clienti, come avviene nella quasi totalità delle farmacie, del commercio ambulante, e in misura minore nei negozi di prossimità, significa non disincentivare il consumo usa e getta. Significa soprattutto non avere chiaro che dobbiamo decarbonizzare gli stili di vita e i modelli di consumo attuali perché non sono compatibili con l’obiettivo della neutralità climatica al 2050. Per non parlare dell’impegno sul fronte del perseguimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) entro il 2030 e in particolare per gli obiettivi nr. 12 (Consumo e sviluppo responsabili) e 13 (Lotta al cambiamento climatico).
FRANCIA AVANGUARDIA DEL RIUSO

Decisamente un’altra attenzione stanno guadagnando i modelli di riuso nella vicina Francia dove la quota di mercato riferita alle vendite di prodotti sfusi è aumentata del 40% tra il 2018 e il 2019.
Nel 2020 la Francia contava già oltre 560 negozi specializzati nella vendita di prodotti sfusi, ma se il disegno di legge sul clima e la resilienza che ha ottenuto il via libera dall’assemblea nazionale il 29 marzo verrà approvato anche al senato, questa modalità di acquisto potrebbe conoscere un vero boom negli anni a seguire. La Francia diventerà il primo paese a rendere la vendita sfusa materia di legge, anche se gli operatori commerciali e i grandi marchi non ne sono entusiasti per paura di perdere gli spazi conquistati a scaffale e le vendite correlate.
L’articolo 11 al Titolo 1 del DDL intitolato “Consumare” impone infatti ai negozi di oltre 400 mq di dedicare alla vendita di prodotti sfusi il 20% della superficie di vendita entro il 2030. Il testo prevede inoltre che gli imballaggi riutilizzabili possano essere forniti dal cliente che diventa il soggetto responsabile dell’igiene e dell’idoneità degli stessi. Dal canto suo il rivenditore può rifiutarli qualora non conformi.
Obiettivo del DDL è quello di supportare i cittadini nelle loro scelte di consumo sostenibile quotidiane attraverso misure che riguardano l’educazione ambientale, la pubblicità (come riduzione e regolamentazione del greenwashing), l’etichettatura ambientale obbligatoria e l’economia circolare.
Presentato da Barbara Pompili, Ministro della Transizione Ecologica, il testo del DDL prevede che i punti vendita coinvolti debbano dedicare almeno il 20% della loro superficie di vendita a prodotti venduti senza imballaggio oppure utilizzare altre metriche di rendicontazione come il numero di referenze di prodotti venduti sfusi versus confezionati, oppure in termini di percentuali di fatturato di prodotti venduti sfusi e non, che possano dimostrare il rispetto della legge. L’obbligo riguarda sia i punti vendita con servizio assistito che self service, e anche il settore del commercio online. Questo obbligo coprirebbe inoltre tutti i prodotti di consumo per l’uso quotidiano, ad eccezione dei medicinali e prodotti che non possono essere venduti sfusi per motivi di salute e sicurezza. Inoltre, per scoraggiare l’uso di bicchieri usa e getta, il disegno di legge prevede che i venditori di bevande da asporto debbano praticare prezzi più bassi sulle bevanda vendute in contenitori riutilizzabili quando forniti dai consumatori.
“I DRS sono il futuro”. Una radiografia globale dei sistemi di deposito
Dal rapporto Global deposit book 2020 pubblicato dalla piattaforma Reloop emerge che entro la fine del 2023 i sistemi di deposito cauzionale per i contenitori di bevande serviranno almeno 500 milioni di persone. Oggi sono 291 milioni. Un’analisi ragionata di performance e potenzialità
Di Silvia Ricci da Economiacircolare.com
Sono passati 50 anni da quando, nel 1970, entrò in vigore in Canada, nella Colombia Britannica, il primo sistema cauzionale per contenitori di bevande monouso obbligatorio per legge. E oggi, tra le oltre 40 le giurisdizioni che hanno adottato un DRS, Deposit Return System (o scheme), ci sono la maggior parte delle province canadesi, quasi tutti gli Stati dell’Australia, 10 Paesi europei, 10 Stati americani, Israele e parte dei Caraibi. Un totale di 291 milioni di persone “servite”, con la prospettiva – stando alle stime del “Global deposit book 2020: an overview of deposit systems for one-way beverage containers” della piattaforma Reloop – di arrivare quasi al doppio nel giro di tre anni, per la precisione a 500 milioni di persone raggiunte entro fine 2023. E secondo le previsioni del californiano Container Recycling Institute (CRI), gli effetti delle legislazioni europee e degli impegni volontari intrapresi dall’industria potrebbero spingere sino ad 1 miliardo il numero delle persone servite da un sistema di deposito entro il 2030.
La mappa dei paesi che hanno detto sì
Giunto alla terza edizione, il report Global deposit book curato da Reloop, piattaforma multi-stakeholder che promuove modelli di economia circolare, è un utile strumento per capire come sono strutturati questi sistemi, come vengono finanziati e quali livelli di recupero possono raggiungere. Il rapporto offre una panoramica completa sui sistemi cauzionali per contenitori monouso in vigore. Per ciascuna giurisdizione approfondisce il quadro legislativo (come base giuridica del sistema), l’ambito del programma (quali formati e categorie di bevande copre), il valore del deposito e altre commissioni, l’operatore di sistema (l’entità responsabile della gestione), il sistema di rimborso della cauzione applicata sui contenitori di bevande e dei tassi di intercettazione relativi a questi ultimi.
Questa terza edizione del rapporto rispetto alle precedenti uscite nel 2016 e 2018 include anche una sezione non esaustiva dedicata a 6 Paesi in cui è già stato adottato un atto legislativo con indicazione dell’entrata in vigore (salvo posticipazioni dell’ultima ora).
Negli ultimi due o tre anni, governi di tutto il mondo hanno annunciato di volere adottare un DRS e per dare il polso della situazione segue un elenco complessivo di Paesi – in progress e passibile di variazioni – in cui l’iter legislativo è già concluso/iniziato oppure in cui il governo ha espresso un supporto ad un DRS espresso supporto ai sistemi di deposito cauzionali (non ancora tradotto in atti legislativi) che include: Giamaica (2021), Scozia (2022), Romania (2022), Portogallo (2022), Slovacchia (2022) , Lettonia (2022), Malta (2022), Nuova Zelanda (2022), Singapore (2022), Turchia (2023),Victoria (2023), Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord (2023-2024).
Più recentemente, nel settembre 2020, la ministra dell’Ambiente austriaca ha annunciato piani per un sistema di deposito per contenitori di bevande monouso in plastica e metallo, sebbene manchino ancora dettagli specifici circa l’iter legislativo e quindi la probabile data di attuazione.

All’opinione pubblica piace il deposito su cauzione
Nella premessa del rapporto si legge che, contrariamente a quanto l’industria delle bevande cercherebbe di far credere, questi sistemi hanno storicamente goduto di un ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica che è stato riscontrato anche nei Paesi dove saranno adottati.
Un sondaggio condotto nel 2020 in Austria ha infatti rilevato che l’83% degli austriaci è favorevole a un DRS e il 93% concorda che i produttori di plastica dovrebbero farsi carico della gestione anche finanziaria degli imballaggi una volta diventati rifiuti. Un sondaggio simile condotto in Romania nell’agosto 2020 ha mostrato che il 96% dei romeni è favorevole all’introduzione di un DRS.
Aggiornamento 2022 : In Italia un sondaggio commissionato dalla nostra campagna “A Buon rendere -molto più di un vuoto” ha mostrato che l’83% degli italiani è favorevole ad un DRS anche nel nostro paese.
Benefici per gli enti locali e occupazione
Sempre nella premessa si legge che i sistemi di deposito hanno dimostrato di poter apportare benefici agli enti locali in termini di risparmio sui costi di gestione del fine vita degli imballaggi coperti dal sistema – di cui non devono più occuparsi – ma anche in termini di efficacia nel ridurre i rifiuti. Secondo uno studio del 2018 dell’agenzia australiana Csiro, negli Stati coperti da un DRS in Australia i rifiuti da contenitori di bevande abbandonati nelle zone costiere erano ridotti del 40% rispetto alle quantità rilevate in Stati non coperti da un DRS. In Olanda. a distanza di un anno dall’introduzione di un Sistema Cauzionale per le bottigliette in plastica, si è registrata una loro riduzione nel littering pari al 65%.
Un altro aspetto a favore dei sistemi di deposito è l’impatto positivo sull’occupazione, fattore che diventa particolarmente rilevante in un momento in cui tutti i Governi nel mondo sono alle prese con la pandemia e devono investire ingenti risorse per aiutare la ripresa economica.
In Europa è la Direttiva Sup, Single-Use Plastics con gli obiettivi di raccolta e riciclo vincolanti per le bottiglie in plastica del 90% al 2029 (e l’obiettivo intermedio del 77% al 2025) a rendere ineluttabile per i Paesi membri un ricorso ai sistemi di deposito, ritenuta di fatto l’unica opzione nota in grado di raggiungere tali obiettivi.
Sistemi cauzionali: perché servono agli enti locali
I comuni sono diffidenti nei confronti dei sistemi cauzionali per i contenitori di bevande principalmente perché temono di perdere gli introiti legati alla raccolta differenziata. Ma a conti fatti non è così: l’opzione dei DRS fa risparmiare
Di Silvia Ricci da Economiacircolare.com
Gli esperti di sistemi cauzionali lo sanno bene: appena il governo centrale o la società civile ipotizzano l’adozione di un sistema di deposito cauzionale, gli enti locali alzano le barricate insieme alle loro associazioni di riferimento. Il primo istinto è quello di chiusura, per la paura di perdere gli introiti che arrivano dalla vendita di imballaggi di valore recuperati con la raccolta differenziata, come le bottiglie in PET e le lattine. Un timore in realtà poco giustificato, dal momento che i sistemi di raccolta domiciliari per gli imballaggi hanno costi che generalmente superano di gran lunga quanto si ricava dalla vendita dei materiali ai riciclatori.
Le campagne in Olanda e Belgio
Solamente in Olanda, dove esiste dal 2005 un DRS (Deposit Return System o Scheme) “a metà”, nel senso che interessa solamente le bottiglie di plastica con formato a partire da un litro, si è creato un fronte che unisce il 99% dei comuni, tutti schierati a favore di un DRS il più ampio possibile. Il merito va a Recycling Netwerk Benelux, che ha lanciato nel 2017 l’iniziativa Statiegeld Alliantie: i comuni di Olanda e Belgio, insieme ad associazioni e organizzazioni molto attive, hanno saputo sensibilizzare e coinvolgere sul tema governi, media e cittadini. Dal prossimo luglio rientreranno nel sistema DRS le bottigliette di formato inferiore al litro, mentre il 3 febbraio il ministero dell’Ambiente olandese ha annunciato la partenza del DRS anche per le lattine dal 31 dicembre 2022. Il deposito sarà di 15 centesimi di euro e si punta a raccoglierne 2 miliardi l’anno, in modo da arrivare a raccoglierne il 90% entro il 2024. La decisione è arrivata dopo che i produttori non avevano rispettato il tempi previsti per ridurre del 70% la presenza di lattine nel littering, i rifiuti dispersi nell’ambiente. Al contrario, le rilevazioni compiute dal governo durante il primo semestre del 2020 hanno registrato un aumento del 19% rispetto al 2016-2017 e le lattine rinvenute tra i rifiuti abbandonati sono tre volte più numerose delle bottigliette in plastica. Motivo per cui molti comuni hanno aderito alla campagna Yes we can, che con il suo gioco di parole chiedeva ai politici olandesi e belgi di introdurre rapidamente un deposito, promuovendola nel loro territorio.

Ridurre le lattine disperse nell’ambiente significa, peraltro, evitare il ferimento e talvolta la morte di migliaia di animali e capi di bestiame in Olanda, Belgio, Svizzera, Austria, Francia e altri Paesi dove le lattine che finiscono nei prati di pascolo. Ragione per cui, tra le altre organizzazioni che aderiscono alla Statiegeld Alliantie, c’è anche l’associazione degli allevatori.
Superare le diffidenze iniziali
Nonostante ci siano differenze anche consistenti tra i vari Paesi, i corrispettivi economici che i regimi di Epr nazionali (Extended producer responsability, ovvero la responsabilità estesa del produttori) elargiscono alle municipalità europee per finanziare la raccolta differenziata per conto dei produttori e utilizzatori di imballaggi, non bastano di fatto a coprire i costi che queste ultime sostengono.
Rappresentano un’eccezione la Germania e la Svezia, dove vige un “modello duale” dal nome del sistema tedesco (Duales system Deutschland – DsD) avviato a partire dal 1991. In questo modello, i soggetti che producono rifiuti da imballaggio sono obbligati a organizzare per proprio conto un sistema di intercettazione dei rifiuti derivanti dai “propri” imballaggi immessi sul mercato e a gestire le successive operazioni finalizzate al recupero di materia e di energia. In questo caso, i costi di raccolta e avvio a riciclo/recupero/smaltimento sono sostenuti per intero dalle organizzazioni che per conto delle imprese ottemperano agli obblighi in materia di responsabilità estesa del produttore.
Sistemi di deposito su cauzione: la via obbligata che conviene anche all’Italia
I sistemi di deposito cauzionali di bottiglie e altri imballaggi di bevande consentono di raggiungere altissime percentuali di raccolta differenziata. Sono un’opportunità per l’economia circolare, creano lavoro e fanno risparmiare gli enti locali. Ecco perché convegno a tutti, anche a chi oggi li ostacola
di Silvia Ricci per Economiacircolare.com
Troppi imballaggi dispersi nell’ambiente e la preoccupazione per l’inquinamento ormai pervasivo da plastica hanno riacceso l’interesse per i sistemi di deposito su cauzione, nei quali chi compra una bevanda in bottiglia o in lattina paga un piccolo extra che gli sarà restituito quando avrà riportato indietro il contenitore. Questa tipologia di raccolta selettiva nota come DRS (Deposit Return System o Scheme) consente di recuperare i contenitori di bevande monouso, ma si può anche applicare ai modelli di riuso e consente in maniera semplice ed efficace di ridurre i rifiuti da imballaggio dispersi nell’ambiente, il cosiddetto littering, e al tempo stesso di immettere i materiali così “salvati” nel ciclo produttivo.
La piccola cauzione, tipicamente tra i 5 e i 25 centesimi di euro, che si applica al prezzo di vendita delle bevande serve a impegnare il consumatore a riportare il contenitore vuoto presso un punto vendita per consentirne il riciclaggio. Una pratica che le persone più grandi d’età ricordano bene: fino agli anni Sessanta del secolo scorso, infatti, anche nel nostro Paese era molto diffuso il vuoto a rendere, applicato alle bottiglie di vetro per latte, acqua minerale ed altre bevande.

Il passaggio al monouso? È a carico della collettività
Questa modalità di commercializzazione a “ciclo chiuso” e senza produzione di rifiuti ha subito un lento e inesorabile declino con l’avvento della bottiglia in PET, il polietilene tereftalato prodotto interamente da petrolio o gas metano, e anche della lattina in alluminio. Con il loro avvento, i produttori di bevande si sono liberati dei costi di gestione del vuoto a rendere. Per recuperare il vetro e gestire tutta la filiera su scala locale, infatti, servivano importanti investimenti finanziari: i magazzini per lo stoccaggio, gli impianti di lavaggio e sanificazione dei vuoti, la rete logistica, i concessionari che producevano per i vari marchi e via dicendo.
È accaduto così che, ricorrendo a imballaggi in plastica o alluminio monouso, i produttori abbiano potuto ampliare il mercato di riferimento (non dovendo più gestire la raccolta localmente) riducendo sia i costi per le infrastrutture appena citate, sia quelli di gestione del fine vita dei propri prodotti. Oneri e onori sono così passati ai governi locali e ai contribuenti dei Paesi in cui le bevande venivano immesse al consumo: da quel momento il costo di ciò che accadeva alla bottiglia o al flacone monouso dopo l’utilizzo non è più stato un problema di chi ne produceva il contenuto, ma è finito a carico della collettività.
Tempo di soluzioni : la responsabilità estesa del produttore
Parallelamente all’allarme legato al cambiamento climatico e all’eccessivo sfruttamento di risorse, si è via via affermato, soprattutto a livello comunitario, il principio della responsabilità estesa del produttore (in sigla inglese Epr, Extended producer responsability), in virtù del quale chi produce e commercializza un bene deve farsi carico dei costi del suo avvio a riciclo. Questo importante cambiamento ha riportato l’attenzione sulle potenzialità dei sistemi cauzionali e non a caso tanti Paesi, in Europa e non solo, hanno iniziato a introdurli.

D’altro canto, non si intravedono all’orizzonte altre soluzioni e strumenti di efficacia comparabile. Dove sono stati adottati, infatti, i DRS hanno dimostrato di riuscire a ridurre, se non prevenire, la dispersione di contenitori di bevande nell’ambiente, a reimmettere in nuovi cicli economici i recipienti senza perdita di risorse preziose e valore economico, creando al contempo occupazione verde. Questi sistemi consentono di raggiungere percentuali di differenziata altrimenti impossibili, dal momento che persino in Paesi con i sistemi di raccolta differenziata più performanti – come nel caso del Giappone e della Svizzera – si superi di poco un tasso di raccolta e riciclo dell’80% per i contenitori di bevande.
Come dicevamo, in Europa sono state le ultime legislazioni europee sui rifiuti a portare alla ribalta i sistemi di deposito su cauzione, e a stemperare, quando non neutralizzare, la storica opposizione da parte dell’industria delle bevande e di altri gruppi di interesse ai sistemi cauzionali. Di fatto sia le direttive sui rifiuti del pacchetto Economia Circolare recentemente recepite dagli Stati membri – in Italia con il decreto legislativo 116 del 2020 – sia quelle in via di recepimento come la direttiva Single-use plastics (nota come direttiva Sup) hanno il potenziale per produrre cambiamenti epocali.
Leggi anche: Sistemi Cauzionali perché servono agli Enti Locali
Olanda: in arrivo un deposito anche per le lattine
Anche le lattine di bevande dal 31 dicembre del 2022 verranno incluse nel sistema di deposito per bevande olandese . La lunga battaglia dell’ampio fronte a favore dei depositi cauzionali ha portato a casa un secondo risultato importante con questa nuova decisione presa dal governo olandese lo scorso 3 febbraio.
Una prima vittoria per i fautori dei sistemi cauzionali c’era stata con la decisione presa dal governo olandese nel 2020 di includere nel sistema di deposito le bottigliette con formato inferiore al litro. Come unico caso al mondo il sistema di deposito entrato in vigore nel 2005 includeva solamente le bottiglie in plastica superiori al litro. Nonostante il fatto che il 94% delle bottiglie coperte da deposito rispetto all’immesso venissero raccolte e riciclate, mentre le bottigliette di piccolo formato e le lattine disperse nell’ambiente creassero costi ed inquinamento evitabili, ci sono voluti oltre 16 anni per arrivare a questa decisione. Addirittura c’è stato un momento nel 2015 in cui l’industria delle bevande aveva quasi convinto il governo a cancellare il sistema esistente.
“Il sistema di restituzione del deposito ridurrà il numero di lattine disperse nell’ambiente dal 70 al 90%. Questa è una grande vittoria per l’ambiente ”, affermano in un comunicato stampa congiunto le sei organizzazioni ambientali che si sono spese a favore di un sistema di deposito, e in particolare nell’ultimo decennio: Recycling Netwerk, Stichting De Noordzee, Plastic Soup Foundation, Plastic Soup Surfer, Greenpeace e Natuur & Milieu.
Una buona parte del merito va riconosciuta all’infaticabile azione di pressing politico e industriale esercitata dalle Ong prima citate, sforzi che sono poi confluiti nel 2017 nella coalizione Statiegeld Alliantie (Alleanza per un sistema cauzionale) che ha riunito i diversi portatori di interesse tra cui : i comuni (99% favorevoli), l’associazione degli allevatori e coltivatori LTO Nederland, l’associazione dei consumatori Consumenten Bond.
La preoccupazione per l’inquinamento da plastica cresciuta negli ultimi anni nell’opinione pubblica, unitamente all’urgenza di trovare delle soluzioni ha dato nuova forza alle iniziative del fronte ambientalista che recentemente aveva coinvolto decine di enti locali e associazioni di varia natura nella campagna mirata alle lattine YES WE CAN . Campagna molto sentita e partecipata dalla categoria degli allevatori particolarmente colpita dall’abbandono di lattine nei campi che causa il ferimento di 12.000 mucche ogni anno a seguito dell’ingestione di frammenti di lattine, di cui 4.000 circa non sopravvivono.
Il segretario di Stato per le infrastrutture e la gestione delle risorse idriche Stientje van Veldhoven (D66) aveva deciso nel 2020 per un cauzionamento per le bottigliette di plastica poiché, non solamente l’industria non era riuscita a ridurre del 70% (come minimo) la quantità di bottigliette presente nel littering –come pattuito rispetto ai valori del periodo 2016-2017– ma si era verificato un incremento. A seguito delle mozioni dei parlamentari Jan Paternotte (D66) e Carla Dik-Faber (ChristenUnie) il governo aveva inoltre deciso nell’aprile 2020 di imporre lo stesso target di riduzione alle lattine, con scadenza al 2021.
Quando però i dati di monitoraggio del governo hanno rilevato già nella prima metà del 2020 un aumento del 19% delle lattine nel littering , e uno studio commissionato dallo stesso governo ha concluso che la presenza di lattine e bottiglie nel littering (rifiuti dispersi nell’ambiente) si riduce del 70-90% solo con i sistemi cauzionali, si è chiusa l’ultima finestra di negoziazione possibile anche per le lattine.
Ecco perché la richiesta arrivata al governo da più parti di anticipare la decisione sull’inclusione delle lattine nel sistema cauzionale prima delle elezioni (marzo 2021) ha avuto un esito favorevole.
La dimissionaria segretario di stato del Ministero alle Infrastrutture e alla gestione delle acque Stientje van Veldhoven ha dichiarato in un video pubblicato sul profilo twitter e facebook che è entusiasta di avere potuto realizzare un provvedimento che rappresenta una grande svolta per l’ambiente e che le è stato di grande aiuto l’enorme sostegno che le è arrivato dalla società, e in particolare da campagne come Yes we can che hanno reso evidente che gli olandesi fossero a favore di un sistema di deposito. Concludendo che questo tipo di impegno che arriva dalla società è qualcosa di cui la politica ha bisogno per agire.
Nel video che segue – tradotto e sottotitolato da EconomiaCircolare.com – Stientje van Veldhoven , ministro responsabile del provvedimento si dichiara entusiasta e grata del sostegno e della spinta arrivata dalla società civile che ha portato all’estensione del sistema di deposito.
Il modello di sistema cauzionale che probabilmente verrà adottato In Olanda per la restituzione dei contenitori (e il ritiro della cauzione) non dovrebbe interessare il circuito Horeca (bar e ristoranti) ma avvenire nella modalità return-to-retail (ovvero ritorno al rivenditore) già operativa dal 2005 presso i supermercati per le bottiglie di formato superiore al litro.

Non è ancora noto se i settori dei latticini e dei succhi (quando confezionati in lattina) resti fuori dal sistema di deposito come è stato deciso quando confezionati in bottiglie di plastica. Le organizzazioni ambientaliste, e soprattutto i comuni, sottolineano tuttavia che sarebbe necessario che tutte le tipologie di imballaggi per bevande fossero coperti da un cauzionamento, incluse le “pouch” buste che si ritrovano frequentemente nel littering.
L’esempio della vicina Germania
L’esempio della vicina Germania è seguito con molto interesse in Olanda. Per rispondere ai dubbi dei consumatori e per motivi di ordine economico e ambientale lo scorso 20 gennaio il governo tedesco ha deciso di includere nel sistema di deposito nazionale tutti i contenitori per bevande entro il 2022. Il criterio che regolerà l’obbligo di adesione al sistema sarà l’imballaggio come tipologia di contenitore, e non più l’appartenenza ad una specifica categoria di bevande come è stato ad oggi. La distinzione che verrà abolita in Germania ( ma ancora attuale in altri sistemi di deposito) permetteva ad esempio di distinguere tra bevande gassate e non, ragione per cui i succhi di frutta non gassati e altre tipologie di bevande venivano esclusi del cauzionamento. Dal prossimo anno oltre a tutti i tipi di succhi di frutta anche il settore vinicolo e dei cocktail a basso grado alcolico verranno assoggettati al sistema, indipendentemente dal fatto che siano confezionati in vetro, cartone, lattina o plastica. Per i prodotti a base di latticini il tempo di adeguamento concesso è un pò più lungo ma dovrà concludersi entro il 2024. Il caso del prossimo sistema di deposito che dovrà entrare in vigore in Scozia già riflette questa nuova impostazione e vengono indicate le tipologie di imballaggio incluse nel sistema e non il contenuto.
La lenta marcia verso un sistema di deposito completo
Un ristretto ma influente gruppo di membri dell’industria alimentare e delle bevande olandese, è riuscito sistematicamente ad eludere per decenni ogni decisione e legislazione sul packaging, con particolare riferimento all’ampliamento del sistema di deposito introdotto nel 2005 che copre, come anticipato in apertura, solamente le bottiglie di formato superiore al litro.
Le tattiche che sono state utilizzate in Olanda dall’industria delle bevande – tra cui tentare di ritardare l’introduzione di qualche misura a loro sfavore con promesse (puntualmente disattese) o addossare le responsabilità industriali su altri soggetti– si ritrovano negli esempi portati nel Rapporto Talking Trash dello scorso anno per descrivere tre strategie comuni alle multinazionali dei prodotti di largo consumo : Delay-Distract-Derail.
La cronostoria degli eventi, e alcuni retroscena inediti per l’Italia, che hanno caratterizzato il contesto olandese di opposizione ai sistemi cauzionali, li avevamo raccontati in una serie di post nel 2015.
Un ruolo importante nel determinare il corso degli eventi – sino alla svolta dell’ultimo anno– lo ha avuto l’insediamento del governo Rutte che ha contribuito ad innescare un processo di depotenziamento del ministero all’ambiente. A seguito delle politiche di rigore introdotte da Rutte il ministero all’Ambiente, dal 2010 in poi, si è spogliato di tutti quei dirigenti e funzionari esperti in grado di resistere e rispondere alle azioni di lobbying delle multinazionali del beverage, che hanno esercitato da allora una maggiore influenza sulle politiche relative agli imballaggi, e non solo.
Segue la cronostoria degli eventi.












