Perchè questa Campagna

Per una RD finalizzata al riciclo di materia serve un altro contesto legislativo e un diverso sistema di gestione del ciclo di vita degli imballaggi
Se non interverranno profonde modifiche nel modello economico lineare che genera beni ed imballaggi progettati per finire in discarica (o negli inceneritori) sulla spinta di legislazioni europee e nazionali che promuovano modelli di business circolari, lo scenario rifiuti zero resterà una terra promessa o poco più che una dichiarazione di intenti.

Anche qualora gli enti locali arrivassero a realizzare la migliore delle raccolte differenziate (RD) possibile, essendo il riciclaggio un processo industriale, il ruolo che possono giocare le aziende nell’immettere imballaggi che possano essere facilmente differenziati e riprocessati industrialmente è imprescindibile. Lo stesso vale per le azioni di prevenzione dei rifiuti poiché quando il prodotto o il packaging arriva a scaffale i giochi sono ormai fatti. Non solamente la produzione di imballaggi è in aumento, ma aumenta anche in percentuale la quantità di quelle tipologie di imballaggi che a causa delle loro caratteristiche progettuali non possono essere riciclati.
Per  raggiungere gli obiettivi di legge nazionali e comunitari, come l’obiettivo  di riciclo  al 2020 del 50% per materiali come carta, legno, plastica e vetro presenti nel rifiuto urbano, i Comuni italiani necessitano di risorse finanziarie per attivare sistemi di tariffazione puntuale e altre iniziative per raggiungere la migliore qualità possibile nella differenziazione dei materiali. Tuttavia come si può imparare dalle realtà in cui è stato adottato il sistema di deposito su cauzione per bottiglie e altri contenitori per bevande non è possibile ottenere gli stessi risultati di ritorno pari a oltre al 80% degli imballaggi senza l’adozione di un deposito su cauzione a livello nazionale. Come uno studio comparativo ha dimostrato il cauzionamento non fa solamente bene all’ambinete e all’economia del riciclo ma produce risparmi ingenti anche per i Comuni.
Per quanto riguarda le risorse finanziarie va detto che volendo comparare la situazione dei comuni italiani con quella di paesi che fanno meglio di noi, va evidenziato che ci sono paesi come Germania, Austria, ed in generale  nel nord Europa, dove gli enti locali non devono nemmeno occuparsi della raccolta degli imballaggi poiché sono gli stessi produttori che devono organizzarla e pagarne i costi per intero. Non per sollevare da responsabilità individuali gli enti locali che non fanno il proprio dovere, ma per analizzare quali potrebbero essere gli spazi di miglioramento, va detto che i Comuni italiani che si fanno carico della RD ricevono dal Conai dei corrispettivi che sono molto più bassi di quelli che ricevono gli enti locali di altri paesi membri dell’Unione Europea che hanno un sistema comparabile al nostro. Anche tenendo conto degli aumenti introdotti con l’ultimo accordo siglato da Anci e Conai per il quinquennio 2014-2019, difficilmente i corrispettivi arriveranno a coprire più di un terzo di quanto effettivamente i Comuni spendono per la RD degli imballaggi. Per ulteriori approfondimenti vai alle principali conclusioni dell’indagine conoscitiva IC49 dell’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del mercato – AGCM-) sui rifiuti urbani presentata nel febbraio del 2016.

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