L’Italia del plastic-free è pronta al recepimento della Direttiva?

E ora anche Supermercati Plastic free…

Purtroppo non sono solamente le amministrazioni locali a “creare confusione” sul tema perché anche la Grande Distribuzione Organizzata tramite un comunicato di Federdistribuzione, ha annunciato qualche giorno fa la partenza della “lotta alla plastica monouso” della GDO che prevede che, entro il termine massimo del 30 giugno 2020, tutte le stoviglie in plastica monouso escano definitivamente dagli scaffali delle insegne associate.

Curioso che sia proprio la GDO a voler ingaggiare “una guerra santa” contro la plastica quando sono state proprio le politiche commerciali delle insegne ad aumentarne l’utilizzo. Ad esempio aumentando progressivamente la quota di offerta di prodotti freschi pronti al consumo, di tutti i tipi, con un conseguente aumento nell’utilizzo di packaging,  e di banchi refrigerati, che non è proprio la migliore ricetta per ridurre le emissioni climalteranti.

Non stiamo parlando di un settore marginale dell’offerta della GDO poiché la competitività e il fatturato di un punto vendita si giocano soprattutto sui prodotti freschi. Dalle informazioni avute dal settore emerge che il 70% degli acquisti nel nord e centro Italia di prodotti di gastronomia, inclusi formaggi e salumi, viene ormai acquistato confezionato dai banchi frigo invece che sfusi al banco. Questo risultato viene ribaltato solamente nel sud dell’Italia.

Il messaggio della campagna di Unicoop Tirreno

Tornando ai fatti recenti, la prima a passare ai fatti è stata Unicoop Tirreno che dal primo giugno scorso non ha più questi manufatti in vendita, con l’effetto che anche Conad Tirreno ha annunciato di voler seguire l’esempio. Unicoop Tirreno è stata anche la prima a fare riferimento alla direttiva nel suo comunicato stampaLo stop al monouso inquinante batte sul tempo tutti e anticipa in concreto la direzione di marcia indicata dall’Europa che, lo scorso marzo, ha approvato una direttiva con cui, dal 2021, mette al bando sul territorio europeo alcuni oggetti di plastica monouso, che costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini.

Ci sono altri passaggi nella comunicazione ambientale  dell’insegna, a partire dal suo claim “L’Ambiente non è usa e getta”, che suscitano qualche perplessità. Come l’affermazione che si possano ridurre i rifiuti usa e getta passando a stoviglie in bioplastica. Di fatto la decisione, presa per poter

garantire un servizio”, non diminuirà questa tipologia di rifiuto, anche qualora la destinazione fosse l’impianto di compostaggio. A meno che un possibile prezzo più alto di questi manufatti, abbinato a una “corretta” interpretazione dello slogan dell’iniziativa, possano avere l’effetto di scoraggiarne gli acquisti.

Tornando invece al comunicato di Federdistribuzione, l’associazione non esclude che alcune insegne affiliate possano anticipare questa tempistica e nel comunicato stampa ribadisce che “Nei punti vendita della Distribuzione Moderna Organizzata acquistano 60 milioni di persone ogni settimana, che si aspettano da noi comportamenti etici (…). Siamo consapevoli di questa responsabilità e vogliamo essere attori di cambiamento, coerenti con i nuovi valori, anticipando le leggi e stimolando i consumatori verso atteggiamenti e azioni sostenibili e favorevoli alla tutela dell’ambiente”. Un percorso graduale ma determinato, coerente con lo sviluppo dei nuovi materiali secondo le indicazioni della Direttiva Europea e con i tempi necessari per la riconversione del comparto industriale.

Il giorno seguente alla presentazione del quinto Rapporto annuale di Assobioplastiche il direttore dell’area legale di Federdistribuzione Marco Pagani ha spiegato che la decisione di anticipare l’entrata in vigore del provvedimento “è stata presa per fornire un sufficiente lasso di tempo alle aziende della grande distribuzione e ai loro fornitori per adeguarsi alle nuove norme in modo graduale, evitando il caos seguito all’introduzione degli shopper compostabili. Mentre la decisione di mantenere a scaffale le stoviglie ‘bio’ anche dopo il 2021 dipenderà da come la direttiva SUP sarà recepita nel nostro paese”.

Il ragionamento di Federdistribuzione dietro a questa scelta, così come viene illustrata, non appare tuttavia così “lineare”, a meno che l’associazione consideri molto più probabile un recepimento italiano della direttiva che non vieti anche le versioni compostabili.

Guerre commerciali

In occasione del convegno prima citato Assobioplastiche ha reso noto che si sta muovendo presso il Ministero dell’Ambiente e le commissioni parlamentari per far esentare le bioplastiche compostabili dai divieti imposti dalla direttiva sugli articoli monouso. Secondo il Presidente dell’associazione Marco Versari vi sarebbero una serie di elementi presenti nel pacchetto sull’economia circolare e nella strategia europea sulla plastica e all’interno dell’art. 3 della direttiva che aprirebbero la strada ad un possibile recepimento italiano della direttiva che escluda le bioplastiche dal suo campo di applicazione.

Non si è fatta attendere la reazione di Federazione Gomma Plastica FGP a difesa di un settore che conta 25 aziende, 3mila dipendenti e 1 miliardo di fatturato, che in una nota inviata ai media, si è dichiarata sconcertata dal “repentino cambio di rotta di Assobioplastiche“ che “preannuncia forse un recepimento “truffaldino” dei contenuti della Direttiva, che il Gruppo Promo e Unionplast contestano nella sua interezza”.

Nella nota firmata dal Direttore di FGP Angelo Bonsignori si legge inoltre che “Questa notizia si aggiunge alla sorprendente decisione di Federdistribuzione di anticipare i termini della “SUP” al 30 giugno 2019 (ndr. probabilmente intendevano 30 giugno 2020). Con questi atteggiamenti, questi comportamenti e queste inutili e dannosissime fughe in avanti stiamo aprendo le porte dell’Unione Europea a massicce importazioni di materiali di origine asiatica di dubbia composizione, di dubbia igienicità e di incertissima sostenibilità ambientale!”.

Che dire se non che siamo di fronte a due competitor che hanno l’interesse a mantenere o a conquistare il mercato dei prodotti monouso, supportati da studi e analisi che sono legittimamente “di parte”. Ci auguriamo che la politica faccia il suo dovere e vada oltre al mero ruolo di arbitro tra i diversi interessi economici. Se vogliamo avere una minima chance di poter mitigare il riscaldamento climatico, servono urgentemente politiche ambiziose di decarbonizzazione dell’economia, oltre che drastici cambiamenti negli attuali stili di vita e di consumo, che hanno una diretta influenza sul consumo di risorse, la perdita del capitale naturale e l’aumento delle emissioni di Co2.

 

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