Ma è vero che l’Italia non ha bisogno di un DRS in quanto “eccellenza del riciclo”?

Tabella nr.2 Pag. 135

Le performances del sistema COREPLA

Tornando alla performances di riciclo nazionali va rilevato che oltre ai flussi avviati a riciclo da parte di Corepla, Coripet e Conip, rientrano nel computo di tale %le di riciclo anche i rifiuti avviati autonomamente a riciclo da parte delle imprese che non conferiscono i propri imballaggi in plastica al servizio pubblico di raccolta, né si avvalgono delle piattaforme COREPLA per il ritiro e il conferimento gratuito di rifiuti non domestici. Si tratta, secondo i dati forniti da COREPLA, di 325.000 tonnellate di rifiuti di imballaggi in plastica di diversa natura.
Secondo il Rapporto di sostenibilità COREPLA 2022, gli imballaggi avviati a riciclo direttamente da COREPLA (provenienti dalle raccolte differenziate dei Comuni e dalle piattaforme convenzionate del settore Commercio & Industria (C&I) è pari, nel 2022, a 727.481 tonnellate, circa il 38,9% del totale degli imballaggi immessi al consumo di pertinenza Corepla (1.871.218 ton), ovvero quelli che hanno pagato il CAC (il contributo ambientale CONAI) al COREPLA. Tra questi, come accennato prima, ci sono le 325.000 tonnellate (per i quali è stato versato il CAC al COREPLA) che sono stati avviati a riciclo direttamente dalle imprese.

2) Non abbiamo bisogno di un DRS perché siamo già molto avanti nella raccolta differenziata dei contenitori in PET per bevande.
Nel rapporto commissionato dalla Campagna “A buon rendere” alla società Eunomia, ai fini del confronto dello scenario attuale con quello derivante dall’introduzione di un DRS, abbiamo assunto (per lo scenario attuale riferito al 2021) una %le di intercettazione dei contenitori in PET per bevande del 73,4%. Un valore volutamente conservativo, calcolato a partire dai dati presenti nello studio CONAI/PwC2. Il dato ufficiale reso noto da CONAI nel più recente “Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio – Relazione generale consuntiva 2022” porta tale valore al 68,9% (2021), circa due punti percentuali in più rispetto alle stime del Consorzio per il 2022 (67,0%).

Si tratta di stime che tengono conto sia dei flussi intercettati attraverso le raccolte selettive, sia dei flussi intercettati attraverso le raccolte tradizionali, secondo la formula seguente:

La scelta di posizionare il punto di misurazione a monte degli impianti di selezione, e quindi di contabilizzare come intercettati per il riciclo anche le bottiglie in PET che vengono disperse nel plasmix, è particolarmente controversa. La relazione CONAI mette infatti in evidenza la diversa interpretazione del Consorzio CORIPET che sostiene una diversa lettura della metodologia di calcolo introdotta dalla Decisione di esecuzione (UE) 2021/17521, ovvero la necessità di collocare il punto di misurazione a valle dei CSS, escludendo dal calcolo del quantitativo di bottiglie in PET intercettate nella raccolta tradizionale degli imballaggi in plastica, i flussi dispersi nel plasmix durante il processo di selezione nei CSS. Su questo punto, prosegue la relazione CONAI, “proseguiranno i confronti con le Istituzioni, ISPRA in primis, al fine di dipanare ogni dubbio”.
Va detto che l’esito di tale confronto avrà forti ripercussioni sul dato finale, considerato che la scelta di posizionare il punto di misurazione a monte o a valle dei CSS per determinazione del tasso di raccolta per il riciclo delle bottiglie in PET vale almeno 12 punti percentuali. Il tasso attuale di intercettazione delle bottiglie in PET scenderebbe infatti al 55% sull’immesso al consumo, contro il 94,4% calcolato nel Rapporto Eunomia nel caso di introduzione di un DRS. Dati CONAI alla mano, infatti, nel 2021 quantitativi pesati di bottiglie in PET in uscita dai CSS rappresentavano il 61% dell’immesso al consumo, contro un 73,4% stimato in ingresso.
La differenza tra la performance di avvio a riciclo di un sistema DRS, verso un sistema di raccolta tradizionale presenta per l’Italia una forbice di circa 40 punti percentuali che si allargherebbe ancora di più se si considerasse il riciclo effettivo, vista la maggiore qualità del flusso intercettato da un DRS rispetto a quella del flusso di bottiglie selezionate dalle plastiche miste.

Inoltre il flusso di bottiglie raccolte attraverso un DRS può essere utilizzato per la produzione di materie prime seconde idonee al contatto con alimenti, ovvero per la produzione di nuovi contenitori in plastica per bevande. Un requisito che non viene garantito dall’attuale sistema di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica che consente il conferimento di rifiuti che possono contenere sostanze pericolose e non soddisfa quindi quanto previsto dalla Decisione UE (punto i) per poter contabilizzare come raccolti separatamente i rifiuti di bottiglie monouso raccolti insieme ad altre frazioni di rifiuti urbani di imballaggio o ad altre frazioni di rifiuti urbani.
Ma non è finita qui. I requisiti posti dalla Decisione UE sono strettamente correlati con gli ulteriori obblighi in materia di “contenuto di riciclato” della Direttiva SUP (25% al 2025 e 30% al 2030) calcolato come media per tutte le bottiglie in PET immesse sul mercato nel territorio dello Stato membro in questione. Ad oggi, come rileva CONAI nel già citato “Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio – Relazione generale consuntiva 2022”, il contenuto medio di rPET nei contenitori per liquidi (CPL) in PET alimentari nel 2022 è stato pari a circa l’8%, in calo rispetto all’anno precedente. Un gap (rispetto agli obblighi di legge) che sarà difficile, se non impossibile da colmare, con rPET reperito a livello nazionale, considerato che il PET riciclato ottenuto a partire dalla raccolta differenziata tradizionale non può essere utilizzato per la fabbricazione di imballaggi a contatto con alimenti per motivi di carattere igienico sanitario. Questo espone la filiera delle bevande a forti rischi di approvvigionamento del materiale sui mercati internazionali e alla volatilità dei prezzi che caratterizza il settore, mettendo a rischio l’intero comparto.
3) Non abbiamo bisogno di un DRS perché non porterebbe benefici ambientali rilevanti rispetto al modello in uso
Tale affermazione appare completamente scollegata dalla realtà ed è affetta da tre principali bias:

  • I numeri relativi alle attuali performances di intercettazione delle bottiglie in PET per bevande (già sensibilmente inferiori a quelli ottenibili grazie all’introduzione di un DRS) non tengono conto delle perdite consistenti che si verificano negli impianti di selezione prima e, successivamente, negli impianti di riciclo.
  • Si trascurano del tutto gli impatti negativi legati al diffuso fenomeno del littering ovvero dell’abbandono dei contenitori per bevande nell’ambiente. Il littering è al tempo stesso un problema ambientale (perché disperde materiali preziosi sottraendoli al circuito economico e per i suoi impatti sulla fauna selvatica), economico (per i costi legati alle operazioni di raccolta e smaltimento dei rifiuti dispersi, ma anche e soprattutto per gli impatti negativi sul turismo) e sociale (perché determina un peggioramento della qualità dell’ambiente naturale, contribuendo al peggioramento della qualità della vita);
  • Si trascurano i benefici ambientali legati al riciclo in “closed-loop” ovvero da bottiglia a bottiglia, che consentono al materiale di rimanere molto più a lungo nella catena del valore, riducendo il consumo di materie prime e di energia. Diversamente dall’rPET derivante dalla raccolta congiunta delle bottiglie in PET per bevande con altre tipologie di rifiuti, l’rPET intercettato attraverso un DRS è idoneo al contatto con alimenti e può essere impiegato per la fabbricazione di nuove bottiglie.
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