Sistema di Deposito Cauzionale in Italia: c’è chi dice si, no e ni

Anche in Italia avremmo bisogno di un Sistema di Deposito Cauzionale per i contenitori di bevande perché sprecare 7 miliardi di contenitori ogni anno, quando i prezzi delle materie prime e seconde, così come i costi energetici sono alle stelle, rappresenta un danno per l’economia in primis.

Per contribuire alla partenza di un dibattito razionale, basato su numeri ed evidenze, circa l’opportunità di implementare un DRS (Deposit Return System), abbiamo lanciato lo scorso marzo la nostra campagna “A Buon Rendere – molto più di un vuoto”, sostenuta da una coalizione multi-stakeholder composta da piccole e grandi organizzazioni nazionali e locali. L’iniziativa è aperta alla partecipazione di tutti i soggetti che condividono l’obiettivo di avere al più presto anche in Italia un DRS efficace , disegnato secondo alcuni noti criteri chiave che caratterizzano i sistemi di maggiore successo europei.

Per andare a coinvolgere i portatori di interesse maggiormente interessati da un DRS (esponenti del Parlamento del Mite, Ispra, Consorzi Conai, Coripet, dell’industria delle bevande e dei materiali da imballaggio, della Grande Distribuzione, ecc) è stato organizzato un evento lo scorso 7 giugno in cui sono intervenuti i rappresentanti due DRS europei ed altri esperti del settore.

A distanza di un mese dal nostro evento vi è stato un successivo workshop organizzato dall’onorevole Aldo Penna (la cui registrazione è ancora disponibile a questo link) in cui sono intervenuti, tra gli altri, i rappresentanti diAssobibe, Conai, Corepla, Mineracqua e Alessandro Pasquale amministratore delegato di Mattoni 1873 (produttore di acque minerali in repubblica Ceca), nonché neo presidente di NMWE – Natural Mineral Waters Europe.

Questo evento ha avuto il merito di essere stata una delle prime occasioni pubbliche in cui i referenti delle organizzazioni citate hanno espresso il proprio punto di vista e posizionamento rispetto all’introduzione di un Deposito Cauzionale in Italia; riportiamo dunque a seguire in sintesi le valutazioni espresse. Anticipiamo anche, a commento di alcuni punti sollevati dai relatori, alcune controdeduzioni, che ci riserviamo di sviluppare più compiutamente in un successivo articolo

Giorgio Quagliuolo – Corepla

Il presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo ha aperto il suo intervento affermando di non avere ancora un’idea chiara sulla necessità di avere un DRS in Italia, e in particolare rispetto al raggiungimento degli obiettivi di raccolta della Direttiva SUP per le bottiglie in PET.

Secondo i dati di Corepla si sarebbe addirittura già raggiunto – con un tasso di raccolta del 77/78% nel 2021– il target della Direttiva SUP al 2025 ( 77%). Per arrivare invece all’obiettivo del 90% al 2029 mancherebbero – secondo il direttore di Corepla – circa 12/13 punti percentuali che corrispondono a circa 60-65mila ton di bottiglie da raccogliere in più entro il 2029 (ma per avere un margine sicurezza, si dovrebbe puntare a raccoglierne sulle 90.000).

Per capire quale potrebbe essere il modo più efficace per raggiungere questo target senza un DRS e quanto verrebbe a costare – precisa Quagliuolo – andrebbe fatto un esame costi benefici. Tuttavia l’unica alternativa che abbiamo a portata di mano “è quella di aumentare la raccolta selettiva con premialità, (ricordiamo che tale tipo di raccolta, detta anche “raccolta con sistemi incentivanti”, è diversa dal deposito cauzionale, in quanto manca l’elemento dirimente del deposito, il che ne determina le prestazioni, generalmente connotate da maggiore precarietà rispetto al sistema del deposito cauzionale, NdT) un programma che Corepla sta realizzando con l’installazione di compattatori nelle aree dove la raccolta differenziata non ha decollato”. Questo perché – spiega Quagliuolo – “posizionarli in città con buone performance di raccolta differenziata non significherebbe apportare volumi aggiuntivi, quanto provocare una trasmigrazione dal flusso della raccolta domiciliare“.

In merito all’implementazione di un DRS in Italia Quagliuolo invita a tenere conto delle particolarità del contesto italiano caratterizzato da un consumo di acqua in bottiglia estremamente alto, che escluderebbe il ricorso a “facili paragoni” sia con paesi piccoli con pochi abitanti, che con paesi che hanno una conformazione geografica diversa dalla nostra per estensione, orografia e densità abitativa. Fattori che, secondo il presidente di Corepla “renderebbero complessa l’implementazione di un DRS nazionale che dovrebbe più logicamente ispirarsi al DRS tedesco per avere una stima dei costi. Essendo l’implementazione del DRS tedesco costata diversi miliardi, la domanda è se abbiamo queste risorse e chi deve contribuire finanziariamente”.

Quagliuolo cita inoltre nel suo intervento alcuni indubbi vantaggi del DRS come: la qualità dei materiali intercettati, l’incentivazione alla base della raccolta e la riduzione del littering (che avrebbe un evidente effetto positivo sulla reputazione della plastica sul banco degli imputati). Allo stesso tempo però va tenuto presente che i tempi sono stretti perché un eventuale processo decisionale verso un DRS non può che essere “lungo complicato” . Vanno evitati secondo Quagliuolo, “provvedimenti che non siano compatibili con l’assetto produttivo e commerciale attuale per non aggravare la situazione già critica delle aziende e portarle ad un’ulteriore fase di recessione”. Il presidente di Corepla conclude ricordando infine che il sistema attuale “funziona piuttosto bene”, e rinnova la sua disponibilità a partecipare a “qualsiasi studio, discussione, riflessione che porti ad una scelta responsabile fatta complessivamente nell’interesse del paese“.

Giangiacomo Pierini  Assobibe

Il presidente di Assobibe Pierini riprende nel suo intervento molti dei punti toccati da Quagliuolo, a cominciare dalla precisazione che l’associazione che presiede “non è contraria ad un Sistema Cauzionale”. Malgrado la premessa l’intervento di Pierini si concentra prevalentemente sulle riserve e le preoccupazioni, di ordine prevalentemente economico, che Assobibe e le sue associate parrebbero nutrire rispetto a tale sistema.

Pierini dopo avere menzionato le congiunture internazionali che hanno fatto salire i costi di produzione e delle materie prime, le conseguenze della plastic tax e della sugar tax che gravano negativamente sulle aziende indica negli “alti costi” di un Sistema Cauzionale un’ulteriore minaccia per i bilanci aziendali che si ripercuoterebbe sui consumatori. A sostegno della tesi Pierini porta i risultati dello studio commissionato da Assobibe alla Fondazione Sviluppo Sostenibile che quantifica i costi di implementazione di un sistema in “oltre 1 miliardo di euro, non troppo lontani dai 2 miliardi del sistema tedesco. Tutti costi di avviamento di cui le aziende non possono farsi carico“.

Nel suo intervento Pierini mostra inoltre apprezzamento per l’attuale sistema dei consorzi Conai e appare fiducioso sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi della SUP grazie anche agli investimenti nelle tecnologie di selezione a valle finanziate dal PNNR, ai finanziamenti del MITE per i compattatori, e al prossimo ampliamento del programma di raccolta selettiva di Corepla. Al contrario, Pierini esprime una certa preoccupazioni sul fatto che un DRS possa “non innestarsi proficuamente sull’esistente senza distruggerlo e che i due sistemi possano non parlarsi”.

Guardando al futuro Pierini afferma che andrebbero evitate “inutili fughe in avanti” e attendere invece la bozza di revisione della Direttiva Imballaggi e rifiuti da imballaggio (che sarà inclusa nel secondo pacchetto per l’economia circolare) che dovrebbe contenere l’indicazione sui requisiti minimi che i nuovi DRS europei dovranno avere. (1) Una delle preoccupazioni emerse nell’intervento del presidente di Assobibe rispetto all’introduzione di un DRS è che non si affronti “il problema” in una modalità “estremamente pragmatica e non ideologica” che permetta di disegnare “un sistema che sia sostenibile economicamente, oltre che ambientalmente, che non distrugga i conti delle imprese, e non vanifichi il lavoro fatto sin qui dai consorzi e dai comuni che ha dato risultati importanti”. L’attenzione e l’impegno dei soggetti che partecipano al processo di confronto e decisionale dovrebbero – secondo Pierini – concentrarsi su quello che li unisce: evitare la dispersione di materie prime nell’ambiente (littering) e dare piena attuazione alla massima circolarità dell’economia. A questo proposito –ammette Pierini – “un vantaggio che avrebbe un sistema nazionale sarebbe quello di permettere alle PMI di avere accesso prioritario a materiali che attualmente non hanno con il sistema delle aste internazionali di Corepla che finiscono per favorire i grandi acquirenti“.

(1) UNESDA Soft Drink Europe l’associazione europea a cui afferisce Assobibe ha ribadito l’impegno dei produttori europei nell’estendere il target del 90% di raccolta a tutte le tipologie di imballaggi per bevande, nell’ambito del percorso che porterà alla revisione della Direttiva imballaggi. Allo scopo di garantire l’utilizzo dei materiali raccolti in “closed loop”, UNESDA chiede nuovamente alla Commissione Europea di sostenere la diffusione e l’armonizzazione dei sistemi DRS nazionali attraverso la definizione di requisiti minimi. L’associazione ha già indicato quali sono le caratteristiche che un DRS dovrebbe avere , e quali sono le strategie che metteranno in campo tra riciclo e riuso per raggiungere la piena circolarità del packaging .

Per leggere il resto dell’articolo con gli interventi di di Mineracqua, Conai e il Ceo di Mattoni 1873 un produttore di Acque minerali vai sul sito della nostra campagna A Buon rendere- molto più di un vuoto.

 

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