Bormioli: un piccolo miglioramento per un grande segnale

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La produzione dei rifiuti aumenta in tutti i settori e questa tendenza genera grande sconcerto e frustrazione fra tutti coloro: amministratori locali, ambientalisti e semplici cittadini che ne conoscono le implicazioni negative e cercano, nel loro piccolo, di contrastare il fenomeno. Ma impegno e motivazione non bastano se non si affronta il modello di produzione lineare con interventi legislativi che incentivino la produzione di beni creati per durare: riparabili, riutilizzabili, aggiornabili e per essere condivisi nelle possibili esperienze di share economy. Allo stesso tempo è importante dare delle risposte a chi vuole essere un consumatore responsabile da subito e fare massa critica per poter orientare e possibilmente influenzare decisori politici e industriali. Se consumo e produzione responsabile non si incontrano, si rimane sul piano della teoria e delle buone intenzioni, e non possiamo permettercelo.

Continuiamo pertanto a segnalare da queste pagine alcuni casi studio dal mondo della produzione che richiedono degli interventi, e altri che offrono delle soluzioni. Alcuni spunti ci arrivano anche dalle segnalazioni che riceviamo dai firmatari dell’appello correlato alla nostra campagna, in progress, Meno Rifiuti più Risorse .

Alcune delle segnalazioni sull’impossibilità di acquistare ricambi per vari prodotti hanno riguardato i contenitori e coperchi  della serie storica di contenitori Frigoverre Bormioli. In particolare per quanto riguarda la possibilità di acquisto separato dei coperchi in plastica  che, di solito,  si usurano e rompono prima del contenitore in vetro.
Noi stessi telefonammo qualche anno fa alla Bormioli, ai tempi del lancio della campagna Porta la Sporta,  per indagare su questa possibilità, con esito negativo.
Ci venne detto che uno dei motivi fosse imputabile all’organizzazione necessaria in loco per gestire le nuove referenze, a cominciare dall’esposizione a scaffale, e in particolare per la grande distribuzione. Non avendo a suo tempo approfondito ulteriormente la questione con l’azienda, non abbiamo idea se tali motivazioni siano ancora attuali o se qualcosa sia cambiato.
A livello di direttive Europee sui rifiuti sull’ecodesign e il Pacchetto Economia Circolare aumenta la pressione per i paesi membri per l’attuazione di misure e politiche che possano allungare il ciclo di vita dei prodotti anche attraverso il rafforzamento del criterio di applicabilità della responsabilità estesa del produttore. La sostenibilità dei prodotti è però una conseguenza di scelte industriali se si considera che il 60-80% dell’impatto ambientale di un prodotto viene determinato a livello di progettazione. Quando i prodotti immessi al consumo non permettono di allungare il ciclo di vita del bene, o sono soggetti all’obsolescenza programmata, è perfettamente inutile fare appello al senso ecologico dei cittadini.

Ci rivolgiamo ai decisori aziendali della Bormioli, e delle altre azienda che commercializzano prodotti simili, per chiedere di rendere possibile l’acquisto dei soli coperchi, ma anche dei contenitori se necessario, per le due linee frigoverre. Per la grande distribuzione non dovrebbe essere complicato apporre un avviso a scaffale dove si informano i clienti sulla possibilità di acquistare, o ordinare singolarmente contenitore o coperchio, presso il punto informativo dei loro negozi, o alle casse.

Verrebbe così esteso e portato a compimento anche nelle case dei clienti  l’impegno sui rifiuti che l’azienda rende noto sul proprio sito : Zero rifiuti non valorizzati – Nulla va sprecato. Favoriamo l’utilizzo di materiale che possa essere recuperato.

Ma c’è ancora una richiesta che Bormioli Rocco potrebbe esaudire che illustriamo e motiviamo al punto seguente.  Anche se il contributo alla produzione del rifiuto domestico dell’intero settore dei contenitori domestici non è rilevante in termini percentuali, questo piccolo miglioramento avrebbe un importante valore aggiunto a livello culturale, ambientale e sociale. Fatto da un leader di mercato sarebbe un segnale importante che potrebbe influenzare positivamente anche altri settori dei beni di largo consumo, e creare così cambiamenti rilevabili e misurabili. Anche la linea di bicchieri Bormioli potrebbe avvalersi di questo suggerimento.

Indicazione sul conferimento a fine vita
L’informazione sul giusto conferimento dei prodotti a fine vita verso i consumatori viene promosso a livello di direttive europee e rappresenta, a nostro giudizio,  un segno di sensibilità ambientale da parte dell’azienda che voglia recepire al meglio il criterio della responsabilità estesa del produttore EPR (Extended producer responsibility).
Anche se non esistono schemi collettivi o “compliance scheme” per tutte le categorie di beni come per gli imballaggi, i produttori di quei beni che vengono più spesso erroneamente conferiti nelle raccolte differenziate degli imballaggi, potrebbero adottare una semplice contromisura che aiuterebbe i comuni e l’economia del riciclo.
Per rimanere al caso specifico del contenitore frigoverre, il coperchio di plastica quando rotto più venire facilmente conferito nella raccolta differenziata della plastica, così come magari il contenitore in vetro finire nella campana o nel bidone del vetro. Perché non aggiungere sull’etichetta l’indicazione sul giusto conferimento? “NO raccolta differenziata SI rifiuto secco indifferenziato”
Di fatto nonostante le campagne informative di Coreve o gli opuscoli forniti dai comuni,  i conferimenti errati anche di oggetti in vetro e pyrex, aumentano negli anni. I cittadini non sanno che questi errori di conferimento, a seconda delle percentuali in peso, presenti nelle partite di vetro differenziato,  possono determinare per i comuni l’azzeramento o importanti riduzione dei contributi da parte di Coreve (il consorzio Conai per il vetro). Meno contributi economici da Conai per la raccolta differenziata significa bollette rifiuti più alte per i contribuenti.

Sostenibilità e economia circolare si costruiscono insieme

Negli ultimi anni, in nome della sostenibilità le aziende stanno investendo nella riduzione degli impatti dei processi produttivi a livello di emissioni così come del consumo energetico, di acqua, produzione di rifiuti, ecc. Tuttavia questi interventi, generalmente adottati per la necessità di mettere in sicurezza la catena di approvvigionamento, piuttosto che i  risparmi sui costi costi fissi che alcuni interventi garantiscono,  sono altamente insufficienti alla luce dei target di riduzione delle emissioni complessive di gas serra che gli accordi sul clima richiedono. In un pianeta in crisi di risorse e minacciato dal riscaldamento climatico il mondo industriale ha sostanzialmente due opzioni : continuare con il “business as usual” , tentando al massimo di “fare meno male” a qualche livello,  oppure cogliere la sfida dell’economia circolare e rigenerativa. Questa seconda opzione, che rappresenta l’unico modello economico ancora percorribile, offre vantaggi economici significativi come diversi studi dimostrano.  Questo modello ha come punto di forza un approccio sistemico e pertanto non può essere perseguito da singoli attori,  ma richiede una stretta collaborazione tra tutti i soggetti che formano la catena del valore di uno specifico materiale o prodotto.

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