La rivincita del sacchetto riutilizzabile ortofrutta nella GDO parte dal Belgio

Le iniziative che prevedono il riuso delle varie tipologie di imballaggi sono molto poco diffuse perché richiedono un cambio nelle modalità di approvvigionamento di alimenti e bevande che avvengono quasi esclusivamente attraverso contenitori monouso. Cominciano però a farsi strada dei casi studio che fanno scuola e che vogliamo raccontarvi, a partire da questo della catena di supermercati Colruyt Group in Belgio che per prima ha eliminato completamente i sacchetti ortofrutta usa e getta a favore di un’opzione riutilizzabile.

Colruyt Group è stata una delle sette insegne in Belgio tra cui Delhaize e Carrefour che, oltre un anno fa, ha testato per qualche mese l’introduzione di sacchetti riutilizzabili nel settore ortofrutta come parte di un’iniziativa promossa da Comeos, l’associazione nazionale del commercio, per ridurre il consumo dei sacchetti monouso.
Il progetto iniziale di Comeos prevedeva l’introduzione di un sacchetto riutilizzabile nel settore ortofrutta per favorire il passaggio ad una cessione onerosa dei sacchetti monouso che sarebbe diventata obbligatoria,  prevenendo eventuali contestazioni da parte dei clienti.
La sperimentazione deve aver convinto il gruppo Colruyt a fare di più, visto che la scelta di offrire solamente sacchetti riutilizzabile per l’acquisto di ortofrutta, resa nota qualche giorno fa, è molto più radicale.

150 MILIONI DI SACCHETTI EVITATI
Quando tutti i punti vendita delle insegne del gruppo (Colruyt, Bio-Planet, Spar, OKay, OKay Compact) si adegueranno alla nuova disposizione si potrà arrivare all’eliminazione di 150 milioni di sacchetti all’anno che rappresenta il consumo attuale.
Saranno una cinquantina i punti vendita che dal 19 giugno non offriranno più sacchetti monouso in plastica nelle Fiandre e in bioplastica nella regione di Bruxelles e nella Vallonia. Tutti gli altri negozi seguiranno dal prossimo ottobre. I clienti potranno ricevere gratuitamente un primo set gratuito di 5 sacchetti riutilizzabili.

SACCHETTI 100% RIUTILIZZABILI E SOSTENIBILI
I sacchetti adottati, realizzati in poliestere, possono sopportare senza problemi un carico sino a 4 kg e sono estremamente resistenti all’usura, come è risultato dai test effettuati dalla società Bureau Veritas. Possono essere facilmente lavati sia a mano che in lavatrice a 30 gradi.
La scelta è caduta sul sacchetto di poliestere dopo che uno studio LCA (analisi del ciclo di vita) ne ha certificato un minore impatto ambientale rispetto all’opzione del sacchetto in carta monouso e del  sacchetto riutilizzabile in cotone.
Dopo 9 utilizzi il sacchetto in poliestere risulta già più sostenibile di uno in carta (usato una sola volta).
I sacchetti sono provvisti di un codice a barre che ha la funzione di detrarre il peso di circa 37 gr. del sacchetto dal peso del prodotto ortofrutticolo che contiene.

RIDUZIONE IMPRONTA AMBIENTALE
Questa iniziativa rientra nel piano complessivo di riduzione dell’impronta ambientale dell’azienda attivo da tempo, che, nella parte che concerne i rifiuti (diretti e indiretti) si concentra soprattutto su una loro prevenzione e riduzione, oltre che nell’utilizzo privilegiato di materie prime che siano rinnovabili, riusabili, riciclabili, e derivate dal riciclo. Il gruppo è convinto che i clienti apprezzeranno questa iniziativa che si inquadra nel perseguimento di due dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs ) delle Nazioni Unite che sono : Consumo e Produzione Responsabili (12) e Lotta contro il Cambiamento Climatico (13).

RIUSO RESTA UN MIRAGGIO IN ITALIA

A oltre un anno dalla partenza del decreto che ha reso obbligatorio l’utilizzo di sacchetti biodegradabili nella GDO che ha avuto come effetto collaterale uno scambio di circolari da parte dei ministeri dell’ambiente e alla salute che nei fatti ha impedito ai supermercati di dare il via libera al riutilizzo dei sacchetti ortofrutta. Non è arrivata alcuna nuova circolare chiarificatrice dal Ministero della Salute che, chiamato ad esprimersi dal precedente ministro all’Ambiente Galletti, ha emesso un primo parere ingarbugliando ulteriormente la situazione. Restiamo al punto in cui, in nome di chissà quali rischi sanitari, il riuso dei sacchetti non è permesso ed è invece aumentato il consumo di ortofrutta confezionata dopo che la GDO ha aumentato la quantità di referenze confezionate rispetto a prima del divieto per intercettare i clienti che non vogliono acquistare sfuso.
Neanche la “sfida” di buon senso lanciata nel giugno del 2018 da NaturaSì che, con l’appoggio di Legambiente, ha adottato sacchetti riutilizzabili per ortofrutta ( e anche per il pane) è bastata per provocare qualche reazione dai ministeri.
Non c’è ancora alcuna traccia delle misure legislative volte a prevenire e ridurre i rifiuti da usa e getta annunciate dal Ministro Costa nelle sue prime interviste che vadano a interessare produttori ed utilizzatori di imballaggi.

Come questa vicenda ci ha infatti insegnato non sarà possibile sviluppare sviluppare nel nostro paese sistemi di riuso dei contenitori sino a che non verranno inserite delle deroghe alla legislazione sulla sicurezza alimentare vigente, utilizzando strumenti come la manleva per sollevare gli esercizi che accettano di somministrare prodotti nei contenitori portati da casa da eventuali (alquanto improbabili) tossinfezioni causate dai contenitori. Un’apposita etichetta che contrassegna questo tipo di acquisto potrebbe essere successivamente sviluppata e utilizzata a livello nazionale.

Intanto stanno nascendo in altri paesi europei tra cui la Francia*  diverse iniziative in cui è permesso l’uso di contenitori riutilizzabili portati da casa, anche per alimenti come carni e gastronomia, che a noi restano precluse.

* In Francia  l’AFSCA ha espresso parere favorevole al riuso dei contenitori

 

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