Deposito su cauzione : a chi giova la disinformazione?

Le riflessioni della nostra responsabile Campagne, Silvia Ricci, rispetto alle dichiarazioni di Walter Facciotto, direttore generale del CONAI 

Nell’intervista apparsa ieri su Eco dalle Città dal titolo “In Germania la cauzione costa ai cittadini uno sproposito” il Direttore Facciotto ha espresso la posizione del sistema consortile Conai (essenzialmente contrario all’adozione di un sistema di deposito su cauzione) che si prestano ad alcuni distinguo e precisazioni.

Il sistema di cauzionamento tedesco secondo  Facciotto “costa ai cittadini tedeschi uno sproposito anche perché sono dovuti ricorrere allo stampaggio di etichette speciali antifrode “.

Chi conosce come funziona il cauzionamento in Germania e non solo sa perfettamente che il sistema NON COSTA NULLA all’utente finale che riceve indietro l’importo della cauzione pagato acquistando la bevanda.

Il cittadino, al contrario, ci guadagna perché la raccolta differenziata dei contenitori di bevande viene gestita e finanziata dai produttori di bevande, non è a carico delle municipalità come avviene da noi, e pertanto le bollette dei rifiuti diventano più leggere per i cittadini.

Come mai?

A) perché la raccolta differenziata per il comune è un costo (rimborsato parzialmente dai consorzi conai) e quindi meno quantità di rifiuti da imballaggio da gestire significano meno spese per la comunità;
B) perché anche la quantità di contenitori di bevande abbandonate nell’ambiente da recuperare diminuisce. Cosi come diminuisce il volume dei contenitori che intasano i cestini stradali che possono essere svuotati con una frequenza minore e lo stesso avviene con i sacchi della raccolta della plastica porta a porta;

C) perché meno contenitori che finiscono bruciati negli inceneritori o nelle discariche a spese dei comuni (o dei consorzi ) rappresentano un ulteriore risparmio per le comunità e alimentano il riciclo e l’occupazione.

Uno studio comparativo ha analizzato 25 diversi sistemi di cauzionamento evidenziando l’entità dei risparmi per i comuni. A dire il vero c’e’ una dichiarazione riportata dall’articolo che è inconfutabile ma incompleta : il sistema in Germania ha un alto costo ma… si ripaga da solo! Chi conosce il sistema tedesco lo sa bene,  così come sa che le bevande soggette al cauzionamento non hanno prezzi di vendita (escluso cauzione) superiori a quelli italiani. In alcuni casi sono addirittura inferiori.

Il contributo economico che gli utilizzatori di bevande pagano al sistema di cauzionamento per ogni contenitore permette infatti al sistema di funzionare. La grande distribuzione che  gestisce la raccolta dei vuoti e rimborsi, non solo non ci perde, ma ottiene al netto delle spese, un piccolo guadagno per ogni vuoto gestito (derivante dai proventi della vendita degli imballaggi ai riciclatori e da una fee per il servizio svolto).

I vantaggi di un sistema di cauzione ben disegnato e adattato al paese dove entra in vigore, sono molteplici. Sia sotto l’aspetto ambientale che economico, grazie anche ad un notevole risparmio di risorse con oltre il 90% degli imballaggi immessi al commercio che viene intercettato per il riciclo.

Attualmente in Italia almeno la metà degli imballaggi immessi al commercio viene invece sprecata tra inceneritori e discariche. Per non parlare delle tonnellate di imballaggi di plastica che “inspiegabilmente” vanno in fumo nei numerosi incendi che avvengono negli impianti di stoccaggio.

Tralasciamo in questa sede, visto che ne abbiamo parlato in altre occasioni,  l’emergenza fuori controllo del marine litter. Come sempre nuovi studi o gli esiti di spedizioni in mare condotte da da Greenpeace piuttosto che Legambiente  ci documentano,  gli imballaggi in plastica contribuiscono abbondantemente all’inquinamento di corsi d’acqua e mari dove la plastica agisce da killer seriale per la fauna marina e diventa cibo per pesci.

Infine, ultimo ma non per importanza nella lista dei vantaggi del cauzionamento, c’è il dato di fatto che la rete di infrastrutture, logistica e interazione tra stakeholders che viene a crearsi con un sistema di deposito su cauzione, costituisce una premessa per il ritorno del vuoto a rendere con riutilizzo dei contenitori. Un sistema di vuoto a rendere di questo tipo genera inoltre ulteriore occupazione a carattere locale.

In relazione a quanto Facciotto dichiara sull’economia circolare “dalla teoria alla pratica” e sulle quantità di materia necessaria ai riciclatori ci sono alcune considerazioni da fare, che non possono ignorare che ci sono delle responsabilità sulla situazione attuale di cui anche il Conai deve farsi carico. Considerando il suo ruolo sostanzialmente monopolista esercitato negli oltre 20 anni di attività.

Si parla di economia circolare – ha sottolineato Facciotto – ma poi bisogna realizzarla. Parlando di gestione dei rifiuti, occorre cambiare paradigma, bisogna cambiare il modello: se devo avviare a riciclo la raccolta differenziata di provenienza domestica, anche chi fa la raccolta differenziata deve cambiare modello. Non dobbiamo parlare più di rifiuti, ma di un’altra cosa. Occorre fare in modo di dare alle imprese che riciclano delle materie prime. L’organizzazione deve adeguarsi a questo nuovo modello. Altrimenti, se vado a raccogliere la raccolta differenziata solo dove posso, solo dove mi è consentito (magari anche male), a questo punto fare economia circolare diventa molto complesso”. 

L’economia circolare, notoriamente, non può realizzarsi con azioni ex post quando il rifiuto è già prodotto e deve essere raccolto. E’ infatti la fase di progettazione che determina se un imballaggio o un bene, una volta esaurito il suo ciclo di vita, sarà un rifiuto o una risorsa. La responsabilità di questa scelta è a capo del produttore. Attualmente, anche per responsabilità imputabili alla politica, la maggior parte di quanto si raccoglie attualmente sia come rifiuti urbani che speciali, differenziando o meno, è rifiuto.

Oltre alle responsabilità di natura politica c’è una parte di responsabilità attribuibile alle politiche e iniziative del Conai che non hanno inciso in alcun modo negli anni sulla produzione di imballaggi riducendone le quantità e/o migliorandone la riciclabilità. Lo dimostra il settore degli imballaggi compositi e in plastica di cui se ne brucia metà delle quantità raccolte. La diversificazione  del contributo ambientale per gli imballaggi di plastica annunciata da Conai e Corepla come una soluzione al proliferare di imballaggi sempre più complessi e non riciclabili (che causano costi aggiuntivi alla filiera post consumo), è strutturata in modo da obbedire ad altre logiche interne al consorzio e a non cambiare nulla, o quasi, della situazione attuale.

Smettiamo di citare l’economia circolare a sproposito perché sino a che non cambieremo il paradigma lineare dei processi produttivi, ben prima di modificare/ridisegnare il sistema post consumo attuale tra raccolta, selezione e riciclo, NON CI SARA’ alcuna economia circolare. L’economia circolare non va infatti confusa con il riciclo né tanto meno con il downcycling in quanto prevede l’eliminazione (prevenzione) del rifiuto a monte,  attraverso la progettazione del prodotto all’interno del suo sistema biologico o tecnico che dovrà metabolizzarlo a fine vita. Nel pieno rispetto della gerarchia europea di gestione dei rifiuti: prevenzione, riuso, riciclo, recupero energetico e discarica.

Tutte le altre discussioni sul fatto se debba continuare ad esistere solamente l’attuale monopolio Conai o debbano entrare altri soggetti in competizione (come avviene in altri paesi), o chi debba raccogliere e cosa, e se debba farlo su tutto il territorio nazionale o meno, sono questioni che acquistano un’importanza secondaria se continuiamo ad avere solamente rifiuti da smaltire invece che risorse da inserire nuovamente in nuovi cicli produttivi.

Il sistema ottimale a cui tendere non è sicuramente quello che costa meno ai produttori (così si aiuta l’economia, dicono i consorzi) ma è un sistema vincente per le comunità sotto l’aspetto ambientale ed economico che permetta di raggiungere gli obiettivi europei nell’uso sostenibile delle risorse.

L’esigenza imprescindibile per i comuni è che entri in vigore un sistema di responsabilità estesa del produttore che faccia loro pagare il 100% dei costi del fine vita dei propri imballaggi e prodotti. Solamente quando non sarà più possibile per i produttori esternalizzare i costi del fine vita su ambiente e comunità avremo beni disegnati per produrre valore e durare a lungo. Il sistema attuale dove vengono raccolti in modo differenziato imballaggi disegnati per essere inceneriti e smaltiti, invece che riutilizzati e riciclati, tanto sono i cittadini a pagarne i maggiori costi, non è più sostenibile.

In altre parole la raccolta differenziata che i comuni organizzano ha un senso e diventa uno strumento per creare un’economia circolare solamente se si è progettato un fine vita circolare per i beni. Il deposito su cauzione è, in un modello di produzione circolare, il sistema più efficace per restituire ai riciclatori risorse preziose e pulite che possano dare vita ad altri imballaggi (e non a prodotti di valore inferiore per cui esistono altre fonti di approvvigionamento di materia prima come le plastiche miste).

Concludendo con un commento sul fatto che la Germania ha dovuto dotare gli imballaggi di speciali etichette antifrodo. Facciotto nell’intervista ipotizza “Con il vuoto a rendere, infatti, qualcuno potrebbe produrre solo degli imballaggi senza riempirli di contenuto per poi ottenere i soldi della cauzione. Ve lo immaginate cosa accadrebbe in Italia?”.

La contraffazione è un reato che esiste ovunque e come tale va combattuto in tutti i settori. Qualunque sistema o prodotto può essere violato o contraffatto, ma questo non può essere un motivo per rifiutare il progresso o la necessità di un cambiamento. Vuol dire che si farà tesoro di tutta l’esperienza maturata nelle 40 esperienze attive nel mondo tra stati o regioni che hanno adottato il deposito su cauzione e che copieremo il sistema delle etichette antifrodo tedesche qualora si progettasse l’introduzione del sistema anche da noi!

Silvia Ricci, Direttivo Associazione Comuni Virtuosi

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