Un programma circolare per la plastica: riprogettazione e riuso

Il nuovo piano d’azione “The New Plastics Economy: Catalysing action” ha l’ambizioso obiettivo di arrivare a riusare o riciclare il 70% degli imballaggi in plastica e a trovare, attraverso una riprogettazione radicale del packaging, soluzioni più sostenibili per il restante 30% che non può essere riciclato.

La scomoda verità che l’industria della plastica ha preferito ignorare per decenni è che la gestione tipicamente lineare delle materie plastiche,  basata su produzione-consumo-smaltimento, si è rivelata un totale fallimento ambientale ed economico. Il consumo di plastica è aumentato di venti volte negli ultimi 50 anni e continuerà a crescere in virtù delle sue ineguagliabili proprietà funzionali associate ad un basso costo. Se non corriamo però ai ripari, impedendo con tutti i mezzi che la plastica venga dispersa nell’ambiente, rischiamo di avere al 2050 più plastica che pesce (in peso) negli oceani.
Ogni anno l’economia del packaging di plastica perde (dopo un singolo utilizzo), dagli 80 ai 120 miliardi di dollari di valore del materiale, mentre solamente il 14% degli imballaggi in plastica viene raccolto per essere riciclato a livello globale. Questi e altri numeri sono contenuti nel rapporto uscito nel 2016 dal titolo: The New Plastics Economy – Rethinking the Future of Plastics, il più corposo rapporto mai prodotto sull’economia delle materie plastiche, frutto di un lavoro collaborativo di tutti i soggetti che formano la catena del valore del comparto (produttori e trasformatori di materie plastiche e imballaggi, operatori della raccolta e riciclo, autorità e organizzazioni non governative, ecc).

Abbiamo già in precedenza parlato dei principali dati di fatto emersi dal rapporto nell’articolo dal titolo Plastica unita contro il marine litter ma anche contro le sue soluzioni e anche delle soluzioni inizialmente prospettate in un secondo approfondimento: Plastica: anche per gli imballaggi la sostenibilità non può attendere. Dal lavoro compiuto nella redazione del report è nato un progetto omonimo della durata di tre anni al quale hanno aderito oltre 40 soggetti per lo più industriali che ha prodotto a sua volta un piano di intervento dal titolo: Catalysing Action.
Il piano di azione identifica tre strategie di intervento basate su: riprogettazione, riuso e riciclo. Vediamo in questo approfondimento in cosa consistono le azioni proposte nel campo della riprogettazione e del riuso. La strategia dedicata al riciclo si trova invece a questo link.

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Le strategie, ciascuna mirata ad uno specifico segmento del mercato del packaging, prevedono una serie di possibili azioni che il piano illustra nel  dettaglio accompagnate da casi studio e stime sui vantaggi economici che ne possono conseguire. Le tre strategie sono complementari e sovrapponibili anche come soluzioni. Dalla riprogettazione del packaging e/o dei modelli distributivi si possono ottenere più soluzioni che interessano una stessa tipologia di imballaggio. Ad esempio un imballaggio originariamente non riciclabile può venire dematerializzato (detergenti contenuti in cartucce che si dissolvono in acqua, vendita alla spina), essere sostituito da una versione riutilizzabile, oppure da una riciclabile. L’aspetto innovativo di questo dettagliato piano di intervento, che lo rende unico rispetto a quanto prodotto in passato, è l’aver portato all’attenzione dell’industria la necessità di un intervento sistemico basato sulla soluzione di problemi “a monte” nella fase di progettazione.  La riprogettazione suggerita dal piano, infatti, non si limita all’imballaggio, ma investe anche, e soprattutto, la progettazione dei delivery models o modelli distributivi prima accennati. Persino il mondo aziendale più impegnato a livello di di sostenibilità ha difatti focalizzato il proprio impegno principalmente sul riciclo ,saltando le opzioni prioritarie della gerarchia europea di gestione dei rifiuti – prevenzione e riuso – che sono invece le più efficaci e determinanti ai fini di un disaccoppiamento tra crescita economica e consumo di risorse naturali e di una mitigazione del riscaldamento climatico.

 

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