Due iniziative circolari dalle Fiandre per sconfiggere l’usa e getta

Quando si ragiona sulla necessità di prevenire e ridurre i rifiuti e in particolare quelli in plastica si arriva alla conclusione che serve un ripensamento di quei modelli di consumo e di stili di vita che spingono inevitabilmente verso un maggiore consumo di imballaggi e prodotti usa e getta. Iniziative e progetti di diminuzione dell’impatto dei prodotti monouso da parte di istituzioni o aziende hanno possibilità di successo solamente a determinate condizioni.

Nonostante sia aumentata negli ultimi due anni la consapevolezza ambientale nell’opinione pubblica, trainata dall’evidenza dell’inquinamento da plastica e del riscaldamento climatico, nella vita reale evitare il consumo usa e getta è quasi impossibile, perché spesso non ci sono alternative a disposizione che siano facili da adottare.
Al momento le risposte che arrivano dal settore industriale e commerciale all’opinione pubblica preoccupata dall’inquinamento da plastica dell’ambiente,  si concentrano soprattutto su azioni di sostituzione dei materiali plastici presenti nei prodotti con altri materiali.

Non incontrano ancora il favore delle aziende,  azioni come sviluppare sistemi e iniziative che prevengano il consumo usa e getta basate sul riuso e condivisione dei beni, oppure sul modello del “product as a service” che vengono presumibilmente vissute come “missione impossibile” . A dire il vero ci sono dei piccoli segnali di speranza che racconteremo in un prossimo post.

Rispetto alla sostituzione di materiali nel packaging è particolarmente preoccupante  la decisione di grandi marchi dell’acqua in bottiglia di passare alle lattine aumentando la quantità di packaging per unità di prodotto: per avere il mezzo litro di bevanda della bottiglietta di plastica ci vogliono due lattine.
Indubbiamente cambiare un materiale è la decisione più semplice e immediata, sia quando intrapresa dalle aziende che si adeguano alle richieste dei clienti -anche quando sono consapevoli che la scelta non comporta vantaggi a livello di emissioni di Co2- che  quando la decisione diventa il motore di un’ordinanza o iniziativa Plastic Free.

La maggior parte delle analisi fatte da soggetti e studi vari sulle cause che impediscono o ritardano un’affermazione dei sistemi di riuso ( di cui abbiamo parlato anche in precedenti post  sul tema), concorda sul fatto che sia indispensabile approvare un quadro legislativo a favore dell’economia circolare che obblighi o renda economicamente vantaggioso per le aziende aderire a sistemi di riuso piuttosto che incentrati sul monouso. Come sostenuto dalla piattaforma multi-stakeholder Reloop, alla quale l’associazione comuni virtuosi afferisce, per rendere prevenzione e riuso appetibili come adozione andrebbero fissati degli obiettivi di prevenzione e riuso vincolanti per legge, e per tutte le diverse tipologie di imballaggi e contenitori monouso. Inoltre per andare oltre al paradigma del consumo usa e getta, accanto alla riorganizzazione dei processi di produzione e di erogazione dei beni,  serve una rivoluzione culturale. Il riuso viene visto da una parte dell’opinione pubblica come una pratica un po’ triste di un passato in cui non esistevano tutte le tipologie di prodotto e le comodità che oggi ci permettono di fare acquisti in qualsiasi momento e luogo, senza doversi organizzare in alcun modo.
Negli ultimi tempi sono stati emanati diversi bandi o iniziative che mettono a disposizione risorse economiche per progetti di economia circolare destinati a ridurre il consumo di plastica, e questo è un’ottima cosa. Tuttavia, anche per i progetti più innovativi e meritevoli vale la regola che devono poter stare sul mercato una volta finita la fase sperimentale, con sbocchi di mercato per i  prodotti o servizi sviluppati o la prospettiva di poterli acquisire nel breve termine.
Vediamo in questo post i casi studio di due progetti fiamminghi di cui uno è già stato attivato e uno è in fase di preparazione sempre grazie a finanziamenti destinati all’economia circolare.

Billie Cup un versatile bicchiere riutilizzabile 

Billie Cup è un progetto che ha potuto essere lanciato a Gand grazie a Circular Flanders – Fiandre circolari, una piattaforma collaborativa per promuovere l’economia circolare che riunisce governo, enti locali, aziende e altri soggetti della società civile, del mondo della ricerca e della consulenza.
Il governo delle Fiandre ha definito l’economia circolare una delle sette “priorità di transizione” nel piano “Vision 2050, a long-term strategy for Flanders” e ha affidato all’OVAM (l’Agenzia pubblica per la gestione dei rifiuti delle Fiandre) il compito di fondare l’ente che ora viene gestito da un team dedicato all’interno dell’agenzia.
Nel 2018 sono stati 53 in totale i progetti di economia circolare che hanno ricevuto il sostegno del governo fiammingo attraverso questa organizzazione che definisce “esecutori circolari” gli imprenditori che si mettono in gioco.

Sono 20 gli esercizi commerciali di Gand che sono partiti con la sperimentazione della Billie Cup, nell’ambito di un’iniziativa denominata Maggio plastic-free. La Billie Cup è una tazza riutilizzabile che può servire per l’asporto di varie tipologie di alimenti e bevande come caffè, zuppe, succhi e gelati.

La tazza può essere prelevata in uno dei venti esercizi pagando 1 euro di deposito ed essere restituita in qualunque altro esercizio partecipante per recuperare l’importo della cauzione. E’ inoltre possibile acquistare una tazza provvista di coperchio per 1,50 euro che rimane di proprietà.

Il sistema non è una assoluta novità per la cittadina poiché la Billie cup è già stata testata con successo lo scorso anno durante l’evento annuale Gentse Feesten, che dura una decina di giorni. I fondatori del progetto sono stati entusiasti di potere partire con un progetto a lungo termine nella città in cui sono nati ma con l’ambizione di poterlo espandere in tutto il Belgio.

Per aiutare la diffusione della tazza la città di Gand ha investito nell’acquisto e nella distribuzione gratuita di 5000 pezzi della Billie cup realizzando un’edizione limitata con lo skyline della città. L’assessore alle politiche ambientali e climatiche Tine Heyse, che ha appoggiato in pieno l’iniziativa ha affermato “Le tazze usa e getta costituiscono uno spreco di materie prime e di rifiuti considerato che non vengono riciclate. Inoltre, spesso intasano i cestini della spazzatura e finiscono a terra. Siamo quindi molto soddisfatti dell’arrivo di un’alternativa riutilizzabile e sostenibile come la Billie Cup”.

Sul sito dell’iniziativa si possono trovare le informazioni sugli esercizi aderenti a Gand e anche ad Anversa. L’idea dei promotori è quella di estendere il servizio anche in altri ambiti come in uffici, ospedali, cinema, università, stazioni di servizio e stazioni ferroviarie .

Deliveround: dai ristoranti preferiti una consegna circolare 

Avere un pasto consegnato a casa in un contenitore riutilizzabile è ancora un ipotesi fantascientifica un po’ovunque nel mondo. Tuttavia  non ci vorrà ancora molto prima che diventi una realtà, almeno in Belgio. Per rendere possibile questo servizio Deliveroo società specializzata nella consegna di piatti pronti ordinati online, la città di Hasselt e l’ONG Recycling Netwerk Benelux stanno lavorando ad un progetto che verrà lanciato il prossimo anno.

Il progetto presentato nel maggio scorso dai tre soggetti prima citati sarà il primo nel suo genere attivato in Belgio, ma anche a livello europeo. Infatti ancora nessuno dei principali servizi di consegna di pasti pronti a domicilio si serve di contenitori riutilizzabili, nonostante il fatto che i contenitori monouso utilizzati in tutto il mondo, vengano ben difficilmente riciclati o compostati.

Considerando che la richiesta per i piatti pronti da asporto continua a crescere, così come sta avvenendo d’altronde anche per il commercio elettronico in generale,  è quanto mai necessario trovare rapidamente delle soluzioni  che evitino sia lo spreco dei contenitori usa e getta, che i relativi costi di smaltimento, che ricadono sui comuni e sui cittadini attraverso le bollette dei rifiuti.

“Come creare un sistema efficiente e competitivo di contenitori riutilizzabili. Quali sono le modifiche da apportare al prodotto, al sistema di consegna in modo che la logistica di consegna e di ritorno avvengano correttamente e in modo semplice per i ristoratori, per chi consegna i piatti e per i fruitori del servizio”. Queste sono le domande alle quali Recycling Network Benelux, organizzazione ambientalista impegnata nella riduzione dei rifiuti, ha cercato di rispondere nelle fasi di sviluppo di Deliveround. Perché, come ha affermato il project manager dell’iniziativa Inge Luyten “non è possibile creare un’economia circolare senza coinvolgere le aziende. “

Il servizio di consegna Deliveroo è accessibile attraverso un’applicazione che collega i potenziali clienti con i ristoranti della città. Rodolphe Van Nuffel, portavoce di Deliveroo ha spiegato così le ragioni per cui hanno voluto essere partner di questo progetto pilota : “Deliveroo ha cambiato radicalmente il modo in cui le persone consumano i pasti potendo ordinare ordinare quando vogliono dai migliori ristoranti della città. Con questo progetto unico vogliamo contribuire attivamente a un cambiamento ancora più ampio verso una maggiore sostenibilità. Il ruolo positivo che possiamo giocare come azienda in crescita è quello di permettere ai nostri ristoranti clienti di fare scelte più rispettose dell’ambiente.”

Secondo Joost Venken, delegato all’ambiente, la sostenibilità e l’economia circolare del comune di Hasselt, la città è il laboratorio naturale di questa sperimentazione “Siamo già stati pionieri nell’eliminazione dell’usa e getta durante manifestazioni come quella dedicata al liquore Jenever (tenutasi con bicchierini riutilizzabili) e le feste del parco Amuse. Siccome il nostro obiettivo è quello di passare da un’economia lineare a un’economia circolare, in cui nulla viene sprecato, Deliveround si inserisce perfettamente in questa nostra ambizione.

“E’ assolutamente necessario promuovere nelle persone la consapevolezza che la plastica usa e getta è un problema globale e va evitata” aggiunge Laurence Libert, responsabile delle politiche dei rifiuti di Hasselt. “Iniziative come il Maggio Plastic free fanno parte di una più ampia campagna di sensibilizzazione sui rifiuti che nei prossimi anni si concentrerà in modo sempre più deciso non solo sui residenti ma anche sui visitatori e gli esercizi commerciali. Pertanto siamo felici di sostenere questa sperimentazione che sposa perfettamente gli obiettivi di riduzione delle nostre politiche sui rifiuti . ”

Anche per questo progetto il finanziamento ne ha consentito il prossimo avvio è arrivato nel 2018 da Circular Flanders.

Insegnamenti  da portare a casa

Gli insegnamenti da trarre da queste due esperienze fiamminghe, confrontandole eventualmente con le iniziative nazionali Plastic free analizzate in un precedente articolo , sono essenzialmente tre:

  1. Finanziamenti : i finanziamenti per fare decollare le iniziative di riduzione rifiuti e di economia circolare sono necessarie ma ci deve essere un importante coinvolgimento e interessamento da parte della politica nazionale e locale in modo che i progetti non vadano a morire una volta esauriti i fondi, ma al contrario acquistino economie di scala e possano propagarsi.
  2. Riduzione Rifiuti : i progetti di riduzione dei rifiuti da usa e getta non possono focalizzare solamente una tipologia di materiale,  come viene fatto ora prevalentemente in Italia, perché si finirebbe per spostare solamente il problema (che è il consumo usa e getta) su altri flussi di materiali e loro filiera di gestione del fine vita. Tutto questo senza una reale riduzione nel consumo di risorse, di produzione di rifiuti e delle relative spese di gestione. (1)
  3. Pianificazione sistemica :  mentre le ordinanze o progetti sulla carta si possono scrivere in poco tempo lo stesso non può dirsi per iniziative che per essere attuate richiedono una pianificazione attenta che tenga conto dei tempi fisiologici necessari per raggiungere gli obiettivi da parte di tutti i soggetti coinvolti. A maggior ragione quando si tratta di iniziative che apportano dei cambiamenti negli stili di vita e modalità di consumo ormai consolidati nelle persone e che richiedono il coinvolgimento di diversi soggetti, come abbiamo visto in questi  due casi studio dalle Fiandre. Quindi, fissare obiettivi intermedi e crescenti con relative tappe per arrivarci sul breve e lungo termine è la ricetta madre contro un possibile fallimento, che rischierebbe di minare la credibilità futura e la fiducia dei cittadini nei confronti dei soggetti promotori delle iniziative siano essi privati che pubblici.

 

(1) Soprattutto nelle situazioni in cui entra in vigore un divieto per un determinato prodotto senza la predisposizione di alternative a disposizioni dei cittadini  come è stato fatto con l’ordinanza di Berkeley . Quando invece si promuove una sostituzione di manufatti in plastica con manufatti in bioplastica ( non permessi peraltro dalla Direttiva plastiche monouso)  o altri materiali sempre monouso come i derivati dalla cellulosa, andrebbe fatta anche una valutazione sugli impatti ambientali delle alternative che si propongono. Non è casuale se il programma inglese WRAP all’interno di un opuscolo di supporto all’iniziativa The Plastic Pact dal titolo Eliminating problem plastics ricorda che tutte le azioni e le scelte che si possono compiere nell’eliminare i manufatti i plastica devono evitare possibili conseguenze indesiderate insite nelle eventuali sostituzioni come un aumento dell’impatto ambientale.