Imballaggi in poliaccoppiato : le due o tre cose da sapere sul riciclo

Gli imballaggi in poliaccoppiato introdotti nel mercato dei prodotti alimentari per garantire una maggiore resistenza e protezione e prolungare la freschezza dei prodotti sono imballaggi altamente ingegnerizzati e performanti ma che pongono però seri problemi al riciclo.  

Vediamo quali sono le varietà più comuni di poliaccoppiati costituiti da carta, plastica e alluminio. I diversi strati di questi materiali tenuti insieme da adesivi non possono essere separati manualmente e non tutte le cartiere sono in grado di riciclarli come vedremo.

Una tipologia molto presente nei nostri acquisti sono le carte “speciali” usate per salumi, formaggi e altri prodotti freschi costituiti da uno strato in carta e da una sottilissima pellicola in plastica che vanno nell’indifferenziato. Se queste carte speciali sono facilmente riconoscibili, ci sono altri poliaccoppiati che non lo sono per nulla e possono venire conferiti erroneamente con la carta.
Un noto esempio è l’involucro interno di colore bianco che racchiude le fette biscottate, sembra carta ma è un poliaccoppiato.

Le confezioni di biscotti (carta + plastica, in genere polipropilene metallizzato) contrassegnate con il simbolo C/PAP81 sino a qualche anno fa non erano riciclabili. Attualmente vengono quasi tutte raccolte e riciclate con la carta dopo che una nota marca è intervenuta sulla progettazione diminuendo la quantità di materiale plastico e aumentando la quantità di carta. E’ comunque consigliabile leggere le indicazioni presenti sulla confezione perché alcune linee di prodotti utilizzano ancora involucri non riciclabili che, seppur contrassegnati con il simbolo C/PAP81, non sono stati testati e certificati con il test di riciclabilità Aticelca MC 501.

QUATTRO CLASSI DI RICICLO PER IMBALLAGGI CELLULOSICI

Gli imballaggi in cartone sono da sempre riciclabili all’interno dei processi cartari, ma i nuovi trattamenti o gli accoppiamenti con altri materiali e sostanze possono rendere le fibre non disponibili per il successivo riciclo in cartiera. Per la corretta progettazione di un imballaggio la filiera della carta ha partecipato alla stesura di un metodo in grado di determinare il grado di riciclabilità degli imballaggi e dei prodotti cellulosici che è stato revisionato a fine 2017.
Il metodo di prova Aticelca 501 “Analisi del livello di riciclabilità di materiali e prodotti a prevalenza cellulosica”è lo strumento tecnico per valutare e quantificare per la riciclabilità degli imballaggi cellulosici nella filiera cartaria (UNI EN 13430) .
Il metodo consente ai produttori di carta, ai produttori di oggetti costituiti prevalentemente di carta e agli utilizzatori di prodotti in carta, quali imballaggi, prodotti editoriali, etichette e in generale qualsiasi oggetto in carta di verificare il livello di riciclabilità in una scala composta da 4 classi, dalla A+ alla C.
Il metodo è uno strumento idoneo per indirizzare la progettazione di articoli in carta secondo principi di eco-design, verificare la conformità alla normativa vigente che richiede che gli imballaggi siano riciclabili e infine per comunicare al consumatore il livello di riciclabilità raggiunto.

  • Classe A +: campione riciclabile facilmente nella gran parte delle cartiere
  • Classe A: campione riciclabile nella maggior parte degli impianti idonei a
    trattare macero di qualità ordinaria, anche proveniente da raccolta differenziata urbana.
  • Classe B: campione riciclabile in impianti idonei a trattare macero di qualità ordinaria, anche proveniente da raccolta differenziata urbana, previo adattamento del processo di riciclo standard (es. condizioni più drastiche di spappolamento, aggiunta di reattivi chimici, fasi di epurazione più complesse). Può determinare un livello di scarto di processo superiore alla media.
  • Classe C: campione riciclabile solo dopo opportuna selezione associata alla raccolta differenziata urbana, al fine di inviarlo in cartiere specializzate per il trattamento di tale tipologia di materiale.

Gli involucri di biscotti che hanno passato il test di riciclabilità sono passati dal grado C al B.
Come si evince dalla descrizione sopra, al contrario del grado A+ e A questi poliaccoppiati per essere gestiti necessitano di un processo di riciclo più complesso che produce una quantità di scarto superiore alla media. Gli addetti del settore indicano in 350-500 grammi la quantità di scarto o pulper (residuo di lavorazione del macero utilizzato dalle cartiere) generato per ottenere 1 chilo di carta riciclata. Trovare una destinazione al pulper generato dalle cartiere è al momento un grosso problema che ha portato anche a smaltimenti illeciti, come hanno riportato recenti fatti di cronaca giudiziaria.

La soluzione dovrebbe essere sviluppata modulando il contributo ambientale conai (CAC) in base al grado di riciclabilità degli imballaggi che è stata definita dal metodo Atilcea MC 501. Pertanto il CAC più alto lo dovrebbe pagare l’imballaggio in classe C e il più basso quello in classe A+. Con il 2018 è entrato in vigore un progetto di differenziazione del CAC per gli imballaggi in plastica che difficilmente produrrà miglioramenti come abbiamo argomentato qualche tempo fa. Principalmente perché le soglie di contribuzione non sono correlate al grado di riciclabilità dei singoli imballaggi che non sono stati analizzati e classificati, come è invece avvenuto per quelli a base cellulosica come abbiamo visto. Aggiornamento : entrano in vigore dal gennaio 2019  alcune modifiche alle fasce contributive  per il CAC pagato dagli imballaggi in plastica ed è stato modificato anche il contributo per gli “imballaggi poliaccoppiati a prevalenza carta idonei al contenimento di liquidi” che passa dai 20 euro attuali ai 40 euro a tonnellata.

CARTONI PER BEVANDE E CIBI LIQUIDI

Il primo contenitore in poliaccoppiato a base cellulosica è stato brevettato negli anni ‘50 dall’azienda svedese Tetra Pak. Viene utilizzato per diverse tipi di bevande e cibi liquidi, dal latte ai succhi di frutta ed è diventato un sistema di imballaggio molto diffuso in tutto il mondo.
A seconda del tempo di vita commerciale richiesto dal prodotto il cartone può essere costituito da carta e plastica per la conservazione di cibi freschi (latte fresco del banco frigo) oppure in carta e plastica e alluminio per alimenti che si conservano a temperatura ambiente per un periodo compreso sei ed i ventiquattro mesi, a temperatura ambiente.

I cartoni per alimenti garantiscono una lunga conservazione grazie ai sei strati di materiali che lo compongono: quattro strati in polietilene
(1, 3, 5 e 6), uno in carta (2) ed uno in alluminio (4).

1. Polietilene: barriera contro batteri e umidità 
2. Carta: conferisce rigidità
3. Polietilene: strato adesivo
4. Alluminio: barriera all’ossigeno e alla luce
5. Polietilene: strato adesivo
6. Polietilene: sigilla il contenuto

Il grande successo del poliaccoppiato è dovuto principalmente alla sua capacità di conservare gli alimenti per lunghi periodi preservandone le proprietà nutrizionali ed il sapore.
Inoltre, l’imballaggio è leggero, maneggevole e versatile, tutte caratteristiche di notevole importanza per la grande distribuzione. I prodotti, infatti, possono essere acquistati in grandi quantità e permanere a lungo nei magazzini senza il problema delle brevi scadenze, i contenitori possono essere impilati l’uno sull’altro nei mezzi di trasporto, permettendo di sfruttare al meglio gli spazi e di ridurre il numero dei carichi. Un altro aspetto rilevante a cui è dovuto il successo dei poliaccoppiati è costituito dalle efficientissime macchine di riempimento, vendute dagli stessi produttori dell’imballaggio, in grado di confezionare ed etichettare rapidamente elevate quantità di prodotto all’interno di contenitori di diverse dimensioni, offrendo la possibilità di proporre lo stesso alimento in confezione monodose o più grande. Tutti questi vantaggi si traducono in un risparmio economico nella fase di confezionamento, trasporto e distribuzione, per cui è possibile vendere il prodotto imballato nel cartone ad un prezzo inferiore rispetto allo stesso prodotto imballato con il vetro o la plastica.(1)

 

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