Imballaggi in poliaccoppiato : le due o tre cose da sapere sul riciclo

Attualmente la Tetra Pak detiene circa l’80% del mercato dei contenitori poliaccoppiati a livello mondiale, è presente in 175 paesi nel mondo. Nel 2016 ha prodotto 188 miliardi di contenitori pari a 77.8 miliardi di litri con un fatturato netto pari a 11,4 miliardi.

Per avere i dati sul consumo nazionale di contenitori non abbiamo trovato un dato più recente di quello riferito al 2013.  Enrico Fiorani, Quality Director Italy & Cluster South Europe intervistato nel 2017 da TÜV Italia afferma che nel 2013 Tetra Pak Italia ha distribuito circa 4,5 miliardi di contenitori (alimenti liquidi e solidi) equivalenti a circa 3 miliardi di litri.
Lorenzo Nannariello, Responsabile Progetti Ambientali di Tetra Pak Italia afferma in un’ intervista del 2015 che nel 2014 sono state raccolte e riciclate in Italia oltre 22.700 tonnellate di confezioni pari a circa 1,3 miliardi di contenitori. Un anno dopo dichiara che nel 2016  sono state avviate a riciclo oltre 1,4 miliardi di confezioni, pari a circa 25.000 tonnellate.

Nell’ultima intervista di qualche giorno fa, sempre Nannariello riferisce che nel nostro Paese  si recuperano ogni anno circa 1,5 miliardi di confezioni pari a 26.000 tonnellate di materiale provenienti dai 5.300 comuni che raccolgono il Tetra Pak.
Prendendo per buoni i dati ( in difetto) sull’immesso al consumo del 2013 di circa 4,5 miliardi di contenitori,  e la quantità di 1,5 miliardi di confezioni recuperate nel 2017 , risulta evidente che ogni anno oltre 3 miliardi di confezioni non vengono riciclate. 

Se in Italia, dove sono operativi due impianti dedicati al riciclo del Tetra Pack, almeno due terzi dei contenitori immessi al consumo non viene riciclato,  il tasso di riciclo a livello globale si aggira sul  26% dell’immesso al consumo (dati 2016).
Appare pertanto complicato per la multinazionale tenere fede all’impegno preso nel 2010 di riciclare  entro il 2020  il 40% dell’immesso al consumo, passando dai 32 miliardi di cartoni riciclati nel 2010 ai 47 nel 2016 (su 188 miliardi immessi al consumo).

MISURARE IL RICICLAGGIO
Leggendo sul sito di Tetra Pak si ha modo di notare come la recente politica della multinazionale tenda a ridimensionare l’obiettivo della piena riciclabilità dei suoi contenitori a beneficio di altri indicatori ambientali tra cui la rinnovabilità dei materiali impiegati 

L’azienda ha annunciato  il suo sostegno alla Strategia sulla Plastica  e dichiarato di essere favorevole all’utilizzo di plastica riciclata, qualora le normative europee lo permettano in futuro,  evidenziando con l’occasione i risultati raggiunti nell’impiego di risorse rinnovabili.  Tetra Pak si è detta disponibile a collaborare con altri partner industriali per far sì che entro il 2030 siano disponibili soluzioni per il riciclo di tutti i componenti dei cartoni per bevande. Anche in considerazione del fatto che i contenitori sono costituiti al 75% da cartone, la multinazionale non ha indicato in tale occasione di voler farsi carico di specifici obiettivi di riciclo.

Sul sito della multinazionale al capitolo “Definire il successo del riciclaggio” si legge che “il viaggio compiuto ad oggi ha reso chiaro che mercati diversi hanno esigenze e livelli di maturità diversi. Piuttosto che concentrarsi su un singolo indicatore, dobbiamo guardare invece a quanto stiamo andando bene rispetto agli obiettivi generali che ci consentono di rimanere competitivi e continuare a soddisfare le esigenze dei nostri clienti. I tassi di riciclaggio rimangono una metrica pertinente, ma un tasso di riciclaggio globale non sarà più il nostro obiettivo principale.
Per il 2017, abbiamo quindi introdotto un nuovo set di metriche e obiettivi rilevanti per il mercato, che riflettono i nostri obiettivi e che ci consentono di concentrarci su ciò che è importante in ogni luogo. Sono un modo più ricco e più completo di misurare il nostro lavoro di riciclaggio a tutto campo e una solida base per definire le nostre ambizioni future. Le nuove metriche misurano il nostro lavoro in diverse aree, tra cui collaborazioni con associazioni di tutto il mondo per promuovere il riciclaggio, investire in campagne di sensibilizzazione, attività promozionali congiunte con i clienti, programmi di sensibilizzazione pubblica, garantire l’accesso alla raccolta differenziata e migliorare la capacità di riciclaggio. In futuro, segnaleremo queste nuove metriche.”

Mentre l’informazione circa le nuove metriche è parte del piano di comunicazione e di narrazione aziendale i messaggi che ci arrivano dal mondo della scienza sono estremamente preoccupanti e richiedono un’azione immediata su più fronti  per evitare il collasso dei sistemi naturali.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) per sostenere la richiesta di risorse da parte della popolazione mondiale al 2030 avremo necessità del 40% in più di legname e fibre cellulosiche, del 40% in più di acqua , del 50% in più di cibo e del 40% in più di energia.Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) per sostenere la richiesta di risorse da parte della popolazione mondiale al 2030 avremo necessità del 40% in più di legname e fibre cellulosiche, del 40% in più di acqua , del 50% in più di cibo e del 40% in più di energia.

Anche le risorse rinnovabili richiedono dei tempi di rigenerazione che non stiamo rispettando a livello globale, e con  l’aumento della popolazione e gli effetti del riscaldamento climatico la situazione diventerà ancora più critica. L’economia circolare offre una risposta a queste emergenze perché previene allo stesso tempo lo spreco di risorse e la produzione di rifiuti,  che nel campo di applicazione degli imballaggi si traduce in azioni orientate alla prevenzione e al riuso, ancor prima che al riciclo. Questo significa che se un imballaggio non può essere prevenuto, riusato o riciclato siamo ancora nell’economia lineare del business as usual, che non tiene conto dei limiti fisici del pianeta.

La maggioranza delle aziende di beni di largo consumo che, volenti o nolenti, sono impegnate in un modello di produzione lineare dovrebbero ripensare la filiera di approvvigionamento di distribuzione e i processi produttivi, prima di entrare in emergenza. Nel frattempo le aziende dovrebbero farsi carico dei costi causati dal fine vita dei propri prodotti, rimborsando i comuni e i cittadini che sostengono i costi della raccolta differenziata nel caso degli imballaggi, oppure gestire a proprie spese la raccolta a fine vita dei prodotti nel rispetto del principio europeo di “responsabilità estesa del produttore”  (EPR).

I contenuti del pacchetto di nuove direttive europee in materia di rifiuti e di economia circolare che, dopo alcuni ulteriori passaggi formali, saranno pubblicate per il recepimento negli ordinamenti degli Stati europei presentano due interessanti novità, come rimarca Edo Ronchi sul suo blogL’aumento dei target di riciclo e il rafforzamento della responsabilità estesa dei produttori (Extended Producer Responsibility, EPR). I target di riciclo e di preparazione per il riutilizzo per i nostri rifiuti urbani dovranno aumentare dal 42% del 2016 (con il 52,5% di raccolta differenziata), al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. 

I sistemi per attuare la responsabilità dei produttori (EPR) dovranno assicurare il rispetto dei target di riciclo e il pagamento dei costi della gestione efficiente della raccolta differenziata, delle operazioni di cernita e trattamento dei rifiuti che derivano dai loro prodotti e quelli dell’informazione, della raccolta e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi dovranno coprire almeno l’80% di tali costi entro il 2025.

(1) La gestione del poliaccoppiato nella filiera carta/cartone

 

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