Foreste minacciate dal cambiamento climatico e dall’usa e getta

Le foreste non sono una risorsa infinita e neanche le certificazioni sono una garanzia che non vengano commessi abusi: servono controlli e monitoraggio continui

Lo stato delle foreste in Italia
Un articolo a cura di esperti del settore e di Gruppo di lavoro Sisef “Foreste, tra mitigazione ed adattamento” pubblicato lo scorso anno da Lifegate ha indagato sulla crescente vulnerabilità delle foreste in Italia e su quali azioni intraprendere per monitorare il fenomeno e intervenire per migliorare la resistenza e la resilienza.

Negli ultimi due secoli di storia climatica italiana, ben 27 dei 30 anni più caldi sono successivi al 1990, e il più caldo sarà probabilmente l’anno in corso. Inoltre secondo il Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici, in futuro le piogge tenderanno a concentrarsi in eventi sempre più intensi e sempre meno frequenti, soprattutto al sud, con allungamento dei periodi siccitosi.

Le siccità sempre più frequenti, prolungate e intense – si legge nell’articolo –  mettono a serio rischio la salute dei nostri boschi e i benefici ambientali ed economici per la società. La carenza d’acqua rallenta la crescita, indebolisce le piante e nei casi più estremi ne provoca la morte. Inoltre, mentre una foresta sana svolge un’importante funzione di accumulo di carbonio, una soggetta alla siccità rischia di trasformarsi da assorbitore a emettitore di carbonio, con un ulteriore peggioramento della crisi climatica. Nel corso degli ultimi vent’anni, sono stati segnalati migliaia di casi di mortalità di foreste in ogni parte del globo ed in diversi biomi. Recentemente, si assiste ad un’intensificazione del fenomeno e i casi segnalati sono più che triplicati con boschi estesi anche migliaia di ettari che nel giro di pochi anni seccano completamente.

La situazione allarmante anche al Nord in Germania e Olanda

La foresta non può adattarsi “Mai prima d’ora sono morti così tanti alberi“, afferma Heinrich Spiecker dell’Università di Friburgo. È un esperto di crescita forestale e, insieme al suo collega Hans-Peter Kahle, ha pubblicato uno studio sulla morte degli alberi nella Foresta Nera.

I ricercatori sono riusciti a quantificare quanti alberi sono morti nell’arco di 68 anni, in un’area di 250.000 ettari e quali sono state le cause . “Abbiamo riscontrato una connessione molto stretta tra le condizioni meteorologiche, ovvero il bilancio idrico e il tasso di mortalità”, ha dichiarato Spiecker in un’intervista a SWR. “L’alta temperatura e le scarse precipitazioni favoriscono il tasso di mortalità mentre temperature basse e frequenti precipitazioni aumentano invece la vitalità degli alberi”.

Siccome i periodi secchi e caldi si allungano sempre di più a causa dei cambiamenti climatici la foresta non è preparata a questo nuovo clima. “Normalmente muore circa il 2-5% degli alberi. La situazione non è paragonabile al deperimento delle foreste degli anni Novanta. All’epoca, i responsabili erano gli inquinanti presenti nell’aria. “Quando si parlava di deperimento delle foreste alla fine del secolo scorso, si trattava di un massimo del 10% -12% . In altre parole: non abbiamo mai registrato tassi di mortalità così alti come oggi“.

Anche le foreste olandesi stanno soffrendo per questo motivo. “Qui la situazione non è così drammatica come in Germania”, afferma Paul Copini, ricercatore presso l’Università di Wageningen intervistato dal media olandese RtlNieuws . “Ma si nota che che le foreste sono in difficoltà e che gli alberi muoiono in massa a causa del cambiamento climatico e Anche le specie tradizionalmente presenti nei Paesi Bassi sono sotto pressione”

Secondo il collega Joke Bijl, l’aumento della diversità nelle foreste è un buon modo per proteggere il futuro della foresta. “È per questo che puntiamo molto sulla varietà delle foreste, sia per quanto riguarda le specie sia per quanto riguarda la struttura delle età. Questo ha molti vantaggi, pensiamo sia bello, faccia bene alla biodiversità e renda più resilienti per il futuro”.
“La diversità è un’assicurazione in tempi difficili, si può vedere come una diversificazione del rischio”, dice Paul Copini. “Si guarda anche alla gestione: come gestire meglio la foresta contro i cambiamenti climatici. A volte la rimozione di un albero fa sì che altri alberi abbiano meno concorrenza e quindi possano sopravvivere”
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Nelle zone più aride dei Paesi Bassi esiste una minaccia di desertificazione. Potete vedere di più in questo video:

 

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