Per “un mondo senza rifiuti” Coca Cola deve correre

Gli obiettivi del Global Commitment

Il piano World Without Waste (WWW) rappresenta un’estensione a livello globale del “Sustainability Action Plan for Western Europe”, presentato alla fine dell’anno scorso che ricalca gli impegni presi dalla Coca Cola nell’ambito dell’adesione al Global Commitment nel 2018 della Ellen McArthur Foundation (EMF) .

Per quanto riguarda l’obiettivo tutto sommato più semplice di portare al 25% la percentuale di contenuto riciclato delle bottiglie in PET entro il 2025 (rispetto al 50% del programma WWW) la strada rimane ardua. Nel rapporto del 2021 di monitoraggio sull’avanzamento degli impegni da parte degli oltre 500 tra aziende, governi e organizzazioni del Global Commitment si legge che la multinazionale è passata dal 9% di contenuto riciclato del 2018 all’11,5% del 2020. Arrivare al 25% entro il 2025 significa andare oltre ad un raddoppio in cinque anni. Un traguardo impossibile, a meno che la multinazionale non sciolga le riserve nei confronti dei sistemi cauzionali e contribuisca a farli diventare una realtà in tutti i paesi dove ancora mancano. Non solamente quindi, nei 35 mercati globali citati sul report che sono caratterizzati da una bassa disponibilità di PET post consumo.

La percentuale di riuso del packaging di Coca Cola è crollata dal 4% complessivo del 2019 all’1,7% del 2020, una tendenza al ribasso in linea con i risultati del settore delle bevande. Anche se i firmatari del Global Commitment (GC) non hanno fissato degli obiettivi di riuso, una maggiore quota di riuso significa raggiungere più facilmente l’obiettivo di raccolta riferito ai contenitori monouso tra bottiglie e lattine, e indirettamente una riduzione del consumo di materia vergine. A questo proposito la Coca Cola ha sottoscritto l’impegno a ridurre del 20% entro il 2025 la sua quota di utilizzo di plastica vergine calcolata in peso sulla base del consumo del 2019 (pari a 2.961 tonnellate) .

Va detto che la Pepsi Co – diretta concorrente di Coca Cola – essendosi impegnata nel poco ambizioso obiettivo del 5% di riduzione di polimero vergine ha più probabilità di raggiungere l’obiettivo. Tuttavia sul fronte del target di contenuto riciclato per le bottiglie in PET , con il suo attuale 5%, è molto più indietro della sua rivale (all’11,5%) rispetto al raggiungimento del target del 25% al 2025.

Per quanto riguarda invece l’obiettivo più sfidante del programma World Without Waste, di arrivare a raccogliere una quantità di imballaggi corrispondente all’immesso al consumo su base annuale, Coca Cola dovrebbe fare i salti mortali attivando tutte le possibili strategie a livello globale già accennate. In particolare dovrebbe aumentare la quota di bevande commercializzate in sistemi di vuoto a rendere con ricarica – soprattutto nei paesi privi di infrastrutture di raccolta e riciclo – e sostenere l’adozione di sistemi cauzionali e di infrastrutture per il riciclo e il riuso in tutti i suoi mercati. Nel Progression Report del GC si legge infatti che solamente circa il 60% del suo packaging viene raccolto per essere riciclato o ricaricato, e che per quanto riguarda le bottiglie in PET la percentuale scende sotto al 50%.

Global Commitment: le prestazioni di Coca Cola versus la concorrenza del settore bevande

Guidato dalla Ellen MacArthur Foundation, in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il Global Commitment ha unito più di 500 diverse organizzazioni con l’obiettivo comune di affrontare l’inquinamento da plastica alla fonte. Le aziende che aderiscono, e che insieme rappresentano il 20% di tutti gli imballaggi in plastica prodotti a livello globale, hanno sottoscritto l’impegno di massima di rendere tutti gli imballaggi che impiegano: riciclabili, riutilizzabili o compostabili entro il 2025. L’adesione è volontaria, così come il livello di impegno. Tuttavia, anche a fronte di critiche sollevate sui rischi di greenwashing che possono nascondersi dietro rendicontazioni prodotte dalle aziende –senza certificazioni da enti terzi– sono stati introdotti nuovi criteri che hanno causato l’abbandono dell’accordo da parte di poco meno di dieci aderenti tra cui una nota azienda nazionale. Gli autori del rapporto scrivono che il fatto sarebbe avvenuto “a seguito dell’indisponibilità delle aziende a soddisfare alcuni requisiti obbligatori per la partecipazione, che includono la definizione di obiettivi quantitativi misurabili in linea con l’impianto del GC e la disponibilità dei partecipanti a rendicontare pubblicamente ogni anno –attraverso la EMF – circa i progressi compiuti sulla base delle comuni definizioni e delle linee guida che caratterizzano il Global Commitment.”

Come premessa generale sullo stato dei lavori che emerge dal rapporto va detto che, nonostante qualche progresso in alcune aree, come una riduzione nell’impiego di plastica vergine del 1,8% rispetto al 2018 e un +0,7% del tasso di riciclabilità, poca azione è stata messa in campo per quanto riguarda invece la riduzione del packaging e un’implementazione su scala dei modelli di riuso.

Circa il 76% delle iniziative di eliminazione della plastica sono dovute infatti ad una sostituzione della plastica con altri materiali come la carta risultata l’opzione preferita nel 20% dei casi.

Vai alla nota (1) per una spiegazione sui criteri adottati nella classificazione delle azioni.

Solo il 20% delle iniziative ha visto l’eliminazione degli imballaggi monouso e un misero 3% ha riguardato l’attuazione di modelli basati sul riutilizzo e ricarica dei contenitori a sostituzione degli imballaggi monouso. Più della metà (56%) di tutti i firmatari ha dichiarato di non avere alcun progetto di riutilizzo degli imballaggi in corso.

In quanto al target di contenuto riciclato negli imballaggi tra i 10 maggiori marchi globali di alimenti e bevande coinvolti dal GC solamente Coca Cola con il suo 11,5% e Unilever con l’11% sono arrivati ad una doppia cifra. Se il contenuto complessivo di materiale riciclato negli imballaggi è cresciuto dal 5,2% del 2018 al 8,2% del 2020 come valore medio, lo si deve soprattutto al contributo dei marchi non alimentari e in particolare ai settori della detergenza e della cosmetica.

Quanto riciclo è stato garantito dagli aderenti al GC

La produzione di plastica riciclata complessiva da parte delle aziende del riciclo coinvolte nel GC ammonta a 1,5 milioni di tonnellate nel 2020. Un quantitativo in peso che corrisponde alla metà della plastica che utilizza la sola Coca Cola in un anno per farne imballaggi. Per arrivare all’obiettivo di produzione di 4,9 milioni di ton di plastica riciclata al 2025 serve un incremento complessivo del 27%.

Gli impegni delle aziende che prevedono una riprogettazione del packaging, del prodotto e l’implementazione su scala modelli di business che escludono la necessità di imballaggi monouso rimangono ancora limitati e serve un impegno maggiore”, ha giustamente osservato la EMF.

Nota (1)

Figura 6. Fundamental changes to packaging, product, or business model design include:
• Direct elimination: direct removal of a packaging that does not serve as an essential function.
• Innovative elimination: innovative elimination of a packaging that does serve an essential function, with the function being achieved in a different way.
• Reuse ‘refill’ model: packaging that is owned and refilled by the user
• Reuse ‘return’ model: packaging and ‘packaging ownership’ that are returned to a business.
Material changes include changes to packaging materials used such as substitution to paper, other plastics or lightweighting.
More information on different types of elimination methods and examples are available in the Ellen MacArthur Foundation’s Upstream Innovation Guide.

 

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