I sistemi di deposito per le bevande fanno bene all’economia, all’ambiente e alle casse comunali

Dopo che ci ha raccontato quali vantaggi avrebbero i produttori dall’adozione di un sistema di deposito, come stanno le cose dal punto di vista dei rivenditori?
Per decenni, i rivenditori si sono opposti alle legislazioni sui depositi, citando tra gli inconvenienti i costi in termini di personale e spazi necessari causati dal compito di dovere gestire la resa dei contenitori. Un’altra argomentazione spesso avanzata dai rivenditori è che tali sistemi farebbero perdere del business poiché i tempi di conferimento dei contenitori vuoti potrebbe aumentare i tempi di attesa, portando i clienti a fare acquisti altrove.
In realtà, i sistemi di deposito apportano numerosi vantaggi ai dettaglianti e un numero crescente di importanti insegne del retail in tutta l’UE si stanno impegnando a sostenerli. Aumenta anche il numero delle insegne che installano macchine di Reverse Vending in alcuni dei loro punti vendita anche in mancanza di un sistema di deposito.
Uno dei motivi per questo cambio di tendenza è il fatto che la tecnologia sta rendendo più efficiente il processo di conferimento ma anche la reportistica, le possibilità di selezionare gli imballaggi che possono essere divisi per marca, tipi di contenitore e materiali. Mentre esistono ancora alcuni rivenditori che si affidano ancora al lavoro manuale per raccogliere e smistare gli imballaggi e rimborsare i depositi ai clienti, la raccolta automatizzata è sempre più comune.
Al fine di ricompensare i rivenditori per la gestione dei resi la maggior parte dei sistemi di deposito offre commissioni di gestione che coprono le spese relative agli investimenti in manodopera extra (per la raccolta manuale) , i costi di acquisto/leasing delle RVM, i costi dell’elettricità e via dicendo.
Un rapporto del 2015 per Zero Waste Scotland ha stimato che sebbene un tipico sistema di deposito comporti un costo complessivo per i rivenditori che si aggira sui 28,5/29 milioni di euro all’anno, le spese di gestione riconosciute ai rivenditori potrebbero raggiungere i 37,2 milioni di euro. Questo si traduce in un margine di profitto per il settore del retail che supera gli 8 milioni di euro all’anno.
Diversi studi hanno rilevato che quando i rivenditori mettono a disposizione degli spazi per il conferimento dei vuoti comodi e ben attrezzati aumenta il traffico pedonale con benefici sulle vendite.
Un sondaggio effettuato a New York “Shop Where You Drop: A Survey of Consumer Bottle Return Habits” , a cura del New York Public Interest Research Group (NYPIRG) ha intervistato oltre 1.100 persone nel momento in cui stavano restituendo vuoti nei supermercati. Il sondaggio ha rilevato che il 68% degli intervistati avrebbe fatto acquisti dove restituiva i vuoti e l’81% di essi ha affermato di avere aumentato la frequenza degli acquisti .

Inoltre, il sondaggio ha rilevato che ben il 57% degli acquirenti aveva scelto quel particolare negozio in seguito alla comodità ed efficienza del suo sistema di restituzione dei vuoti.
In più, oltre a rendere più semplice per i rivenditori la gestione dei contenitori restituiti le macchine per reverse vending offrono ai rivenditori un ulteriore modo per comunicare e/o coinvolgere i propri clienti in attività di marketing come promozioni in-store o altre iniziative.
Inoltre la possibilità di donare il corrispettivo economico dei resi a organizzazioni benefiche o locali che i distributori automatici inversi offrono ai clienti diventa una preziosa opportunità per il rivenditore di migliorare il proprio posizionamento commerciale all’interno della comunità locale e differenziarsi dai suoi concorrenti.
E infine, ultimo come quesito ma non per importanza : quali sono i vantaggi per i comuni ?
Non si può negare che esista da parte dei comuni il timore che un sistema di deposito possa avere dei contraccolpi sui sistemi esistenti di raccolta degli imballaggi, e soprattutto di ordine economico, considerando che i materiali di maggiore valore post consumo che prenderebbero altre strade sono proprio i contenitori di bevande.
In realtà le cose non stanno esattamente così se si entra nel vivo dei costi dei sistemi di raccolta domiciliari si può capire meglio che, fatta eccezione per le lattine, la raccolta di imballaggi -in PET così come in vetro – costa più di quanto non si ricavi dalla vendita dei materiali ai riciclatori. Quando poi i contenitori vengono raccolti insieme ad altri imballaggi il loro valore diminuisce a causa di contaminazioni che vengono escluse da una raccolta selettiva. Poi in quasi tutti i paesi i sistemi di responsabilità estesa del produttore, come il vostro Conai, rimborsano una minima parte di quanto i comuni spendono.
Pertanto le mancate entrate per i contenitori di bevande, che vengono deviate dalla raccolta domiciliare quando è in vigore un sistema di deposito vengono compensate dal non doverli gestire e quindi per i comuni risparmiare sui costi di un loro avvio a riciclo tra raccolta, trattamento e smaltimento.
Una ricerca disponibile sul sito web di Reloop che ha comparato 27 studi internazionali sui sistemi di cauzionamento ha rilevato risparmi di una certa importanza per gli enti locali che hanno riguardato tutti i casi studio (2) . Un rapporto del 2017 di Zero Waste Scotland ha stimato che i risparmi sui costi di gestione e smaltimento dei rifiuti residui da parte dei comuni scozzesi potrebbe arrivare sino a 6 milioni di sterline mentre i risparmi complessivi sino 9.2 milioni di sterline.
Un sistema di deposito che riduce le quantità dei materiali gestiti nelle raccolte domiciliari permette infatti di ottimizzare il servizio riducendo la frequenza delle raccolte e il numero dei veicoli utilizzati.
I contenitori di bevande rappresentano inoltre il 50% in volume dei rifiuti abbandonati nell’ambiente , come rilevato da varie ONG che organizzano campagne di pulizia e studi internazionali (3). Pertanto una minore presenza di questi contenitori, anche quando conferiti nei cestini stradali, permette un risparmio sui costi di pulizia agli enti locali. In tutti i paesi dove sono in vigore sistemi di deposito si è verificata un’importante riduzione dei contenitori di bevande abbandonati.
In un mondo perfetto l’unico rifiuto che le municipalità dovrebbero gestire è quello organico e degli sfalci da giardino e il resto dovrebbe essere gestito dai produttori, al contrario di quanto avviene ora.
Inoltre, non doversi occupare di una parte di rifiuti potrebbe “liberare spazio” in tutti i sensi permettendo agli enti locali di affrontare la raccolta di altri flussi di rifiuti e materiali riciclabili attualmente non gestiti.
Dobbiamo guardare ai sistemi di raccolta come a processi in continua evoluzione ed i comuni dovrebbero essere aperti a nuovi sviluppi e riconoscerne le opportunità. È davvero strano vedere i comuni osteggiare i sistemi di deposito quando esistono le prove che i benefici ricavabili anche in termini di occupazione locale e ambientali superano ampiamente gli svantaggi percepiti.

Articolo pubblicato nel Volume “Verso un’Economia realmente Circolare ” a cura di ESPER e Associazione Comuni Virtuosi.

(1) L’accordo politico raggiunto sul testo definitivo della direttiva tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea ha modificato alcune delle tempistiche entro le quali gli obiettivi verranno raggiunti rispetto alla prima stesura. Per le bottiglie il 90% di raccolta è stato prorogato al 2029 con un 70% di obbiettivo intermedio da raggiungere al 2025.

(2) Un altro studio condotto nel Regno Unito sul tema:  Impacts of a Deposit Refund System on Local Authority Waste Services

(3) Container Recycling Institute (CRI) 2010

 

CONTINUA A LEGGERE >>

Leggi anche