Il deposito su cauzione guadagna terreno in Australia

Lo stato più popoloso dell’Australia, il New South Wales (NSW) – che ospita la più grande città australiana, Sydney – lancerà un programma di deposito su cauzione (CDS- Container Deposit Scheme) per i contenitori di bevande a partire dal luglio 2017.

L’annuncio è stato dato lo scorso maggio dal premier Mike Baird che ha precisato che i costi di gestione complessivi del CDS saranno finanziati dai produttori di bevande.
Saranno soggetti al deposito su cauzione di 10 centesimi di A$ i contenitori di bevande da 1,5 a 3 litri. La cauzione verrà restituita quando il contenitore verrà consegnato in uno dei diversi punti di raccolta che verranno installati tra centri di deposito, postazioni ambulanti e postazioni automatizzate (reverse vending machines).

Se consideriamo che il cauzionamento è già entrato in vigore in due stati: nel South Australia (dal 1977) e nel Northern Territory (dal 2012), quando si aggiungerà nel 2017 lo stato del Nuovo Galles del Sud, dove vive il 32% della popolazione australiana, saranno quattro australiani su dieci a vivere in uno stato coperto dal sistema.
Ma probabilmente la percentuale è destinata a crescere poiché anche lo stato del Queensland, dove risiede il 21% della popolazione australiana è propenso all’introduzione del cauzionamento. Il Liberal National Party ha infatti dichiarato che in caso di una sua rielezione introdurrà il sistema.

Fornire alle persone un incentivo economico per fare la cosa giusta contribuirà a ridurre notevolmente i circa 160 milioni di contenitori di bevande abbandonati ogni anno“, ha detto il Premier Baird.
Jeff Angelo portavoce della Boomerang Alliance – che rappresenta 34 gruppi ambientalisti – ha così commentato l’annuncio del Premier ” Finalmente dopo 13 lunghi anni di campagne con il sostegno quasi unanime delle comunità -e i diversi governi che si sono succeduti- è stata riconosciuta la validità del deposito su cauzione. Il sistema che verrà introdotto nel 2017 potrà finalmente dimostrare di apportare benefici all’ambiente e all’occupazione, dopo aver retto alle campagne di disinformazione, all’opposizione dell’industria del beverage e aver superato positivamente rigorose analisi di fattibilità economica e ambientale. Stimiamo che il CDS- se ben progettato- possa aumentare il fatturato annuo del settore del riciclaggio di circa 150 milioni di dollari attirando circa 160 milioni in investimenti del settore privato per costruire 600 nuovi punti di raccolta e riciclo in tutto lo stato. Ci aspettiamo che gli altri stati prendano seriamente in considerazione l’adozione di un CDS per poter ridurre del 45% la quantità dei rifiuti che le comunità devono gestire, sobbarcandosene i costi, e dimezzare la marea di plastica tossica che l’inchiesta recente del Senato ha descritto come una crisi sanitaria incombente.

Il Senato chiede agli stati di introdurre un CDS entro il 2020
Il Senato australiano ha pubblicato a fine aprile 2016 un rapporto dall’eloquente titolo “Toxic Tide” (Marea Tossica) che ha analizzato l’impatto della plastica sull’ambiente marino australiano. La raccomandazione che scaturisce dal corposo rapporto ai senatori è quella di adottare un CDS entro il 2020 in tutta l’Australia.
Dopo aver ricevuto centinaia di proposte e testimonianze da governi locali, comunità e sentito il parere di eminenti scienziati, il Senato ha infatti concluso che “il livello di inquinamento da plastica in Autralia e nelle sue acque è un problema in costante aumento che non può più essere ignorato” .
Dal rapporto e dagli interventi dei senatori sono emersi alcuni elementi che dimostrano le potenzialità dello strumento del CDS che si stima in grado di ridurre di circa 35.000 tonnellate ogni anno le quantità di imballaggi che finiscono nei corsi d’acqua e nei mari australiani. Se si prendono in esame i dati sulla quantità e tipologia dei rifiuti raccolti nel 2012 di Clean Up Australia si evince che negli stati dove non è in vigore un CDS   1 rifiuto raccolto su 3 è mediamente rappresentato da un contenitore per bevande mentre nello stato dell’Australia del Sud, dove vide il cauzionamento, la percentuale è di 1 su 12 rifiuti raccolti. Comparando inoltre le performance di raccolta e avvio a riciclo dello stesso stato del South Australia si può notare   che, anche qui, i dati si commentano da soli. L’avvio a riciclo dei contenitori di bevande è all’86% contro il 35% del NSW, il 30% della Tasmania e il misero 10% per quando concerne la percentuale di intercettazione degli imballaggi nei luoghi di vacanza e in occasione di grandi eventi.
I senatori che hanno presentato il rapporto si dichiarano convinti che i sistemi di cauzionamento rappresentino una modalità semplice e conveniente per cambiare il comportamento dei consumatori e incoraggiare una partecipazione diffusa al riciclaggio. Seppur riconoscendo la necessità di prendere in esame i costi di un programma di CDS i senatori hanno respinto gli argomenti allarmistici avanzati dall’industria del beverage nella convinzione che i sistemi di cauzionamento possono coesistere con i sistemi di raccolta differenziata, e hanno pertanto invitato gli stati ad attivarsi in tal senso.
Il Senato non ha inoltre accolto favorevolmente alcune iniziative proposte dall’industria in alternativa ad un deposito su cauzione nello stato del Galles del Sud come il controverso programma Thirst for Good  per l’inefficacia che esperienze simili attuate all’estero hanno dimostrato. Maggiori dettagli si possono avere dalla lettura del documento della Boomerang Alliance che attraverso un breve schema entra nel dettaglio del programma contrapponendogli un’analisi dei costi/benefici di un CDS.(1)

Secondo Greeen Peace Australia in realtà  Thirst for Good è un’iniziativa che ha prevalentemente dietro la Coca Cola anche se è stata presentata come una proposta sviluppata e sostenuta dall’Australian Food and Grocery Council per conto dell’industria del beverage.
Non è d’altronde un segreto che la Coca Cola abbia come missione cercare di impedire in tutto il mondo la partenza di programmi di CDS, utilizzando anche l’arma legale come avvenuto con la causa intentata allo stato del Northern Territory.
Non per nulla Green Peace AU ha preso di mira la sola multinazionale con un video (Litter is not a Joke) ricordando che nel rapporto annuale del 2012 della multinazionale si trova un passaggio che chiarisce la posizione della Coca Cola verso politiche governative sugli imballaggi che erodono i suoi margini di guadagno: “beverage container deposits, recycling, eco tax and/or product stewardship” (adottati nei maggiori mercati dove Coca Cola opera) “they could affect our costs or require changes in our distribution model, which could reduce our net operating revenues or profitability“.

Coca-Cola-Defeated

Va da sé quindi che la strategia adottata dalla multinazionale a livello globale sia quella di tentare di stroncare provvedimenti come CDS, eco-tasse o programmi di ERP intrapresi da governi. Così è avvenuto in Olanda negli ultimi anni come vi abbiamo raccontato in tre post quando la Coca Cola si attivò per tentare di cancellare il cauzionamento sulle bottiglie grandi e impedirne un’estensione ad altri formati, al punto che sui media olandesi si parlò di un ministero della Coca Cola. La multinazionale ha commissionato qualche anno fa, insieme ad altri soggetti industriali, uno studio per quantificare i costi sull’estensione di un CDS in Olanda alla Wageningen Universiteit (WU). Lo studio, che doveva servire al Governo per decidere in merito al sistema nel 2014, si è rivelato uno studio contenente dati appositamente creati e gonfiati per dimostrare l’insostenibilità economica del sistema. La questione, come esempio dell’influenza delle lobby industriali sulle decisioni del governo che concernono gli imballaggi,  è ancora all’ordine del giorno, con il partito del lavoro Partij van de Arbeid, PvdA che ne ha fatto oggetto di un’interrogazione parlamentare ad inizio anno.
Sia la campagna prima citata Thirst for Good che altre iniziative proposte dalle aziende quando un governo paventa l’intenzione di introdurre un cauzionamento prevedono lo stanziamento di somme da parte dell’industria per sovvenzionare campagne di sensibilizzazione, operazioni di pulizia, approvvigionamento di contenitori per raccogliere rifiuti o di altri strumenti come telecamere per contrastare l’abbandono di rifiuti. E’ avvenuto in Olanda, nelle Fiandre e in diversi altri paesi ogni qualvolta che le responsabilità dell’industria venivano pubblicamente additate e si palesavano all’orizzonte possibili azioni governative di regolazione o contrasto al littering causato dagli imballaggi.
Peccato che per quanto concerne gli imballaggi tutte queste iniziative non abbiano mai, neppur lontanamente ottenuto i risultati che solamente il deposito su cauzione ha dimostrato di poter ottenere -e sul lungo periodo- come dimostrano tutte le esperienze in corso a livello internazionale. Il deposito su cauzione finalizzato al riuso dei contenitori (che è l’opzione preferibile realizzata entro confini geografici limitati),  o al riciclo,  è l’unico strumento efficace per realizzare un’economia circolare degli imballaggi che oltretutto si ripaga da sè.

(1)CDS models_Thirst for good