Le 10 Mosse

3) Sostituire gli imballaggi non riciclabili o difficilmente riciclabili. Il mix  design contemporaneo di diverse tipologie di imballaggi non tiene conto dei requisiti necessari per un riciclo eco-efficiente oltre che della tecnologia al momento disponibile  negli impianti di prossimità e nazionali. Per spingere i produttori ad impiegare imballaggi facilmente riciclabili (costituiti in monomateriale invece che in poliaccoppiato, e privi di parti difficilmente separabili che impediscono o complicano il riciclaggio), in alcuni paesi europei viene applicato un contributo ambientale modulato sul grado di riciclabilità.  Il gestore francese della raccolta degli imballaggi Ecoemballages ad esempio impone un contributo ambientale  più alto per la tipologia di imballaggi  definiti  ” perturbatori del riciclaggio ” La Germania ha allo studio un progetto simile che dovrebbe vedere la luce verso la fine del 2018. Oltre ai contenitori in poliaccoppiato come il tetra pack (riciclato in Italia solamente da due cartiere in Toscana e Veneto) tra gli esempi più ricorrenti di imballaggi complessi sotto l’aspetto del riciclo,  abbiamo:

A) Imballaggi in PLA (o acido Poli-lattico) –  E’ una bioplastica  potenzialmente riciclabile o compostabile, a patto che esista una filiera di raccolta sul territorio con impianti che possano effettivamente riciclare il materiale con metodologie meccaniche o chimiche. In Italia non sono reperibili informazioni circa impianti che trattino il PLA. E’ invece noto che il PLA conferito con la plastica finisce nel flusso del PET e rischia di contaminarne il riciclo, quando presente in percentuali oltre ad una certa quantità. I lettori ottici non sono ancora in grado di riconoscerlo e intercettarlo come scarto.

B) Etichette termotraibili “sleeves” – Rivestono tutto il contenitore in genere e vengono sempre più massicciamente  impiegate sia dal settore alimentare (succhi, oli) che della detergenza. Queste etichette colorate, applicate solitamente su bottiglie e flaconi in PET trasparente, devono essere rimosse perché creano problemi sin dalla fase di selezione automatica a lettori ottici degli impianti. Complicano infatti, sia il processo di riconoscimento del materiale del contenitore che la selezione automatica in base al colore (etichetta colorata su contenitore trasparente). Quando queste etichette vengono realizzate in PVC  i lettori ottici avviano i contenitori nel flusso delle plastiche miste. Nella pratica solitamente avviene che,  di qualunque materiale siano fatte le etichette, buona parte degli impianti di selezione conferisce questi contenitori “sleeverati” con  le partite di plastiche miste (plastic mix) con destinazione inceneritore o discarica. E’ in commercio una specifica macchina per rimuoverle dal costo di oltre un milione di euro di cui si è dotata solamente un’azienda di selezione e riciclo. Resta paradossale il fatto che si vada a creare un problema evitabile per poi intervenire con soluzioni che aumentano l’impatto economico e ambientale dell’imballaggio. Gestire contenitori sleeverati costa dai 2 ai 4 centesimi di dollaro in più per ogni 500 grammi di prodotto lavorato. Queste difficoltà vanno a peggiorare una situazione già piena di criticità per il settore negli USA come in Europa che vede raddoppiati in 10 anni i costi necessari per produrre riciclato in PET per il mercato.
C) Imballaggi in PET addittivati – Gli additivi che vengono impiegati sono composti esterni, coloranti, o opacizzanti che li rendono incompatibili con il riciclo e che quindi fanno si che altri contenitori di plastiche nobili molto richieste dai riciclatori si aggiungano al plastic mix.
Soluzione: se le bottiglie di plastica delle bevande fossero tutte di PET trasparente la riciclabilità sarebbe ottimale (evitando selezioni per colore e massimizzando il valore del materiale riciclato) ed è per questo motivo che in Giappone è consentito produrre solo bottiglie trasparenti. Lo dice in questo video il Ceo di Suez Jean-Luis Chaussade  intervenendo al dibattito Rethinking Plastics al World Economic Forum del gennaio 2016. Il piano di azione The New Plastics Economy Catalysing Action del 2017 delinea offre soluzioni a queste problematiche attraverso tre strategie: riprogettazione per gli imballaggi e i sistemi post consumo (raccolta, selezione, riciclo), riuso e riciclo.

4) Promuovere l’uso di contenitori a rendere anche attraverso l’applicazione del deposito su cauzione e con vetroindietrola partecipazione a progetti pilota territoriali realizzati in collaborazione con altri stakeholders. Per ridurre realmente  l’impatto ambientale ed emissioni di gas serra del settore del mercato dei  angel - refillbeni di largo consumo vanno radicalmente ripensati i cicli di vita di beni e servizi ( come recita la prima mossa).   La modalità del vuoto a perdere per tutti i tipi di contenitori, sempre ed ovunque, non è compatibile con un pianeta che ospiterà 9 miliardi di persone. refillAziende, enti locali, associazioni di categoria e ONG potrebbero dare vita a progetti territoriali a cominciare dai settori del vino, della birra e delle acque minerali qualora i decisori industriali di questi settori cessassero di opporsi. Un progetto pilota al centro di disegno di legge depositato a fine 2009 e presentato al Senato nel febbraio 2010 Vetro Indietro  non ha avuto alcun seguito.  La sperimentazione sul vuoto a rendere che dovrebbe partire nel 2018 non ha niente a che vedere con una reale adozione del vuoto a rendere poiché prevede il coinvolgimento del pubblico.

5) Utilizzare ove possibile materiale riciclato per realizzare prodotti e  packaging al posto di materia vergine. In attesa che venga introdotta in Italia plastica generataun sistema di reale incentivazione dei prodotti realizzati con materiali riciclati e a “filiera breve” (raccolta-riciclo-riprodotto) soggetti territoriali come aziende produttrici e del retail, associazioni di categoria e aziende di riciclo potrebbero collaborare alla creazione di progetti pilota di simbiosi industriale sull’esempio del progetto Ri-prodotti in Toscana che utilizza la plastica generata dal riciclo delle plastiche miste.

6) Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso. marcatura/etichettatura degli imballaggiTale informazione andrebbe posizionata sull’imballaggio accanto alle istruzioni sul conferimento per la raccolta differenziata. Il contributo ambientale che le aziende utilizzatrici di imballaggi pagano (per sostenere i costi della loro raccolta a fine vita) dovrebbe essere agganciato al grado di riciclabilità. Più alto quindi per gli imballaggi che non sono riciclabili. Per la plastica è stato lanciato a livello europeo un sistema chiamato Recyclass™ nel 2014 alla fiera Interpack.

(Presentazione scaricabile dal menu a sinistra in questa pagina – in *.ppt o *.pdf)

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